Riconoscere quando è tempo di lasciar andare

di admin

Chiudere una relazione non è mai una cosa che si affronta a cuor leggero, ma imparare a cogliere il tempo giusto per concludere una storia spesso può fare tutta la differenza tra il conservare un bel ricordo del sentimento vissuto e il trascinare una relazione stagnante trasformandola in un’esperienza da voler dimenticare. Come il musicista che si esibisce sul palco sa che la melodia che suona deve avere un ritmo ed una durata tale da essere ricordata con piacere, così ci si dovrebbe congedare al momento opportuno, prima che una bella melodia d’amore diventi un suono distorto suonato da mani troppo stanche.

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Lo racconta bene lo psicanalista Hanns Sachs, amico di Freud, quando dice: “Sono pressochè convinto che nessuno sia ancora riuscito a prender commiato al momento giusto. A volte può accadere <<troppo presto>>, ma di norma si continua a credere che sia troppo presto finchè ci si accorge che è ormai troppo tardi. Il luogo comune che esorta a <<ritirarsi dal gioco con la vincita in tasca>> non serve a nulla. Ci si rende conto infatti dell’entità della vincita solo quando si comincia a perdere, perchè non esiste un punto d’arrivo assoluto, e ogni vincita induce a sperare in un’altra ancor maggiore. Se dunque ci è impossibile cogliere il momento opportuno, dobbiamo almeno imparare a riconoscere, ad accettare i primi sintomi che il limite è stato superato. Uno, fra essi, è quello decisivo in assoluto, benchè gli uomini in genere non nutrano sufficiente rispetto per se stessi da accettarlo: non appena si ha la certezza che prima o poi arriverà la fine, essa è già giunta e tutto ciò che verrà dopo non sarà che un epilogo. (Le relazioni in cui già all’alba si intuisca il tramonto non rientrano nel caso in esame; quando il sentimento cede sin dall’inizio al senso pratico, ogni consiglio è superfluo.)

(…) La cosa peggiore non sono gli sguardi carichi d’odio e le parole offensive, nè le scenate e le false riconciliazioni; quel che è peggio è che le ore spiacevoli cancellano quelle piacevoli. Così, nel vano sforzo di prolungare l’amore oltre la sua naturale durata, se ne distrugge il meglio, il profumo del ricordo, strappando in tal modo l’unico filo che potrebbe resistere a ogni separazione. È un grave errore pensare <<che le cose debbano finire da sole>>, e che quindi una paziente attesa possa risparmiarci qualche amarezza. È vero il contrario: i tormenti condivisi creano vincoli ben più tenaci della felicità e del piacere, soprattutto se siamo noi a procurarceli vicendevolmente. Chi vuole preservare a tutti i costi il prato verde dell’amore per goderne più a lungo, lo troverà l’indomani disseccato e sfiorito. L’amore conosce solo il presente, e non esistono libretti di risparmio per i giorni di carestia che incombono.”

 

La redazione di Psicoterapia-Corporea

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