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Abbiamo due cervelli

27/10/20071

ABBIAMO DUE CERVELLI: UNO IN TESTA E UNO IN PANCIA
La rivoluzionaria scoperta del cervello addominale: ricorda, ha nevrosi e domina il “collega” più nobile.

Ci accorgiamo solo del cervello nella testa perché è sede della coscienza, ma
– come si usa dire – a decidere è spesso la pancia, o meglio, i centri nervosi lì appena scoperti.

a strada del cibo dallo stomaco all’ano è lunga: prima 30 cm di duodeno, poi 5 metri di intestino tenue, infine 1,5 m d’intestino crasso. Per dirigere le 4 fasi della peristalsi serve un secondo cervello.
Il cervello (della testa) invia poche informazioni al sistema nervoso intestinale che è in gran parte indipendente. Il 90% delle informazioni va dal basso verso l’alto, dall’addome al cervello.

Nella parete intestinale si nascondono due strati sottilissimi di un sistema nervoso complesso, il secondo per grandezza dopo quello della testa. Questi strati avvolgono il tratto digerente come una calza a rete. In questo modo possono coordinare i movimenti del “riflesso peristaltico” che fa avanzare il cibo nell’intestino.

II meccanismo può essere riassunto così: i neuroni nella parete intestinale sentono dove si trova un boccone di cibo (bolo) perché vengono stiracchiati dalla massa in transito. In seguito a questa “percezione”, le cellule “enterocromaffini” secernono serotonina, proteina che stimola le cellule nervose nel “plesso sottomucoso”. Queste , a loro volta inviano segnali alle cellule muscolari che si attivano, dilatando e contraendo l’intestino.

Se il riflesso peristaltico viene inibito, per esempio per poca serotonina, si ha la stitichezza, al contrario un’eccessiva stimolazione dovuta a troppa serotonina, provoca diarrea.

II cervello addominale ha anche il compito di passare informazioni alla testa. In parte si tratta di segnali evidenti, come il vomito in caso di avvelenamento. Ma molti altri messaggi sarebbero spontanei, legati alle emozioni, e impercepibili alla coscienza: inconsci.

n tutte le culture, nei modi di dire, nel senso comune, la pancia è tradizionalmente la sede principale (più del cervello) dei sentimenti e delle emozioni. Ma fino a oggi per gli scienziati era un semplice tubo governato da riflessi; e per la maggior parte dei cittadini del mondo occidentale solo la parte più prosaica, viscida e rumorosa del corpo umano.
Finché a qualcuno non è venuto in mente di contare le fibre nervose dell’intestino. E ha così scoperto che i modi di dire si basavano su una realtà scientifica: nella pancia c’è un secondo cervello, quasi una copia di quello che abbiamo nella testa. Non serve solo alla digestione. Come il cervello della testa anche quello addominale produce sostanze psicoattive che influenzano gli stati d’animo, come la serotonina, la dopamina, ma anche oppiacei antidolorifici e persino benzodiazepine, sostanze calmanti come il valium.

Anche il collega “di sotto” soffre di stress e nevrosi
Il cervello addominale, insomma, lavora in modo autonomo e invia più segnali al cervello “nella testa” di quanti non ne riceva da esso. Aiuta a fissare i ricordi legati alle emozioni. Può ammalarsi, soffrire di stress e sviluppare proprie nevrosi. Prova sensazioni, pensa e ricorda. E aiuta a prendere decisioni.
Che bisogno c’era di due cervelli? “Nella scatola cranica tutto non ci stava” spiega Michael Schemann, docente di fisiologia alla facoltà di veterinaria di Hannover (Germania). “Per far passare i collegamenti col resto del corpo il collo avrebbe dovuto avere un diametro enorme. E poi, appena dopo la nascita, il néonato deve mangiare, bere e digerire: meglio che queste funzioni fondamentali siano autonome”.
Durante la formazione dell’embrione, quindi, una parte delle cellule nervose viene inglobata nella testa, un’altra va nell’addome: i collegamenti fra i due sono tenuti dal midollo spinale e dal nervo vago. Al secondo cervello sono affidate le “decisioni viscerali”, cioè spontanee e inconsapevoli: ha quindi un ruolo importante nella gioia e nel dolore.

Per studiare questo secondo cervello è nata una nuova scienza, la neurogastroenterologia. Le basi le ha gettate, a metà dell’800, Leopold Auerbach, un neurologo tedesco, che, osservando al microscopio 1’intestino notò due strati sottilissimi di cellule nervose tra due strati di muscolo. E scoprì che questa specie di calza a rete avvolge tutto il tratto digerente, fino al retto.
Stesse cellule, stessi principi attivi e ricettori: sono quasi identici
A che cosa servono? si chiese Auerbach. Allora dell’intestino non si sapeva molto se non che estrae l’energia dal cibo. Di qui nell’arco di una vita passano più di 30 tonnellate di alimenti e 50 mila litri di liquido. Il cuore, al confronto, è una pompa primitiva. Una volta masticato in bocca e intriso di succhi gastrici nello stomaco, il boccone, divenuto chimo (cioè poltiglia), viene compresso nel duodeno, il primo tratto dell’intestino lungo 30 cm. Qui affluiscono le secrezioni del pancreas e della cistifellea i cui enzimi scompongono il chimo in molecole piccolissime. Poi il chimo passa nell’intestino tenue, lungo fino a 5 metri, dove avviene la digestione. Il cibo sminuzzato, i grassi, i carboidrati e le proteine vengono assorbiti nei vasi sanguigni e linfatici da miliardi di piccoli villi che tappezzano le pareti. Dopo 1’intestino tenue, c’è il crasso, lungo 1,5 metri: serve a riassorbire i 9 litri di liquidi necessari alla digestione. Le pompe molecolari del crasso assorbono quest’acqua e la restituiscono all’organismo. Alla fine del viaggio i residui di cibo, le cellule morte e i microrganismi vengono spinti verso 1’uscita, l’ano, grazie a un robusto fascio muscolare.
La rete di cellule nervose intravista da Auerbach è la centralina di gestione e di controllo: non si limita ad analizzare la composizione del cibo e a coordinare i meccanismi di assorbimento e di escrezione. Comanda anche la velocità del transito e altre funzioni grazie all’equilibrio tra neurotrasmettitori inibitori ed eccitatori, ormoni stimolanti e secrezioni protettive.
Quella che per noi è solo una bistecca, per il cervello addominale è una realtà fatta di milioni di sostanze chimiche da analizzare, per decidere sé si tratta di elementi da assorbire, di un veleno o di un microrganismo da tenere a distanza.
Perché il cervello dell’addome è anche 1’organizzatore del fronte contro gli invasori. Il suo compito principale è sovrintendere alla superficie più grande del corpo umano in contatto con 1’esterno.

È la parte più estesa a contato con l’esterno: siamo cavi.
“All’interno siamo cavi” dice Michael D. Gershon, neuroscienziato della Columbia University di New York “il corpo viene a contatto con 1’esterno non solo attraverso la pelle ma anche attraverso la parete dell’intestino. Un tunnel così ben costruito da consentire al1’ambiente circostante di attraversarci senza farci alcun danno”.
Nel1’intestino infatti abitano circa 500 specie di esseri potenzialmente letali. Addirittura metà delle feci è fatta di batteri morti. Per questo le pareti dell’intestino devono essere la difesa più efficiente dell’organismo. Così si spiega perché vi si trovino il 70% delle cellule del sistema immunitario. E se nell’addome penetrano veleni, il cervello addominale avverte il cervello della testa che reagisce con una strategia prestabilita: vomito, crampi e diarrea.
Se il veleno è identificato precocemente viene eliminato dall’alto, per la via più breve. Se invece è già a mezza strada, entra in gioco il riflesso peristaltico. È fatto di contrazioni ondulatorie della parete muscolare dell’intestino, che spingono il contenuto dalla bocca verso 1’ano. Queste contrazioni sono sincronizzate dal cervello addominale, stimolato dalla pressione sulle sue pareti. Basta che un boccone di cibo dilati un segmento dell’intestino, che le cellule nervose iniziano a secernere neuromediatori, cioè proteine che sono il linguaggio chimico delle cellule nervose, che inibiscono o eccitano le cellule muscolari responsabili del riflesso.
Se predomina 1’inibizione, 1’intestino si ferma: è la stitichezza cronica e le feci si fanno dure perché stando tanto tempo nel crasso vengono disidratate. Se invece predomina 1’eccitazione il trasporto accelera fino alla diarrea, perché è tanto veloce da non dare tempo al crasso di riassorbire i liquidi.
In genere più si penetra nell’apparato digerente, più debole diventa il controllo del cervello nella testa.
La bocca, parti dell’esofago e lo stomaco si lasciano ancora dire qualcosa da lassù.
Dopo il piloro, la regia passa alla pancia.
Gershon si innamorò del cervello addominale quando era studente, apprendendo che la serotonina, un neuromediatore, influiva sugli stati d’animo e Scoprendo poi che il 95 % della serotonina è prodotta dalle cellule nervose dell’intestino ed è responsabile anche del riflesso peristaltico.
Quando la pancia si irrita” combina un sacco di guai
Nessuno prese sul serio Gershon fino al 1981 quando l’australiano Marcello Costa dimostrò che le cellule nervose dell’intestino producono serotonina, che nel frattempo si era rivelata uno dei tanti neuromediatori del sistema nervoso. Ma non è 1’unica sostanza secreta dal cervello addominale, che è un’enorme fabbrica chimica perché produce una quarantina di neuromediatori con i quali comunica attraverso il cervello della testa.
Le cellule di entrambi i cervelli infatti parlano la stessa lingua chimica. E questo spiega perché spesso nei malati di Alzheimer e di Parkinson si riscontra lo stesso tipo di lesioni in entrambi i cervelli. E perché i farmaci psichiatrici agiscono anche sull’intestino e quelli gastroenterici anche sul cervello. Un ormone gastrico, la seeretina, viene sperimentato nella terapia dell’autismo, una malattia psichiatrica. Un anti-emicrania seda gli intestini iperattivi. Gli antidolorifici calmano alcune infiammazioni del tratto digerente. E alcuni antidepressivi agiscono sull’umore cerebrale, ma anche sul cervello addominale causando diarrea o stitichezza.

L’ultima terapia in sperimentazione contro il colon irritabile è frutto degli studi sul cervello addominale. Di colon irritabile soffre il 20% della popolazione: causa dolori all’addome, evacuazioni irregolari, accumulo d’aria nell’intestino. Non si sa perché il colon di questi pazienti funziona male. Il colpevole, secondo Schemann, è il cervello addominale. Oppure cervello alto e cervello basso non si intendono, e lo stesso avverrebbe in una cinquantina di altre malattie.
Gershon sostiene che il cervello addominale è soggetto a nevrosi. La comunicazione tra i due cervelli è comunque dominata da quello nella pancia. È da qui che parte, diretto alla testa, il 90% dei messaggi. La maggior parte di questi messaggi sono inconsci, cioè avviene senza che noi ne prendiamo coscienza. Li percepiamo solo quando sono segnali di allarme che scatenano reazioni di malessere.
I depressi sentono tutti i movimenti de! loro intestino
Emeran Mayer, docente all’Università della California, ha scoperto che una parte dei messaggi del cervello addominale arriva nel sistema limbico, posto al centro del cervello della testa. Questa area ha il compito di elaborare i segnali negativi e reprimere le sensazioni spiacevoli. “È un po’ come il fenomeno del maglione che pizzica” spiega Mayer “dopo un po’ non lo si avverte più”.
Gli stimoli provenienti dall’intestino vengono percepiti solo se superano una soglia piuttosto alta, mentre chi soffre di colon irritabile, secondo Mayer, avrebbe una soglia più bassa e avvertirebbe ogni movimento intestinale. “Anche i depressi e gli ansiosi hanno alterazioni simili” dice Mayer.
Perché si abbassa la soglia? Forse per lo stress.
Se il cervello della testa percepisce tensione e paura, chiama a raccolta le cellule del1’intestino che producono sostanze irritanti come 1’istamina. Questa proteina a sua volta attiva le cellule nervose del tubo digerente che fanno contrarre le cellule muscolari: ecco spiegati crampi o diarrea.
Il segnale d’allarme va poi al cervello della testa che lo ritrasmette verso il basso e così via. Se1’ansia non cala, il cerchio si chiude e i sintomi si cronicizzano.

Gli stress del passato restano impressi anche nella pancia
Il cervello addominale sarebbe addirittura dotato di memoria che per fissare i ricordi usa le stesse molecole del cervello della testa: gli stress del passato si stampigliano così nel cervello e nell’addome, dice Schemann, rendendo l’asse cervello-addome ipersensibile per tutta la vita. E questo spiega perché i bambini che soffrono di coliche nell’infanzia hanno in genere un rischio maggiore di diventare adulti sofferenti per il colon irritabile.
Anche i topi esposti da neonati a situazioni stressanti sono adulti ipersensibili, con sintomi intestinali simili a quelli da colon irritabile.
E il 40 per cento dei pazienti con colon irritabile soffre in genere anche d’ansia e depressione.
Che malinconia e paura nascano allora nell’intestino?
“I nostri risultati dicono che, così come la fame e la sazietà influiscono sull’umore, nel cervello addominale si può celare 1’origine di altri stati d’animo, e tra questi anche la classica depressione” sostiene Mayer. Queste ricerche sono però ancora agli inizi.
Ogni volta che l’intestino si contrae ed emette serotonina o altri neuromediatori le informazioni viaggiano lungo il nervo vago fimo al cervello della testa. Dove vengono tradotte in malessere o allegria, stanchezza o vitalità, umore buono o cattivo.

Anche la pancia sogna durante la fase REM del sonno
“Possiamo perfino dire che il cervello addominale pensa” dice Schemann. “È organizzato in modo funzionale, lavora con una serie di circuiti, è in grado di registrare stati diversi e di reagire autonomamente: insomma possiede tutto ciò che serve a un sistema nervoso integrativo”.
Quello che è certo è che 1’addome crea 1’atmosfera per la testa. La testa è la “banca delle emozioni” che raccoglie tutte le reazioni e i dati, soprattutto nella corteccia anteriore, dietro la fronte, particolarmente legata all’addome.
Il cervello dell’addome insomma racconta la sua versione al cervello della testa, crea il suo “profilo emotivo” e prepara un “letto di sensazioni”, anche per la notte. E infatti, durante la fase r.e.m. del sonno, quando produce onde dolci e si popola di sogni, anche le viscere iniziano a ondeggiare grazie alla serotonina. “E dopo un pasto pesante non si fanno forse brutti sogni?” si domanda Mayer.
Con queste onde il cervello della testa fissa i ricordi con il loro carico di emozioni.
Più saranno fissate le emozioni, migliori saranno le decisioni della volta successiva.

“Nei prossimi anni potremmo scoprire che il cervello dell’addome e la matrice biologica dell’inconscio. Una scoperta importante per gli uomini quanto quella di Copernico sul sistema solare” sostiene Gershon.

IL SECONDO CERVELLO – da Focus n.3/2001

One comment

  • Serafino Franco Vernucci

    25/09/2021 at 6:33

    Quindi l’inconscio e’ nell’addome ?

    Reply

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