Sesso e personalità

di admin

– di Alexander Lowen –

Se avessimo voluto riempire questo auditorium, avremmo intitolato la serie di conferenze: “Come ottenere l’appagamento sessuale in quattro semplici lezioni”. Non avrei esitato a farlo se fossi stato in grado di suggerirvi come raggiungere tale traguardo.
Sfortunatamente, l’appagamento sessuale non può essere ottenuto attraverso lo studio, la pratica o l’uso di una qualche tecnica fisica specifica. Anzi, è piuttosto l’espressione di uno stile di vita, la risposta sessuale di una personalità matura. Devo quindi deludere qualsiasi aspettativa abbiate in tal senso; sarò forse in grado di soddisfare il vostro bisogno di una comprensione della sessualità che vi possa aiutare a evitare la confusione che circonda questo argomento nella nostra cultura.
Queste conferenze intendono combattere una tendenza presente tra i sessuologi, quella di trattare il comportamento sessuale come una specie di prestazione, di cui si possono apprendere le tecniche attraverso i libri o sviluppare le capacità mediante la pratica.
Il sesso è forse un gioco il cui fine è “divertirsi”? L’orgasmo vaginale è un mito? L’orgasmo simultaneo è un’illusione? La realizzazione e la felicità sessuale sono un sogno? Abbiamo forse raggiunto il punto in cui tutto va bene, ma nulla funziona come dovrebbe?
Se c’è una cosa della quale possiamo essere certi, è che il grado d’insoddisfazione sessuale tra la gente al giorno d’oggi è in proporzione diretta al grado della cosiddetta “sofisticazione sessuale”.
Il materiale presentato in queste conferenze contiene le conoscenze che ho acquisito in quindici anni di lavoro psichiatrico attivo e in dieci anni dedicati allo studio dell’argomento. Deriva dall’osservazione molto ovvia che i problemi emozionali di una persona, le sue difficoltà sessuali, riflettono un analogo disturbo nella sua personalità.
Pensare diversamente significherebbe insinuare l’idea che esistano due compartimenti stagni nella vita di un individuo: uno riservato alle sue funzioni diurne, e un altro per le sue funzioni a letto. La mia esperienza è che le persone non sono così divise. Osserveremo quindi come il comportamento sessuale di una persona rifletta la sua personalità tanto quanto quest’ultima sia un’espressione dei suoi sentimenti sessuali.

Nonostante il tentativo comune di creare l’impressione che si possa funzionare diversamente su questi due livelli, i fatti provano il contrario: la casalinga compulsiva non è una gioiosa farfalla notturna, né il manager un intraprendente libertino. Quando si tratta della risposta sessuale, questa casalinga compulsiva ha paura di lasciarsi andare, e il manager ha il timore di farsi coinvolgere.
Il modo in cui funzionate sessualmente è il modo in cui siete. Il tipo di orgasmo che sperimentate sessualmente dipende dal tipo di persona che siete. Questa è la tematica che accomuna queste quattro conferenze.
Il primo punto che viene a galla a proposito del sesso è l’amore.

Una differenziazione essenziale
Recentemente ho scritto un articolo per L’enciclopedia del comportamento sessuale, intitolato “Movimento e sentimento nel sesso”. Lì ho dichiarato che “non c’è sesso senza amore”. Ho spedito una copia di questo articolo all’editore di una rivista cattolica che aveva espresso interesse per il mio lavoro. Mi ha scritto che era impressionato dalle idee contenute nell’articolo ma che non poteva accettare completamente il punto di vista che il sesso sia un’espressione d’amore. Mi chiese come potevo conciliare questa convinzione con il comportamento di uomini che vanno con prostitute e che violentano le donne.
Non ho detto che sesso e amore siano la stessa cosa. L’amore è considerato un sentimento, il sesso un’azione. Una delle contraddizioni del nostro modo di vivere, culturalmente indotta è che frequentemente un’azione e il sentimento che intendeva esprimere siano molto dissimili.
Quante madri hanno picchiato i loro figli in nome dell’amore? Quanti mariti sono stati sottomessi da mogli amorevoli? Eppure sarebbe difficile affermare che la madre non provava amore per i suoi figli, o la moglie per il marito.
La teoria psicologica ci insegna che il sesso, come le altre azioni, diventa spesso un veicolo per l’espressione di impulsi secondari che distorcono la sua funzione primaria. Per capire la relazione tra il sesso e l’amore rivolgiamoci ad alcuni degli aspetti biologici che sottostanno alla risposta sessuale.

Teoricamente un uomo non può intraprendere un atto sessuale senza un’erezione. E non può avere un’erezione a meno che il suo organo sessuale non diventi tumescente di sangue. Questo sangue proviene dal cuore, che nel linguaggio popolare è stato descritto come la sede dell’amore. Come la tumescenza è necessaria per la funzione sessuale maschile, è altrettanto necessaria la congestione per la risposta sessuale femminile.
Un senso di pienezza nella vagina e nel clitoride, la secrezione lubrificante, la sensazione di calore, dipendono dall’afflusso di sangue dal cuore verso la zona pelvica della donna.
La ricettività sessuale della donna è un’espressione d’amore tanto quanto il desiderio fisico dell’uomo manifestato attraverso il fallo eretto. Se così non fosse, nessuna persona onesta e decente parlerebbe del coito come di un atto d’amore.
Da un altro punto di vista, quello psicologico, possiamo arrivare alla stessa conclusione. L’amore può essere definito come un sentimento che spinge la persona innamorata alla vicinanza con l’oggetto d’amore. Questo è vero dell’amore tra genitori e figli, tra amici, tra fratelli, tra un uomo e una donna e tra questi e i simboli e oggetti fisici amati.
L’amore spinge alla vicinanza: sia nello spirito (identificazione) che fisicamente (contatto e unione) vogliamo essere vicini alle persone che amiamo.
In che modo il sesso è differente? Il sesso avvicina la gente ancora di più. Se non si separa il fisico dallo spirituale (e possono essere separati solo superficialmente, quando si parla di comportamento umano), il sesso avvicina le persone sia spiritualmente che fisicamente. La vicinanza nel sesso è tra uomo e donna, e ovviamente deve essere considerata come la forma basilare dell’intimità.

Al di là della tecnica
Se è vero che il sesso è un’espressione d’amore, dovremmo rivedere le nostre idee riguardo la funzione sessuale. Tanto per cominciare, il piacere sperimentato durante l’atto sessuale deve avere una relazione col sentimento d’amore tra i due partner. E il problema delle relazioni sessuali insoddisfacenti deve essere messo in rapporto o alla mancanza di sentimenti d’amore o all’incapacità di esprimerli con azioni appropriate.
È difficile concepire come la pratica di tecniche sessuali o di procedure manipolatorie possa influire in modo significativo sulla risposta sessuale o sul piacere di un individuo.
La visione opposta, che il sesso è una prestazione che richiede capacità particolari, è esposta da Ellis con le seguenti parole: “È bene porre particolare cura nella carezza della clitoride o del pene. Di norma è importante mantenere un contatto clitorideo piuttosto prolungato. Parecchie donne si lamentano spesso che i loro mariti non fanno altro che perdere il contatto con la loro clitoride e che di conseguenza, dopo aver cominciato a provare un certo eccitamento, lo perdono improvvisamente e si ritrovano nella stessa condizione in cui erano all’inizio, rimanendo profondamente deluse. In alcuni casi comunque la clitoride può essere toccata allo stesso modo in cui si pizzica la corda di una chitarra o di un banjo, altre volte massaggiata con decisione e a lungo, finché la donna non arriva al culmine dell’eccitazione (e in certi casi raggiunge un nuovo orgasmo a ogni massaggio)” (Albert E. Ellis, Arte e scienza dell’amore).
E che cosa dire delle evidenti eccezioni al fatto che il sesso sia un’espressione dell’amore? È vero, molti uomini hanno persino sposato delle prostitute. Non è infrequente che un uomo si senta libero di esprimere il proprio amore solo verso una donna che lui considera inferiore.
E allora come considerare lo stupratore? La sua sessualità non è forse un’espressione di sadismo anziché d’amore? Analizzare il comportamento patologico richiederebbe dei volumi. Dovrò limitare i miei commenti su questo problema all’osservazione che il comportamento sadico è diretto solo verso coloro che amiamo. È una manifestazione della condizione patologica dell’ambivalenza: amore e odio diretti verso lo stesso oggetto.
Se l’espressione d’amore è inibita, distorta o appesantita da bisogni secondari, la risposta sessuale, o funzione, è limitata nel suo piacere e nella sua soddisfazione.

Se accettate l’idea che il sesso è un’espressione d’amore, sarete disposti a condividere l’idea che l’amore è un’espressione del sesso? Che l’amore deriva dal sesso? Per appoggiare questo concetto dovremo estendere l’ampiezza del nostro pensiero e introdurre idee che possono apparire prive di supporto scientifico.
L’amore, come noi lo conosciamo, è relativamente un nuovo arrivato nel campo delle emozioni. In contrasto, il sesso è apparso presto nello schema evolutivo. La differenziazione e l’attività sessuali, negli animali, si sono manifestate prima di un qualcosa di analogo all’affetto o all’amore. Persino i sentimenti basilari di amore materno verso la prole sono completamente assenti, per esempio, tra la maggior parte delle specie di pesci.

Un’interessante evoluzione
Eppure il sesso funziona tra i pesci, nell’accoppiamento e nella riproduzione, in un modo non molto diverso rispetto a ciò che avviene tra gli animali superiori, incluso l’uomo.
Seguendo l’evoluzione sessuale delle specie animali, è interessante notare come man mano che aumenta la vicinanza o l’intimità fisiche tra i sessi appaiano segni di amore e di affetto. Nell’accoppiamento dei pesci, il maschio si libra sopra al punto dove la femmina ha deposto le sue uova per espellere il proprio sperma. In questo processo non c’è contatto fisico tra maschio e femmina. Il contatto durante l’attività sessuale è invece evidente tra gli anfibi. La rana maschio, per esempio, agguanterà la femmina con le zampe anteriori mentre la copre durante la fuoriuscita dei gameti sessuali. Sia le uova che lo sperma sono espulsi liberamente nell’acqua, dove avviene la fecondazione.

Non c’è penetrazione né deposito di cellule spermatiche nel corpo della femmina fino all’evoluzione degli animali che vivono interamente sulla terraferma. Forse non c’era bisogno di penetrazione tra gli animali acquatici. Il mare era il grande recipiente, la grande sostanza-madre. Ferenczi ha espresso l’idea che la penetrazione sessuale per gli animali da terraferma abbia la funzione di fornire un mezzo fluido con approssimativamente la stessa composizione chimica del mare per i processi di fecondazione e di sviluppo embrionale. Qualunque sia la ragione, il fatto è che lo sviluppo evolutivo degli animali è caratterizzato da un contatto sessuale man mano più vicino, intimo e profondo.
Con l’aumento della vicinanza fisica e dell’intimità fisica che caratterizza l’atto sessuale tra mammiferi, appare un comportamento che riflette sentimenti d’affetto, di tenerezza e d’amore. Azioni con una qualità affettiva si possono notare tra i mammiferi che sono attratti sessualmente l’uno verso l’altro. Quando si osserva questo comportamento si resta impressionati dalla stretta relazione tra affetto e sentimenti sessuali. Ma è possibile anche osservare il contrario. Mordere, graffiare e azioni simili fanno parte del comportamento sessuale di alcuni mammiferi. Questo risulta laddove la modalità sessuale è di dominanza maschile e sottomissione femminile.
L’animale umano non è molto diverso. Tra gli esseri umani la tenerezza e l’affetto tra i sessi sono generalmente associati con l’interesse sessuale o possono condurre al desiderio sessuale.
Lo sviluppo evolutivo non è solo caratterizzato da un aumento nella vicinanza sessuale e nell’intimità tra i sessi, ma anche tra madre e neonato.
Tra gli animali che depositano le loro uova nell’acqua o nel terreno perché si schiudano senza assistenza, non vi sono segni di amore materno. Tra gli animali superiori, dove i processi biologici richiedono una relazione fisica più intima e vicina tra la madre e la sua prole, appaiono con evidenza l’amore materno e la tenerezza. Nel caso della femmina di mammifero, che nutre i suoi piccoli direttamente attraverso il suo corpo, ne abbiamo l’esempio più chiaro. Ma anche l’amore materno, che viene spesso usato come esempio di amore puro, ha la sua origine nella precedente intimità sessuale di cui il bambino è il risultato.

L’amore può essere definito come la consapevolezza del desiderio di vicinanza e intimità? Una tale definizione includerebbe tutte le forme d’amore: quello dipendente del neonato verso la madre e l’amore sessuale di un uomo verso una donna. Avrebbe il vantaggio di mettere in relazione l’emergere di questa emozione all’evoluzione e allo sviluppo della coscienza in generale. Ma non possiamo dire semplicemente che nel momento in cui si è evoluta la coscienza e l’animale è divenuto consapevole del suo bisogno e del suo desiderio di vicinanza fisica con un altro organismo, ha sperimentato il sentimento di desiderio che è alla base dell’amore.
Con il successivo sviluppo della coscienza fino al punto in cui l’individuo poteva anticipare la gratificazione del suo desiderio, egli ha sviluppato la capacità di sentire e conoscere l’amore.

L’amore deriva dalla consapevolezza dell’altro come oggetto col quale il contatto fisico e l’intimità condurranno a piacere e soddisfazione. Proprio come al bambino piace essere tenuto in braccio, la madre trae piacere dal cullare e tenere in braccio il bambino. Ma siccome il sentimento d’amore dipende dalla consapevolezza della relazione, sarà incrementato da qualsiasi cosa aumenti la nostra consapevolezza dell’altra persona.
Il cambiamento nella posizione del coito da un approccio posteriore a quello frontale usato dalla maggior parte degli uomini, ha reso maggiore la nostra consapevolezza dell’altra persona. Di conseguenza, tale cambiamento ha aumentato la nostra consapevolezza dell’amore (è interessante a questo proposito notare che mentre la maggior parte delle madri primitive portano il loro neonato sulla schiena, la madre civilizzata, che è forse più consapevole della sua relazione con il proprio bambino, tende a tenerlo in una posizione faccia a faccia).
Per alcuni può essere sorprendente che molte persone neghino la relazione ovvia e immediata tra sesso e amore e tra amore e sesso. Se l’amore è sperimentato a livello conscio nella relazione sessuale, l’eccitazione sessuale è accresciuta e il piacere sessuale nell’orgasmo è più intenso.

Questo è facilmente prevedibile dato che più forte è il desiderio, maggiore è il piacere nella sua soddisfazione. Ma l’amore nasce anche dal sesso: come risultato del piacere sessuale non è infrequente sviluppare forti sentimenti di amore verso un’altra persona. Non ho esitazioni nell’affermare che l’attività sessuale senza alcun sentimento cosciente di attrazione verso l’altra persona produce poco piacere ed è relativamente insoddisfacente.
La relazione tra il sesso e l’amore può essere esposta nel modo seguente: il sesso staccato dai suoi correlati consci, ossia come impulso istintivo, obbedisce al principio del piacere. L’accrescimento della tensione sessuale condurrebbe a un tentativo immediato di scarica con l’oggetto disponibile più vicino. Conoscendo l’amore, si è consapevoli che il piacere della scarica sessuale può essere intensificato da certi oggetti e reso meno intenso da altri. S’impara a trattenere l’azione, a frenare coscientemente la scarica della tensione sessuale, fino a che non è disponibile la situazione più favorevole, l’oggetto d’amore. Questa consapevolezza di selettività nella scelta dell’oggetto sessuale nell’interesse di un maggiore piacere sessuale, è una delle funzioni principali dell’amore. È un dato che se si ricerca un oggetto speciale si diviene più coscienti dell’oggetto, più consapevoli dell’altro, più sensibili verso il proprio partner d’amore.
Queste brevi osservazioni possono dare solo un’idea incompleta della relazione tra amore e sesso. Dobbiamo lasciare molte domande senza risposte.
Come spiegare, ad esempio, il caso in cui i sentimenti d’amore (tenerezza, affetto e così via) sono diretti verso una persona, mentre il desiderio sessuale è diretto verso un’altra? O la situazione in cui il desiderio sessuale diminuisce quando uno prova più amore e tenerezza verso l’oggetto sessuale? Queste condizioni sono il risultato di disturbi nevrotici della personalità che, sfortunatamente, vanno al di là dello scopo di queste conferenze, eccetto laddove possono essere discusse individualmente collegandosi al nostro tema di base.

Un passo indietro
Per tentare di definire la relazione tra sesso e personalità, dobbiamo tornare ulteriormente indietro lungo la catena evolutiva, oltre i pesci, a forme unicellulari di animali e piante. Tra gli organismi unicellulari la vita si può riprodurre in due modi: asessualmente o sessualmente. Nella modalità asessuata, la riproduzione avviene per divisione della cellula attraverso un processo conosciuto come gemmazione. Un’ameba, ad esempio, si divide in due cellule figlie quando raggiunge una certa dimensione o stato di maturazione. Le due amebe risultanti procedono poi a crescere e maturare. Quando a loro volta raggiungono la piena maturità, si dividono in quattro cellule figlie. Questo processo può durare apparentemente per sempre, fintanto che le condizioni per la vita e la crescita dell’ameba sono favorevoli.
Un’ameba potrebbe non morire mai. Attraverso la divisione cellulare ringiovanisce, trasformandosi in due amebe più giovani. Siccome nulla viene aggiunto o perso nel processo della divisione cellulare, la vecchia ameba è identica alle due cellule figlie. Così, in un certo senso l’ameba è immortale. Allo stesso modo, dato che le due cellule figlie sono identiche, tutte le amebe risultanti saranno identiche e l’ameba non avrà una individualità. Non è molto importante se un’ameba sia assolutamente identica a un’altra oppure no. Ciò che conta è che una modalità di riproduzione asessuale, sia per divisione cellulare che per gemmazione, non prevede e non fa concessioni al fenomeno dell’individualità.
Tra i protozoi vi è un organismo più altamente differenziato nella struttura corporea rispetto all’ameba. Si chiama Volvox ed è conosciuto come il “roller”, per via del suo movimento roteante mentre attraversa il fluido. Il Volvox ha sviluppato una modalità di riproduzione sessuale oltre a una forma asessuale. Dopo alcune generazioni in cui la riproduzione avviene con mezzi asessuali, compare una generazione sessuale. Alcuni dei piccoli organismi producono ovuli che vengono estromessi dal corpo. Altri producono gameti maschili, o cellule spermatiche, che vengono anch’essi espulsi dal corpo.

Quando i gameti maschili e femminili si incontrano, si fondono insieme per dare origine a un altro Volvox.
Ma la cellula genitore che ha estromesso i gameti maschili e femminili dal proprio corpo attraverso il processo, ha completato la sua vita. Muore. Cade silenziosamente sul fondo, smette ogni movimento e muore. Come lo ha definito uno zoologo: “questo è il primo avvento di morte naturale nel regno animale, e tutto in nome del sesso”.

La vera differenza è l’individuazione
L’ameba può morire se non vi è cibo o acqua, o se la temperatura dell’acqua è troppo alta o troppo bassa. Non è facile schiacciarla, è troppo minuscola. Ma tra le amebe non esiste morte naturale. Il Volvox muore naturalmente, arriva alla fine del ciclo di esistenza e cessa di esistere. E nel senso che ha un’esistenza, limitata nel tempo e quindi unica, è un individuo.
L’unicità del Volvox ha un’altra base, che è data dalla modalità sessuale di riproduzione. Quando i gameti maschili e femminili si fondono, l’ovulo fertilizzato acquista caratteri ereditari attraverso il contributo dello sperma, oltre a quelli originari che gli sono propri. Metà dei suoi cromosomi provengono da un genitore, metà dall’altro. Il processo è tale che l’organismo che ne risulta è differente da ogni altro organismo che esiste o è esistito. La riproduzione sessuale facilita un totale rimescolamento di pattern ereditari e produce organismi che sono unici nel tempo e nello spazio, come possiamo osservare tra gli animali più evoluti.
Sarebbe un errore supporre che la morte è il prezzo che l’organismo paga per il sesso. È vero che la morte fa il suo ingresso sul palcoscenico della vita contemporaneamente alla sessualità. Ma il processo che introduce sesso e morte naturale è quello dell’individuazione.

Riassumiamo di nuovo il quadro evolutivo. Abbiamo detto che l’ameba è immortale, almeno potenzialmente. È immortale perché non possiede una struttura unica e il suo protoplasma è irripetibile. Non può sviluppare una struttura unica originale perché non sopravvivrebbe al processo della divisione cellulare. Per le stesse ragioni, non può sviluppare quelle differenziazioni strutturali che rendono possibili le più evolute forme di vita.
Immaginate di dividere un uomo a metà, in modo da ottenere due uomini identici. O provate con un pesce, un’ostrica o anche un verme. Se le strutture specializzate si dovettero sviluppare contemporaneamente alla continuità della vita individuale, la funzione riproduttiva dovette differenziarsi dalle funzioni globali dell’organismo. Fu necessario lo sviluppo di una modalità di riproduzione in cui piccole porzioni dell’organismo furono messe da parte per questo particolare scopo, mentre la struttura globale poteva rimanere intatta per un periodo di tempo.
Il sesso non è la causa della morte. Assolutamente l’opposto.
La morte è spesso in relazione alla perdita del sentimento sessuale o libido.
La morte arriva alla fine di una vita sessuale, non in ragione di essa. Un vecchio indiano di centoquattro anni ha risposto sinteticamente quando gli fu chiesta la spiegazione della sua lunga vita. Il suo consiglio era: “fate molto duro lavoro fisico, ma mantenete vivo il vostro interesse per l’altro sesso”.

Una questione d’età
Parlando in modo metafisico, si può dire che la morte sia il risultato dell’inabilità dell’organismo di sostenere e muovere la crescente struttura che la vita crea. La vecchiaia è caratterizzata dalla perdita di flessibilità e di elasticità. Se questo è vero, il suo contrario è ancora più significativo. L’esperienza della vita è strutturata nell’organismo, riducendo la sua motilità e l’energia disponibile. L’avanzare dell’età è rigidità in aumento, come la morte è rigor mortis.
Se tutto questo finora vi è chiaro, abbiamo però ignorato un aspetto importante. Perchè le amebe devono dividersi? Quale forza spinge la vita verso forme sempre più grandi è più complesse? Qual è il potere della spinta all’individuazione? Queste domande ci pongono il problema della natura della vita.
Posso offrirvi un’idea che chiarirà la nostra comprensione della funzione sessuale. Ad esempio, i cristalli in una soluzione crescono con l’aggiunta di una sostanza dall’esterno: il cristallo si allarga. Ma nella vita, la crescita avviene dal centro verso l’esterno.

Mentre l’ameba cresce, incontra delle difficoltà. Il suo interno cresce più velocemente della sua membrana. La sua massa protoplasmica cresce in proporzione geometrica, mentre la sua superficie aumenta aritmeticamente. Presto raggiunge il punto in cui la pressione interna verso l’esterno rischia di diventare più forte della tensione superficiale della membrana. L’ameba deve trovare qualche modo per ridurre la tensione interna, o scoppierà. La divisione cellulare raggiunge lo scopo in modo magnifico. Riduce la massa della metà, mentre aumenta contemporaneamente l’area di superficie.

Quando l’energia è troppa
La vita stessa è caratterizzata dal processo di produrre energia in eccesso, cioè energia che eccede i bisogni dell’organismo per la sopravvivenza. Questa produzione di energia in eccesso è esemplificata dal fatto che un pesce può produrre un milione di uova, un albero un migliaio di mele, una gatta cento gattini durante la sua vita e così via. Questa energia in eccesso rende possibile la crescita dell’organismo.
Ma quando la crescita ha raggiunto i suoi limiti naturali bisogna trovare nuove modalità per usare l’energia in eccesso. Negli animali inferiori è la riproduzione per divisione cellulare (buddina), e la produzione di cellule figlie vegetative. Negli animali più evoluti, dove esiste una struttura individuale da mantenere, questa energia in eccesso viene incanalata nella scarica delle sostanze sessuali attraverso la funzione sessuale.
È interessante notare a questo proposito che la funzione sessuale non si manifesta finché l’organismo non ha raggiunto il suo pieno sviluppo. Colpisce ancora di più la somiglianza tra la convulsione dell’orgasmo sessuale e la convulsione attraverso la quale passa l’ameba nella divisione cellulare. Chi ha avuto la possibilità di assistere alla seconda con la cinemicrofotografia, è rimasto impressionato dall’intensità della reazione. La sua abilità di scaricare tensioni non può essere messa in dubbio.

Vista in quest’ottica, la spinta sessuale è un’espressione della forza vitale dell’organismo. Più un organismo produce energia in eccesso, più forte è la spinta verso la scarica sessuale. Ma questa stessa energia in eccesso è disponibile per la crescita, lo sviluppo della personalità o della sessualità secondo il ciclo vitale dell’organismo o i suoi bisogni biologici.
processo vitale – processo d’individuazione
Le relazioni esposte in questo diagramma possono essere interpretate come segue: il processo d’individuazione è il processo vitale stesso, in virtù della sua produzione di energia in eccesso. Questa energia in eccesso viene incanalata nelle funzioni antitetiche della personalità e del sesso. La funzione della sessualità include quella della riproduzione. Quantitativamente queste due funzioni sono uguali, dato che entrambe derivano dall’energia in eccesso. Questo significa che se la personalità è vitale e viva, la sessualità dell’individuo mostrerà le stesse qualità. Al contrario, se la personalità è morta, la sessualità sarà egualmente morta. Anche qualitativamente, la sessualità riflette la personalità e la determina. La funzione sessuale di una persona rigida è altrettanto rigida della sua personalità. Una persona il cui comportamento è diretto a impressionare un altro avrà una funzione sessuale diretta allo stesso scopo.
In aggiunta all’interpretazione appena data, il terzo diagramma ci offre alcune idee interessanti sulla relazione tra sesso e ansia. Abbiamo postulato il concetto che sesso e personalità sono funzioni antitetiche, che emergono attraverso il processo d’individuazione come risultato dell’operare delle forze vitali. Le funzioni che sono associate allo sviluppo della personalità creano nell’individuo un senso di unicità, una sensazione di ‘separazione’ e la condizione di ‘solitudine’.

Individui, e perciò soli?
Questo trae supporto dall’esperienza di qualsiasi individuo la cui personalità è sufficientemente sviluppata: più grande è l’individualità e più separato è l’individuo dalla massa.
Laddove l’individualità è relativamente sottosviluppata, il senso di solitudine non si manifesta. L’uomo primitivo, la cui identità era determinata dalla sua appartenenza a una tribù, era raramente cosciente sia della sua individualità che del suo isolamento. Un’ameba non è mai sola. Esiste come parte del flusso continuo della vita da un’ameba all’altra. Gli organismi inferiori mostrano tutti questo fenomeno di essere parte di un ordine naturale che è tutt’uno con l’ambiente. Più diventiamo individui, più ci sentiamo soli, più ci sentiamo isolati. La personalità crea unicità, differenza, isolamento per definizione. Più uno si mescola alla folla comune, più perde la propria personalità individuale.
Molti psicologi sono dell’opinione che questo isolamento, questo senso della nostra unicità che è concomitante alle nostre personalità individuali, sia la causa sottostante all’ansia con la quale lotta l’uomo civilizzato. Certamente nulla crea più ansia che la sensazione di essere soli, in disparte, isolati. Questa teoria, avanzata da Rollo May, è ben supportata.
Qual è l’antitodo a quest’ansia distruttiva? Il nostro diagramma suggerisce che, mentre la personalità è una funzione che tende a separare le persone, la sessualità è la funzione biologica che tende ad avvicinare gli uni verso gli altri. Abbiamo precedentemente descritto la sessualità come una funzione naturale che porta alla vicinanza, all’identificazione, all’unione con l’altro. Secondo il diagramma la vita crea due forze, una che tende alla separazione e all’individualità, l’altra alla vicinanza e alla perdita dell’individualità. Sarebbe molto facile descrivere questa seconda forza come amore, ed è amore. Ma è amore in azione e l’amore in azione, come abbiamo visto precedentemente, è sesso.
Il fatto è che nessun uomo che è a letto con una donna che ama o alla quale vuole bene si sente mai solo. Non ha importanza in quale situazione egli si trovi -può essere uno straniero in un altro paese, un nemico in territorio ostile- ma quando è a letto con una donna, non si sente mai solo. E anche senza una donna, fintanto che la spinta sessuale è vitale, finché è cosciente e priva di colpa, l’ansia della solitudine non viene sperimentata.

Personalità e sessualità
È corretto mettere l’ansia in relazione alla condizione di ‘isolamento’, all’essere da soli; è altrettanto corretta la relazione tra ansia e fallimento delle sensazioni sessuali di un individuo che vuol prevenire l’ansia. In questo senso si può costatare che la visione freudiana o reichiana secondo la quale l’ansia è in relazione a una difficoltà sessuale è altrettanto valida di quella sociologica moderna, che mette l’ansia in relazione alle difficoltà interpersonali.
La sessualità determina la personalità, in quanto determina la relazione dell’individuo con l’altro e verso il mondo. Abbiamo visto precedentemente che l’amore deriva dai sentimenti sessuali, che la sessualità è una forza che spinge alla vicinanza, all’intimità con l’altro. La persona sessuale è capace di amare, è una persona gioiosa. La sua sessualità gli procura sia la fonte principale del suo piacere e della soddisfazione nella vita, sia un orientamento positivo verso gli altri e verso il mondo. Allo stesso modo, una persona piena di amarezza è invariabilmente sessualmente frustrata. La persona depressa soffre di una depressione della sua spinta sessuale, probabilmente causata da ripetuti fallimenti e delusioni.
Possiamo andare un passo oltre. La personalità non è limitata alle funzioni di un individuo, dato che denota la qualità della persona, si riferisce alla sua qualità fisica oltre alle sue qualità psichiche. Quindi possiamo anticipare che la sessualità di una persona si riflette sia nel suo corpo che nella sua mente.
Niente di nuovo in tutto questo, direte voi. E avete ragione. È la capacità di comprendere il linguaggio del corpo per poter interpretare correttamente ciò che vediamo. Senza questa conoscenza è molto facile confondere il simbolo con la realtà. Marilyn Monroe era il simbolo della sessualità, non la sua personificazione. La ragione è che il suo corpo mancava d’integrazione, di unità. Un corpo privo di unità riflette la mancanza di fusione delle spinte pregenitali e l’assenza di una forte e unificante spinta genitale. “Jelly on wheels” (“gelatina sulle ruote”, n.d.t.) come la chiamò Jack Lemmon nel film Some like it hot (A qualcuno piace caldo).
Quali sono le caratteristiche fisiche della personalità sessualmente matura? La risposta deve essere semplice: un corpo che è armonioso, integrato, coordinato, vivo. In due parole, un corpo che è bello e aggraziato nella sua condizione individuale, naturale.
Queste idee ci permettono di separare la crusca dal grano in materia sessuale. Non possiamo essere tratti in inganno da affermazioni o pretese di abilità sessuale. La sessualità di una persona è nel suo essere. La sua realizzazione sessuale è nella globalità dei suoi buoni sentimenti, della sua gioia e della sua felicità. Facciamo un breve riassunto. Diciamo che la sessualità riflette la personalità e la personalità è lo specchio della sessualità di un individuo. é una relazione indiretta, dato che entrambe sono un prodotto della vitalità dell’organismo. Più è vivo l’organismo, più è vibrante la personalità e più intensa è la spinta sessuale. Ciascuna è una diretta espressione dell’energia o vitalità dell’organismo.
Il sesso non crea la personalità dato che né la sofisticazione sessuale né le tecniche sessuali aumentano la vitalità e neppure possono promuovere lo sviluppo della personalità. Poiché la sessualità è una delle maggiori fonti di piacere e di gioia nella vita, qualsiasi limitazione o inibizione delle sensazioni sessuali renderà depressi i processi energetici vitali del corpo e in questo modo influirà sulla personalità.
L’enfasi qui è posta sul sentimento sessuale e non sull’acting – out’ sessuale. Quest’ultimo, che include la promiscuità sessuale, è un’espressione di mancanza di sensazioni sessuali. Questo comportamento denota la ricerca isterica e spasmodica di sensazioni sessuali ed è destinato a deludere e ricondurre alle stesse condizioni che ne hanno creato il bisogno.
Gli psicologi riconoscono che la personalità è in stretta relazione con la capacità dell’individuo di amare e di ricevere o accettare amore. Gli individui in cui questa capacità è altamente sviluppata hanno un atteggiamento positivo verso la vita, un sentimento di vicinanza e d’identificazione con un altro essere umano, e la capacità di esprimere questo sentimento in un’azione appropriata, che può effettivamente condurre alla scarica e alla gratificazione dell’istinto.

Conferenza tenuta presso la Community Church di New York, settembre 1962.
Pubblicata da International Institute of Bioenergetic Analysis, 1963.
Traduzione di Barbara Bergonzi, a cura di Gilberto Ferro e Marta Pozzi.

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