Uomini dal cuore inutile

di admin

– Umberto Galimberti – tratto da Repubblica Aprile 1997 –

“Che cosa rende nobile?” si domanda Nietzsche ne La Gaia scienza, “Non certo fare dei sacrifici, e nemmeno fare qualcosa per gli altri senza egoismo, ma piuttosto usare un metro di valore raro e singolare che fa sentire roventi le cose che per tutti gli altri si rivelano fredde al contatto, e sprigioni valori per i quali non è ancora stata inventata una bilancia”

Scorrendo, prima velocemente e poi con maggiore attenzione, le pagine della “Repubblica delle Donne” sono arrivato alla conclusione che un tale spazio di incontro, confronto, informazione e cultura dovrebbe essere aperto anche per noi generazione di “giovani uomini”. Perché da un lato, gli “uomini” vengono dipinti come maturi dirigenti o professionisti di successo, arroccati su posizioni di prestigio e di benessere economico costruite a discapito della autonomia della moglie che al marito e alla famiglia ha sacrificato le sue più profonde aspirazioni. Dall’altro lato noi “giovani uomini” siamo esseri da compatire e da ridicolizzare. Perennemente bloccati e impossibilitati a dialogare con le nostre compagne siamo generalmente dipinti come amanti che pensano solo al sesso e, fra l’altro, incapaci di procurare, da questo punto di vista, gratificazioni alla partner. Peccato che io, come molti altri coetanei, non mi riconosca in questi dagherrotipi. Noi siamo diversi dai nostri padri. Non abbiamo, ne desideriamo avere, posizioni di rendita sulle quali prosperare a danno delle nostre coetanee; non ci sogniamo minimamente di imporre la nostra carriera alle nostre compagne e se la coppia non dialoga ci stiamo male anche noi, non solo loro. Non parliamo esclusivamente di calcio, auto e della Marini davanti ad una serie ininterrotta di birre medie, insieme risolviamo anche i nostri problemi personali, parliamo del lavoro che non si trova, della ragazza che ti pianta, del modo migliore per far funzionare un rapporto o una amicizia.
Dopo le battaglie vinte, con pieno merito, dal movimento femminista contro fenomeni di discriminazione, non vorrei che l’attuale femminismo avvalli una surrettizia supremazia ideologica del genere femminile su quello maschile. Faccio un esempio. Se in una coppia, lei rompe il legame per andarsene negli Stati Uniti per un corso di perfezionamento di un anno, si dirà che è giusto fare una scelta che possa aprire per lei nuovi orizzonti professionali, considerando egoista un qualsiasi tentativo di lui di trattenerla, oltreché segno di debolezza emotiva, tipicamente maschile, il fatto che lui non si rassegni alla cosa. Se le parti si invertono lui sarà unanimemente accusato di non pensare altro che al suo successo personale sacrificando sull’altare dell’egoismo maschile il rapporto. Non è forse questa ormai l’interpretazione corrente? In conclusione, io e molti miei coetanei ci sentiamo assediati da un passato che non ci rappresenta e da un clima culturale incomprensibilmente a noi avverso, mentre quello che cerchiamo non è un ricorrente antagonismo con il fantastico sesso femminile ma un terreno per confrontarsi sui problemi reali che vedono intersecarsi il mondo maschile e femminile. Perché allora non inserire uno spazio maschile nel settimanale? Un luogo dove accogliere un nuovo punto di vista, quello “neo-maschile”, non per contrastare la visione femminile, ma per integrarla e creare così motivi di discussione e dialogo. Un ambito in cui anche noi possiamo interrogarvi su cosa volete da noi e dove parlare anche dei nostri problemi e delle nostre aspirazioni. Li senta, questi giovani uomini, li inviti allo scoperto. Sarà una sorpresa per tutte.

Davide Carletti, Verona.

Il ritratto che lei fa dei giovani uomini nati negli anni ’60 e ’70 è molto bello e simpatico, ma per le donne penso poco attraente. Di maschi comprensivi, discorsivi, sensibili e magari anche affettuosi io penso che le donne di oggi, ma forse di tutti i tempi, non sappiano cosa farsene. Nascostamente, ma neppure tanto, la donna non si è mai innamorata dell’amore di cui è già fin troppo gravida, ma sempre e solamente della potenza. I nostri padri avevano confuso la potenza con il potere. A questa confusione le donne si erano ribellate e, attraverso le rivendicazioni femministe, emancipate. Perso lo stereotipo del potere, senza per altro guadagnar potenza che è cosa più difficile del potere, gli uomini presero a vagare incerti e tremuli, comprensivi e assecondanti, sensibili e alla fine patetici, mascherando sotto le insegne dell’intelligenza e della modernità quella che in realtà era la loro intrinseca debolezza, un tempo ben occultata dai paludamenti del potere esteso fino ai limiti della rozzezza. La potenza, che non è la forza fisica (ma forse anche), che non è il successo sociale (ma probabilmente c’entra anche quello) è quell’elemento che lega perché affascina e muove quelle forze irrazionali (dove si ama ciò che si odia, si odia ciò che si invidia) di cui si nutre amore. Amore infatti non è uno scambio di buoni sentimenti che, così per come sono, non riescono neanche a rendere intrigante una cena. Amore è un buon incastro di passioni contrastanti, dove ciò che si gioca non sono tanto le buone maniere o le reciproche comprensioni, quanto ciò che in noi c’è di più sordido e violento che la chimica dell’amore riesce a trasformare in eccitante e nobile. Ma senza più contatto con i bassifondi della propria natura, come fa il maschio, tutto gentilezza e cortesia, a sprigionare quella potenza che nasce solo dalla nobilizzazione di ciò che in noi è ignobile?

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1 commento

Ambar 26/04/2019 - 15:16

Curioso questo ragionamento, certo, attualmente ho tanto a che fare con questi uomini che per così dire si mettono sull’onda empatica per aiutare le proprie donne ad andare avanti con i propri sogni (compresso mio ex-marito) il che leggendo questo articolo mi fa ridere perché è proprio diventato “ex”.
Quindi, …”l’uomo ad da fa l’uomo”… è proprio così?
Da dire che io non sono femminista, ma mi sento DONNA, e come tale vorrei avere al mio fianco un vero uomo…
Allora mi domando, fino a che punto un uomo non deve superare quel sottile confine tra l’essere un vero uomo e allo stesso modo supportare la compagna emancipata? Che per caso sono due cose che non possono coesistere in una copia felice e ardente?

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