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Animus e Anima

19/11/20100

La donna-anima deve trovare il suo principio super-personale non in un ideale intellettuale, ma in un’esperienza più profonda della sua natura che la metta in contatto con la peculiare spiritualità della donna, col principio femminile stesso. Jung ha usato il vecchio concetto filosofico greco di Eros o della relazione psicologica per esprimere questo principio femminile contrapposto al Logos che è il principio maschile che presiede alla conoscenza.

L’uomo e la sua Anima

La donna-anima deve trovare il suo principio super-personale non in un ideale intellettuale, ma in un’esperienza più profonda della sua natura che la metta in contatto con la peculiare spiritualità della donna, col principio femminile stesso. Jung ha usato il vecchio concetto filosofico greco di Eros o della relazione psicologica per esprimere questo principio femminile contrapposto al Logos che è il principio maschile che presiede alla conoscenza.

Nella vita di tutti i giorni noi vediamo comunemente casi di sostituzione dell’io con un valore più alto. Il nuovo orientamento psicologico che ne deriva si manifesta in un certo cambiamento che ha luogo nell’atteggiamento della donna. Prendiamo per esempio il caso dell’ispiratrice, della “Musa”: i doni della vita confluiscono in lei, gli uomini l’hanno adorata, l’hanno innalzata su un piedistallo e le hanno attribuito una sapienza quasi divina. Come la donna-anima in generale, essa ha ben pochi atteggiamenti definiti o punti di coscienza che del resto non potrebbero che disturbare la proiezione dei contenuti inconsci dell’uomo. Come un profondo stagno d’acqua essa non fa che riflettere ciò che appare sulla riva; tuttavia l’uomo vede in lei immagini e figure ben determinate come a volte si scorgono immagini nelle nuvole e nel fuoco. E’ chiaro che quelle immagini non si presentano come nella materia plastica, ma mutevoli nei contorni e nelle forme, cosicché all’osservatore possa manifestarsi il senso di quelli che sono ancora simboli del suo inconscio. In tal modo nell’ispiratrice, perché è plasmabile e inconscia, l’uomo scorge il riflesso dei suoi pensieri inconsci e indefiniti che gli divengono accessibili solo attraverso l’agitarsi dell’istinto risvegliato dall’attrazione verso la donna. Gli uomini di solito non si rendono conto che le cose stanno così, e si ingannano sulla parte che la donna ha nella loro ispirazione. Essi le attribuiscono una funzione molto più attiva di quella che lei non sia normalmente capace di svolgere.

Certe donne però che hanno superato lo stadio egocentrico sono particolarmente adatte alla parte di ispiratrici per il contatto che hanno con le profondità del loro essere. La donna che ha raggiunto la coscienza è in grado di portare all’uomo amato le verità nascoste della vita, poiché vive in concreto la sua esperienza interiore; non potrebbe scrivere lei stessa il libro o dipingere il quadro che l’uomo crea mosso dalla relazione con lei, ma perché è in contatto con la sua verità interiore, che è verità di vita e di relazione, può aprirgli la strada. Questa donna non appartiene alla categoria di quelle che non sono altro che anima e che hanno il solo movente inconscio di trattenere l’uomo; al contrario essa dà del suo sé perché è un’anima “redenta”, redenta dalla schiavitù degli istinti biologici e dei motivi egoistici. […]

Nella relazione con una donna ispiratrice l’uomo trova l’ispirazione a creare. Per lui frutto dell’amore è l’ispirazione. Spesso egli si attende che lei guardi alla sua opera sotto questa luce. Ma se farà così, essa volgerà la sua attenzione alla cosa, al frutto della relazione, e manterrà la relazione con il fine di ottenere certi risultati, e questo è un atteggiamento di potenza: vuol dire che essa non cerca appagamento alla buona fonte, perché per lei frutto dell’amore e sua creazione è la relazione, ed è in questa che deve trovare soddisfazione e pienezza, non in un qualunque bene che possa derivarne; il valore sovrapersonale per lei è la relazione. […]

La donna e il suo Animus

La leggenda e il mito riconoscono nell’amore l’esistenza del fattore illusione o magico. L’amore si impadronisce degli amanti per effetto di un filtro magico: se l’uomo e la donna lo bevono, ha luogo un reciproco transfert animus-anima: così è nel Tristano e Isotta. Però, quantunque i due si amino dello stesso amore, questo amore non può vivere nel mondo reale ed essi devono fuggire la realtà, perdere l’onore ed ignorare i doveri verso il re Mark. Se è uno solo a bere il filtro, la droga serve probabilmente a ridurre in proprio potere la vittima, come nel Crepuscolo degli Dei, dove Sigfrido viene trascinato al disonore e alla morte.

Questo transfert è molto comune. La donna si innamora, è entusiasta dell’uomo; la forza dei suoi sentimenti è prepotente e indubbiamente sono in gioco potenti energie. Ma lo strano è che non accade mai nulla; la situazione cade sempre nel banale. La carriera del principe azzurro è di breve durata; certamente l’uomo ne sarà lusingato e forse trarrà anche vantaggio dall’atteggiamento della donna. Ma presto o tardi la disillusione si fa strada; l’incantesimo è rotto, il fascino finito; ed egli ritorna ad essere un comune mortale. Dopo poche settimane e forse solo pochi giorni, la storia si ripete. Un altro uomo si affaccia all’orizzonte per divenire l’eroe di un’ora. La donna torna a prender fuoco alla fiamma dell’animus. Forse il nuovo episodio sarà più soddisfacente, forse sarà più vicino alla realtà e durerà più a lungo, ma è sempre destinato al fallimento. Una nuova e pur sempre uguale proiezione verrà a sostituire la precedente. La donna sembra legata ad un destino che la trascina in una serie senza fine di proiezioni per obbedire ad una delle leggi più importanti del suo essere, la necessità cioè di trovare il suo animo: l’animus. […]

L’animus, sia nella forma di principe azzurro, che in quella di proiezione su di un essere vivente e di visione di sentimenti interni, è sempre importante, in quanto in questo modo i valori potenziali che normalmente sono nascosti e fuori portata nelle profondità dell’inconscio, tratti dal loro assopimento, diventano valori coscienti. I nostri progetti di regola vanno al di là delle nostre possibilità. Nondimeno, proprio nel momento in cui i valori dell’animus vengono portati alla luce, si sprigiona sempre un’energia vitale, che per lo più prende la forma di moti sentimentali. Molto più spesso però le acque agitate si chetano prima che si possa stendere la mano sul tesoro e impadronirsene; e anche quando la donna riesce ad afferrarlo, forse troverà questo tesoro ancorato nelle profondità primordiali più saldamente di quanto non supponesse e correrà il rischio di essere inghiottita se non sarà prudente e non lascerà andare per il momento la presa.

Diviene dunque urgente rispondere alla domanda se vi sia un modo col quale portare nella realtà i valori dell’animus per rafforzare la personalità cosciente. Esiste una tecnica con cui l’amante ombra possa trasformarsi in una tensione psicologica, che serva alla donna a mettere in relazione il mondo della coscienza e quello dell’inconscio? […]

L’essere innamorate di un uomo su cui abbiamo proiettato valori del’animus è felicità e ebbrezza: egli è il nostro bell’ideale, la nostra anima gemella. Analizzare e capire che ciò è una illusione psicologica e non un angolo di paradiso sula terra richiede coraggio e l’essere disposti a pagare un caro prezzo. Il prezzo che paghiamo consiste nell’assumere consciamente la responsabilità delle nostre azioni. […]

Una donna che si innamora di un uomo sul quale ha proiettato l’amante ombra, potrà liberarsi del predominio dell’animus solo quando avrà allontanato dal suo amore ogni elemento di transfert e avrà annodato un reale rapporto psicologico con l’uomo amato. In una normale situazione sociale, quando donna e uomo sono attratti l’un l’altro per una mutua proiezione anima-animus, è possibile sciogliere i valori proiettati basando la relazione sulla realtà e non sull’illusione dei valori trasferiti.

Brani tratti da La strada della donna, di Esther Harding, ed. Astrolabio, 1942

Esther Harding è stata allieva diretta di Jung e ha praticato la professione di analista fino all’anno della sua morte, nel 1971. Si è interessata allo studio del principio femminile così come si è manifestato nei miti e nelle leggende.

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