Wilhelm Reich: la morte dell’amore

di admin

Roninger era il cognome della madre. Roner, Walter Roner fu il nome che Reich usò in un albergo in attesa della sentenza definitiva che lo costringeva al carcere per oltre due anni. Roninger … Roner, questa discreta assonanza fra nomi forse, racchiude quello che era rimasto nel cuore dell’uomo dell’antico amore e quindi degli antichi conflitti con la madre, della madre traditrice che forse si fa trovare fra le braccia del tutore, e, che, dopo che Wilhelm riferisce al padre la circostanza, si toglie la vita per la vergogna, forse. Due tradimenti in così breve spazio.

Due grandi tradimenti che trascinano il piccolo Wilhelm in una catastrofe di sensi di colpa. Dopo quattro anni anche il padre morì e nel frattempo il fratello Robert, di due anni più giovane, si ammalava di tubercolosi. Nel frattempo scoppia la guerra e lui va sul fronte italiano, uno dei più cruenti, forse, cerca invano la morte in battaglia; passa anche la guerra, inizia a studiare prima Legge, ma poi opta per Medicina e ottiene la laurea molto velocemente. Nel frattempo deve sopravvivere alle avversità e sopravvivere a se stesso; aiutare il fratello che morirà nel 1926 all’età di ventisette anni. Cerca rifugio e soluzioni anche nell’Analisi, come anche nell’amore di una donna, di un’altra donna da cui avrà due figlie femmine e comincia ad elaborare in quest’epoca le sue personali teorie sessuali anche se si sente attratto enormemente da Sigmund Freud, Eros e Thanatos.

Eros in quanto vicino a Thanatos, ricerca di qualche cosa che fosse unguento per l’anima, per le anime, unguento capace di non far sentire più dolore, angoscia, panico. Ma anche tanta rabbia, rabbia per cui gli viene facile anche lo studio e la ricerca medica nel settore della psichiatria.

Cosa può aver spinto Cecilie Roninger fra le braccia del precettore? Cosa la spinge così lontana da lui? Cosa può spingere una donna ricca e benestante a tradire tutti? Wilhelm cerca nel lavoro, nella ricerca, nello studiare tutta la vita la soluzione. Alla fine nella lontana America degli Stati Uniti liberi trova le braccia spalancate del carcere; qui nessuno di noi è giudice però vi sono vicende altrettanto vicine come quella di Giordano Bruno che vedeva senza lenti o cannocchiali, vedeva con gli occhi della mente, dell’intelligenza, della scienza e della ricerca e della verità e solo per questo fu bruciato vivo. Anche Einstein ebbe paura di Reich, non ebbe il coraggio o non volle entrare dettagliatamente in quello che pian piano Reich gli andava proponendo. (Chissà, forse ne ebbe paura). O forse si era convinto già che era meglio stare zitto.

L’esperienza dell’amore richiama in maniera quasi imprescindibile un tipo di comunicazione che nella sua sincerità esprime anche il massimo della menzogna. Von Goethe era amato particolarmente da Freud che amava particolarmente questa citazione: “quel che di meglio puoi sapere, a quei ragazzi non riesci a dirlo”. Mai come nella dimensione amorosa c’è una reale impossibilità di rendere evidenti agli altri ciò che rimane, in fondo, oscuro e ambivalente anche per noi, perché infarcito di contraddizioni, di colori complementari che lo rendono mutante, indefinibile. Allora si rimane imprigionati nell’inadeguatezza della parola, e la bugia diventa un compromesso fra la propria realtà interna, inesprimibile e quindi non comunicabile, e il desiderio di mantenere quel rapporto senza il quale non si può più vivere ma il piccolo Wilhelm non è ambiguo né ambivalente, corre dal padre a dire ciò che ha visto. Pur non avendo il limite di un giudizio che molto spesso è un pre-giudizio potrebbe questo essere associato all’Edipo, quell’Edipo precocemente abbandonato che ci permette di approfondire la tematica relativa all’esperienza dell’abbandono, e dai vissuti legati a questa paura atavica cresciuta insieme a noi sin dall’infanzia, e che ritorna ogni qualvolta instauriamo una relazione significativa con un altro. L’amore sembra che si manifesti nel mondo, ma non sembra appartenere al mondo: gli esseri umani ne hanno paura. Margherita Yourcenar affermava: “soltanto le persone che amiamo possono farci soffrire con la stessa intensità con cui le amiamo.”

Reich aveva precocemente capito che l’esperienza sessuale è veramente l’espressione più forte che abbiamo del nostro essere soggettivi, e la nostra specificità che prepotentemente emerge. È anche il modo più drammatico di avvicinarsi ad un’altra persona, perché l’ambito del sesso umano, diversamente da quello animale, è sempre stato limitato da divieti; esso non ha conosciuto la libertà della natura e tutti noi siamo portatori di queste interdizioni, magari inconsapevolmente. Si crede o ci si illude di aver raggiunto una certa libertà ma poi si cade pesantemente se ci si pone a confronto di quella che potrebbe essere seriamente una libera espressione dei sensi. Reich probabilmente aveva chiaro che l’arte di amare e l’erotismo a volte coincidono con la trasgressione. La trasgressione a volte ha a che fare con il tradire per esempio tradire regole sociali, tradire regole religiose, tradire un formalismo accattivante e nel suo prosaicismo carrieristico. La spinta della carne è allora il modo più drammatico di avvicinarsi all’altro perché il mio avvicinamento deve confrontarsi con il divieto che grava su quel modo di esprimersi. Ancor più che in un rapporto a livello psicologico concesso a tutti, ci sono delle remore alla possibilità di una conoscenza che include la sessualità, perché questa conoscenza implica anche una trasgressione.

L’erotismo è per eccellenza la modalità che gli esseri umani hanno sviluppato per imparare a infrangere i divieti; potrebbe essere identificata con il trionfo dell’uomo sul divieto. In Reich l’erotismo “banalmente” venne confuso con la pornografia, che è qualcosa di profondamente diverso. Nell’erotismo come in altri momenti della sua esistenza l’uomo va verso situazioni ottimali anche nella dimensione sessuale, che è il coronamento dell’incontro ma non solo, incontro che può diventare sviluppo, accrescimento, acquisizione di un carattere ancor più umano grazie alla dimensione erotica. In questa nuova modalità di approccio all’altro noi non siamo più spettatori ma diventiamo soggetti del piacere che viviamo. Diventando soggetti soprattutto coraggiosi si riesce a infrangere quel muro di proibizioni di varia natura per sviluppo, sviluppo inteso come crescita dell’erotismo e il comprendere che l’espressione dei sensi non vive solo di divieti non si alimenta solo di ciò che è proibito ma comprende che la sessualità umana che non è mai completamente istintiva, inconscia e naturale come quella animale ha una diversa diversificazione perché ha qualcosa in più che si chiama: immaginazione, così si è capaci di vivere un’esperienza nuova dal punto di vista sessuale non più iscritta nella paura, nella rabbia, nell’ansia, nel senso di colpa ma iscritta nella propria istintività libera da questi sentimenti e quindi eletta al livello psicologico.

In conclusione anche oggi quando si parla di Wilhelm Reich si sentono quasi esclusivamente commenti circa la sua presunta follia. Praticamente è come se fosse rimasto solo questo di lui, a parte, il suo influsso sul movimento di liberazione sessuale degli anni che vanno dall’inizio degli anni ’60 a tutti gli anni ’70. Sembra che l’establishment abbia per screditare una persona scomoda nel tempo usata la metodica dello screditare oltre a quella di farla passare per malato di mente. Tutto quello che un folle dice o fa, naturalmente, non ha alcun peso. Quando era in vita i suoi stessi studenti gli riferivano delle dicerie che fosse rinchiuso in un qualche manicomio. Allora io mi chiedo: le idee di persecuzione di Reich furono del tutto campate in aria, frutto di una distorsione paranoidea, o, avevano una base reale? Io questo non lo so, ma so per certo che il Medico-Psichiatra, il Pensatore, il Divulgatore aveva messo mano su qualcosa di enorme che magari fra qualche secolo farà sorridere, ma che nel momento storico ha creato a Reich dei nemici folli e rabbiosi. Ricordo solo l’esempio di Giordano Bruno. Un esempio troppo spesso accantonato e non ricordato bene. Spero che nei prossimi anni ci siano dei coraggiosi che riprendano attivamente da dove Reich era stato costretto a fermarsi perché questo potrebbe essere l’inizio di un’altra Era.

In Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 55, Roma, Di Renzo, 2004
di Fiore Cianci

 

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