Il ritorno al corpo

di admin

– di Adriana Iannitti –

Spesso ci chiediamo: In che mondo viviamo? La risposta, però, è sempre la stessa: Purtroppo nel mondo del malessere, degli stress, delle persone indaffarate che corrono e si impegnano talvolta fino al limite delle proprie forze. Allora è lecito pensare: E il corpo, la mente umana, come reagiscono a questa vita che prende e non lascia spazio all’acquisizione serena, ai tempi lunghi, al vivere secondo natura?
Il mondo che circonda l’uomo del nostro tempo non gli dà la possibilità di vivere in maniera armoniosa con il proprio Io. Egli percepisce anzitutto la necessità di ritrovare un proprio centro: vuole entrare in contatto con le sue tensioni interiori che influiscono in maniera profonda sulla sua vita corporea.
Ritrovare il proprio corpo vivendo in una cultura tecnologica come la nostra, non è certo una sfida da poco. L’uomo moderno ha sempre lottato duramente per giungere alle conquiste più alte e più ardue della tecnologia, ma ha trascurato inevitabilmente molti aspetti della sua vita, tra i quali il più importante: il corpo, proprio quello che dà senso a tutti gli altri, il corpo divenuto il negativo, l’ostacolo di ogni valore.
Il corpo comunica attraverso codici che noi definiamo comunicazione non verbale, ed esprime in modo sintetico e coerente modalità di messaggi molto complesse. Esso è un filtro del linguaggio della nostra psiche attraverso il quale si manifesta e si evidenzia quelIo che pensa, che vive, che percepisce. Prendere in considerazione il corpo significa capire un sistema di codici che esprimono le sue più profonde sensazioni. Significa leggere i messaggi interiori che vengono inviati, per riuscire a scoprire i traumi profondi che sono molte volte impressi nel volto, nei tessuti, nella pelle del paziente.
La conseguenza spesso inevitabile del moderno modo di vivere ci ha condotto alla mancanza di contatto con gli altri. In molte famiglie oggi non vi è più forma di comunicazione del tipo abbraccio, carezza o bacio. Potrebbe essere così semplice e naturale. Si sono invece instaurati dei tabù che hanno fatto sì che l’uomo fosse sempre più isolato, sempre più solo.

Boadella e Liss analizzano l’abbraccio come forma di comunicazione e contatto da applicare in psicoterapia: L’identificazione tra abbraccio e sensualità induce i genitori a tenere a distanza i loro figli (tabù dell’incesto) e porta gli amici ad evitare persino d’abbracciarsi o di camminare tenendosi per mano (paura dell’omosessualità). Questo ciclo vizioso, nato dall’ignoranza dei nostri bisogni corporei è passato da una generazione all’altra, ma oggi deve essere demistificato e distrutto.
L’abbraccio del padre rappresenta una forma di comunicazione nel quale vengono manifestate espressione di contatto solido ed affettuoso. In esso si esprime principalmente l’affetto, l’autoritarismo, la razionalità, il contatto sociale con l’altro sesso. L’abbraccio della madre, d’altra parte, vuole esprimere sentimenti caldi e teneri di tipo amore, creatività, passività, espressioni spirituali. Il giusto equilibrio di questo duplice abbraccio padre/madre fornisce al bambino la giusta immagine di sé e della propria struttura corporea.
Possiamo dunque comprendere quanto importante sia l’instaurare nuovamente nella famiglia una forma di comunicazione di tipo corporeo non sessualizzato.
La carenza di contatto instaura processi psicologici e fisiologici che bloccano la persona: a livello somatico, questo processo mancato, del tutto o in parte, si codifica con il tempo nel corpo con contrazioni muscolari, postura negativa, ispessimento del connettivo. La somma delle emozioni represse formano nel corpo una struttura che non offre la possibilità agli esseri umani di essere liberi e vivere pienamente il fluire delle dualità che hanno in sé: corpo-mente, parasimpatico-simpatico, caldo-freddo, gioia-dolore ecc.

Numerosi studi compiuti in questi hanno messo in evidenza che forme di contatto semplice come il toccare, l’accarezzare, l’abbracciare, sono di fondamentale importanza nello sviluppo psicofisico della persona per farle vivere un benessere emotivo completo e libero da schemi emozionali codificati.
La prima forma di comunicazione è senza alcun dubbio quella corporea: attraverso il contatto pelle a pelle si comunica con il bambino: molti genitori dovrebbero ricordare tutto questo, ed attraverso una comunicazione fatta di sentimenti, di fiducia e di amore, comunicare al bambino la giusta via per sviluppare al pieno le sue capacità psicofisiche.

IL CONTATTO

Che cosa è dunque il contatto? Cosa significa tatto, toccare, comunicare attraverso la pelle?
La pelle, come risulta da numerosi studi ad orientamento psicodinamico, costituisce una struttura con significati determinanti nella formazione psicologica dell’individuo durante le prime fasi della sua evoluzione. Infatti, come struttura protettiva generale, zona esogena primaria, luogo dove si esprimono conflitti, manifestazioni dell’angoscia e della paura, la pelle inequivocabilmente è al centro di meccanismi psicosomatici e somatopsichici fondamentali. La modificazione e la sensibilizzazione della pelle attraverso il contatto corporeo influenzano meccanismi e modificazioni psicologiche e comportamentali molto importanti.
Ashley Montagu nel suo libro Touching, the human significance of skin scrive: Il toccare è stimato come la madre dei sensi: il senso del tatto è il primo sistema sensorio che è diventato poi funzionale in tutte le specie. Dopo il cervello, la pelle è il più importante e complesso dei sistemi di tutti i nostri organi. Il toccare si esprime attraverso la nostra pelle.
Il contatto e la carezza possono avere effetti positivi emozionali e viscerali sul nostro corpo. Quando la persona si sente accarezzata e desiderata si rinforza in lei il sentimento di autostima e valorizza il suo corpo come qualcosa di piacevole, capace di risvegliare il senso del piacere e del desiderio. Nell’aspetto organico si attivano insieme con il desiderio e il piacere una serie di processi neuroendocrini superiori del tono vitale, importanti per il buon funzionamento del corpo stesso.

La cosa che ci viene più naturale è quella del toccare gli altri, del toccarsi quando si ha male, dell’accarezzare qualcuno per dire che lo si ama. E difficile stabilire il confine tra carezza e tocco, proprio perché si è di fronte a sensazioni differenti legate a situazioni emotive espresse o inespresse. E così il contatto è, di volta in volta, un’intenzione o un desiderio che si prolungano al di là dei limiti del corpo per esprimere vissuti e sentimenti profondi. La finalità del contatto fisico è variabile: per suo mezzo si può vivere la dimensione del gioco e si può esprimere il bisogno profondo di calore e di affetto che si traduce in vicinanza corporea fatta di tenerezza e amore. Il contatto ci fa riconoscere l’esistenza della persona, la valorizza, ma la può anche rifiutare. Il tramite del contatto è la mano, ma solo la mano al tempo stesso è toccata e tocca: quando il tatto diventa contatto vi è l’incontro a due. Il contatto fisico realizza il desiderio di aiutare da parte del terapeuta, sollecita quello della persona curata che chiede di essere sollevata, rassicurata e, nel migliore dei casi, guarita. Gli occhi e le mani del terapeuta sono i migliori ricettori: le mani saranno guidate dalle necessità inconsce del corpo del paziente, mentre saranno in grado di percepire i bisogni profondi del suo essere. Si stabilisce in questa maniera uno scambio e, man mano che la relazione terapeutica diventa profonda, il contatto oltrepassa il confine della pelle, permettendo l’accesso all’universo delle emozioni e dei fantasmi mentali del paziente. La dimensione emotiva è al servizio di questo scambio e permetterà alla persona in terapia di prendere coscienza dei suoi vissuti emozionali repressi.

LE ORIGINI DEL MASSAGGIO

Il massaggio è forse, una delle arti più antiche create dall’uomo. Le sue origini si perdono della preistoria. Ma è certo che alcune grandi civiltà, come l’indù e la cinese, avevano elaborato delle forme di massaggio curativo già alcuni millenni prima di Cristo. In India si trattò di massaggio ayurvedico. In Cina si sviluppò una sorprendente terapia che consisteva nella stimolazione di certi punti situati sulla superficie del corpo umano. Essa aveva dei notevoli effetti terapeutici e poteva essere compiuta sia con le dita della mani che mediante aghi metallici o di osso. A seconda dello strumento impiegato, questa tecnica diventò nota sotto i nomi di massaggio cinese e di agopuntura.
Il massaggio fu coltivato anche in Egitto, in Persia e nell’antica Grecia. Qui esso divenne un mezzo importante per realizzare nell’uomo quegli ideali di bellezza e armonia che erano il fondamento della cultura ellenica. Roma ereditò questa pratica dalla Grecia, e si narra che Giulio Cesare si facesse massaggiare tutti i giorni per curare l’emicrania che lo affliggeva.

Il MASSAGGIO È COMUNICAZIONE

Il massaggio è sicuramente la più antica e intuitiva modalità attraverso la quale un essere umano ha imparato a lenire le sofferenze di un suo simile. Quando una parte del nostro corpo viene urtata da un oggetto estraneo, la mano vi corre spontaneamente allo scopo di portare sollievo. È quasi un riflesso: se abbiamo un dolore fisico, la nostra mano incomincia a frizionare la zona dolente e il male si attenua. La mano dell’uomo è terapeutica. È capace di portare vita nuova nei tessuti, di sostituire il dolore con il piacere, di ristabilire un equilibrio turbato. Il massaggio è un atto di intimità e solidarietà, che riporta ogni individuo alla calda, rassicurante relazione corporea con la madre, quella in cui il linguaggio del corpo può comunicare l’ineffabile, ciò che non può essere detto. Ogni cultura umana ha delimitato uno spazio di intimità personale attorno a ogni individuo, spazio personale che può essere oltrepassato solo da persone care o estremamente fidate, in momenti di particolare bisogno. Questa distanza non esiste tra mamma e bambino quando il piccolo dipende interamente dalla madre per il suo nutrimento e la sua sopravvivenza fisica e quindi emotiva. Il processo di evoluzione dell’identità personale, secondo René Spitz, consiste inizialmente proprio nel creare questa separazione, iniziando a distinguere Sé come distante e pertanto diverso dal corpo della Madre.

A questo stadio dell’evoluzione, il contatto con il corpo della madre, precedentemente strumento di percezione del mondo, diventa mezzo di conferma, rassicurazione e soprattutto dell’accettazione della propria esistenza da parte del mondo esterno, in particolare della sua parte più importante, la fonte di Nutrimento/Amore. Così, nel corpo e nelle emozioni che in esso vivono, rimane profondo il bisogno di rassicurazione dell’identità personale e di protezione materna. E nella regressione allo stato di dipendenza e di bisogno infantile, che si verifica durante una malattia, questo bisogno emerge ancora più potente.
L’arte e la scienza del massaggio costituiscono quindi una delle più raffinate e potenti forme di comunicazione, e, nella desolazione alienata delle nostre società metropolitane occidentali, un potente strumento per rimetterci in contatto con la dimensione più intima e delicata della nostra identità umana.
Come ogni sofisticata forma di comunicazione richiede sensibilità e delicatezza nel chiedere e offrire la distanza, il rispetto dei tempi e dei modi del linguaggio del corpo, la discrezione e l’attenzione, l’integrità in chi lo offre e la fiducia in chi lo chiede.
Nel momento magico in cui i corpi parlano il loro dialogo di riconoscimento e rispetto, solidarietà, sostegno e abbandono, le energie più profonde e sottili dei due partner si uniscono e danzano insieme verso spazi gioiosi e sereni in cui splende, caldo e luminoso, il mistero della vita: il tempo si ferma e l’essere umano ritrova la sua dimensione di crescita verso un significato più alto dell’esistenza ( da Comunicare con il massaggio di Umberto Mosca).

CORAZZA E CARATTERE

Il corpo parla anche se non si muove. Basta un respiro per dirci moltissimo di una persona e della sua storia. Il modo di tenere le spalle, curve o diritte, la posizione del bacino, la contrazione della mascella, non sono soltanto caratteri fisici, ma modi di essere che rivelano un carattere e una storia psichica ben precisa. Wilhelm Reich, il padre di tutte le terapia centrate sul corpo diceva: Ogni tensione muscolare contiene la storia e il significato della sua origine. A ogni frustrazione, a ogni pulsione repressa, dall’infanzia in poi, corrisponde nel corpo un irrigidimento che l’occhio di un osservatore attento e allenato può leggere come un libro stampato. Sono proprio queste tensioni somatizzate, che Reich chiama blocchi energetici, quelle che con gli anni, quando il bambino diventa adulto, formeranno la cosiddetta corazza caratteriale: una specie di armatura che limita i nostri sentimenti, la nostra libera espressione. Cresciuta addosso a noi anno per anno, la corazza non si lascia scrollare di dosso così facilmente, anzi spesso non ci si accorge neppure di averla.

L’ENERGIA ORGONICA

Reich, discepolo di Freud, scoprì che l’energia vitale (da lui chiamata organica) può bloccarsi in alcune parti del corpo che diventano sede di tensioni e di conflitti emotivi, i quali possono essere responsabili delle nostre malattie e dei nostri malanni. L’inconscio reichiano è nello stesso tempo corporeo e psichico, il sintomo fisico è l’espressione immediata dell’inconscio.
La maggior parte di noi ha un corpo disarmonico, frammentato, slegato, con molte zone morte (dove l’energia non fluisce), il qual, appunto per questo, finisce per diventare un corpo debole e non vitale. Quando nel nostro corpo sono presenti zone mote vuol dire che la vitalità del nostro universo corporeo non fluisce liberamente; significa che noi ci blocchiamo, ci tratteniamo, ci corazziamo e diventiamo quindi sempre più insensibili al piacere della vita, all’amore, all’orgasmo. Oggi si sa tutto della sessualità, ma non si può dire che sia aumentata la felicità sessuale. L’energia di cui parla Reich è presente in ogni parte dell’universo, e quindi in ogni singola cellula. Anche il nostro corpo, dunque, è impregnato di energia.
Questa energia dentro di noi tende a espandersi, a fluire liberamente nel nostro organismo, se noi non la blocchiamo, irrigidendoci.

Quando l’energia fluisce dentro di noi, il nostro corpo è caldo, pulsante, forte e vitale. Quando è bloccata o trattenuta, quando cioè l’energia è stagnante, da positiva diventa distruttiva e può provocare disfunzioni e malattie all’interno del nostro organismo.

LIBERARSI DALLA CORAZZA

Reich prima e i suoi discepoli dopo, hanno messo a punto quella che Alexander Lowen chiama analisi bioenergetica, un metodi unico nel suo genere, che combina terapia corporea e psicoterapia verbale. Il concetto di integrazione è basato sul fatto che mente e corpo formano un’unità. Noi siamo i nostri pensieri, le nostre emozioni, sensazioni, i nostri impulsi e le nostre azioni. Elemento fondamentale di questa analisi è la lettura del corpo. Lowen ha scritto: Io mi fido sempre di come percepisco il corpo di una persona. Non è che io sia sempre nel giusto. Ma se io non mi fido del mio percepire, allora non posso fidarmi dei sensi. Guardare il corpo e ascoltarlo è un processo continuo. In questo processo si raffinano le proprie interpretazioni, si correggono i propri errori. Il tono di voce di un paziente mi dice dove egli è, non le sue parole. Gli occhi possono mancare di espressione, cioè essere opachi o vuoti, ma anche questo dice qualcosa. La mancanza di movimento è altrettanto rivelatrice del movimento stesso. Il corpo si può considerare come il depositario di tutta la nostra esperienza, e proprio come il boscaiolo può leggere la storia di un albero quando cade, è possibile per noi leggere e conoscere la storia di un individuo dall’espressione del suo corpo.
Adriana Iannitti

BIBLIOGRAFIA
Massaggio Edizione E. Peinado Edizioni Red
Massaggio Psicoterapeutico Richard Pearson
Massaggio e Psiche Mensile Di Scienza DellUomo Riza Scienze

Da Shantala LArte Del Massaggio Indiano

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