Ascoltare le nostre emozioni “negative”

di admin

Potrebbe sembrare un paradosso dire che le cose “cattive” o “oscureche ci appartengono, sono in realtà delle qualità. Tuttavia, le parti di noi, le emozioni e i sentimenti contro cui lottiamo più strenuamente, sono spesso le nostre maggiori fonti di emancipazione e di forza.

Lungi dal voler promuovere un tipo di visione simile al cosiddetto “Pensiero Positivo” all’americana, basta prendere atto che oggi risulta sempre più difficile costringerci a falsi stati di positività. In un momento storico e sociale come quello che stiamo vivendo, le nostre emozioni “negative” stanno venendo più facilmente in superficie, e non possono più essere ignorate. Vediamo rabbia e dolore traboccare nella sfera sociale e politica, e non c’è da meravigliarsi se molti di noi restano bloccati nell’apatia, nel pessimismo e in ogni tipo di distrazione. La vita ci sta sfidando in questo momento e il primo passo necessario è riconoscere effettivamente che stiamo soffrendo. Sembra una cosa piuttosto semplice da fare, eppure tante persone scelgono di combattere i propri sintomi e le proprie emozioni piuttosto che provare ad averne una maggiore consapevolezza.

In realtà, molti sfuggono alle emozioni e ai sentimenti scomodi, e così facendo perdono l’occasione di accogliere le emozioni dolorose e represse, ascoltare ciò che hanno da dire, e attraversarle per diventare più forti e più “umani”. È comprensibile voler vincere il dolore ma la sofferenza mentale ed emotiva non è qualcosa da combattere e sconfiggere semplicemente. Le emozioni spiacevoli vanno ascoltate e rispettate, e non possiamo e non dobbiamo fare la guerra contro quelle stesse emozioni che stanno cercando di avvisarci che c’è un problema e di guidarci verso una soluzione.

Certamente una trasformazione non è un processo né esaltante né facile, anche se a volte ci piace immaginarci come degli eroi che combattono una battaglia. Questa visione rende affascinante l’idea del cambiamento e della trasformazione, come fosse una storia epica da poter raccontare in giro, ma la vera guarigione non sempre è un processo lineare, piacevole o emozionante. Non è una lotta cavalleresca ma un processo più morbido e intuitivo, che passa anche attraverso tempi lenti e atti apparentemente piccoli come leggere, riposare, piangere.
La vera
trasformazione di sé (o forse potremmo dire: in sé) presuppone anche l’andare anche contro ciò che la società, la famiglia o il nostro sistema culturale si aspettano da noi; presuppone che abbandoniamo l’idea che ci eravamo fatti di noi stessi e di come debba essere la nostra vita. Il processo di trasformazione ci impone a volte di essere goffi, di restare a casa il sabato sera, di intraprendere viaggi solitari o di fare altre cose che non sempre possiamo spiegare ad altre persone. La guarigione richiede impegno, disponibilità a essere vulnerabili e una radicale fiducia in un “me stesso” che ancora non ci è dato di conoscere bene.

Le emozioni sono messaggeri che spesso ignoriamo, che giudichiamo severamente e di cui cerchiamo di sbarazzarci, ma in realtà le nostre emozioni negative sono dalla nostra parte, non contro di noi. Non sono qualcosa da combattere o aggiustare, allo stesso modo in cui non ci verrebbe mai in mente di combattere o riparare il nostro sistema immunitario mentre cerca di scongiurare un’infezione.
C’è un approccio molto più funzionale e morbido alla nostra sofferenza: innanzitutto, entrare in contatto con le nostre emozioni, anche con quelle più negative e spiacevoli. Ascoltarle, lasciarle parlare, cercando di comprendere intimamente qual è il motivo per cui sono venute a trovarci. Ogni volta che avvertiamo segnali spiacevoli arrivare alla nostra coscienza, non importa quali siano, dovremmo fare in modo da fermarci e porci in una posizione di ascolto. Porsi in ascolto facilita e velocizza il processo di guarigione e di trasformazione. Quando le nostre emozioni ricevono ascolto e attenzione, non perdono tempo a rivelare ciò che realmente vogliono dirci, qual è il messaggio che sono venute a portarci.

Forse quell’emozione di disagio è venuta a dirci che abbiamo semplicemente bisogno di più tempo per riposare, o invece è venuta a svelare un messaggio ben più importante, forse che non stiamo più bene nella relazione con il nostro partner o sul lavoro. Che il messaggio sia grande o piccolo, che sia più o meno importante, se ascoltiamo, la guida che ne riceviamo ci aiuterà a cambiare la nostra vita e lenirà i sintomi che prima tanto ci impressionavano.

In un certo senso, il nostro malessere si mostra per svegliarci, viene a scuoterci per tentare di aiutarci, e per questo possiamo essergliene ragionevolmente grati. I sintomi sono una guida e un campanello di allarme, ci avvisano di ciò che nella nostra vita non è profondamente allineato con ciò che davvero siamo e desideriamo. Una volta che iniziamo a notare come le nostre emozioni ci guidano sottilmente verso le soluzioni, diventa molto più facile fidarsi di loro.

A volte ci accorgiamo che abbiamo sprecato la maggior parte del nostro tempo cercando di arrivare ad avere una vita “perfetta”: cerchiamo magicamente di arrivare in un luogo ideale in cui non abbiamo problemi emotivi o fisici, e ci illudiamo che questo ci renderà felici. Ma quella della vita perfetta è appunto solo un’illusione, che provoca frustrazione e altra inutile sofferenza. Ha senso invece impegnarci a lungo termine con noi stessi, ovvero decidere di prenderci cura di noi e delle nostre vite, a prescindere da cosa potrà accadere. Provare ad avere un minimo di fiducia nella vita e nello scorrere del tempo, con la chiara consapevolezza che alcuni dolori non potremo risparmiarceli, e che a volte non esisteranno soluzioni facili o veloci, e che ci toccherà comunque fare la nostra parte.

Prendendo questo impegno con noi stessi, la guarigione da un certo tipo di sofferenza scaturita dalla non accettazione delle nostre stesse emozioni e dai messaggi che queste recano con sé, può avvenire più velocemente e con più gioia e facilità durante tutto il processo. Proviamo a smettere di resistere alle nostre stesse emozioni e a ciò che viene a trovarci di noi stessi sotto forma di “negativo”. E se le nostre emozioni non fossero qui semplicemente per ferirci? Se volessero indicarci la strada migliore per andare avanti?

 

La Redazione

Potrebbero piacerti

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.