Un romanzo psicanalitico

di admin

Ci sono libri che segnano un cammino…che toccano da vicino i nostri più reconditi pensieri. Così è stato, per me, LE PAROLE PER DIRLO di Marie Cardinal,un testo consigliatomi da un “grande ascoltatore” ,oggi, buon amico. “È la storia tutta al femminile di un’analisi, quella di Marie, che iniziò negli anni Sessanta,quando lei aveva trent’anni. E’ attraverso l’analisi che Marie riscopre la vita e ritrova la felicità che aveva soltanto immaginata. E’ attraverso l’analisi che si svela il talento del quale era stata dotata sin dalla nascita: la scrittura. La sua è una famiglia dell’alta borghesia, dalla quale riceve un’educazione autoritaria e repressiva: un padre assente e malato ed una madre carica di ossessioni e pregiudizi. Marie è fortemente condizionata dall’ambiente cattolico che svolge su di lei un’influenza determinante, in particolare per quanto attiene il rapporto col corpo ed il sesso, aspetti che rimangono, sino ad un certo punto della sua vita, non solo innominati ma anche rimossi. Ed è nel corpo che la sofferenza della sua anima si trasferisce. Fino a trent’anni infatti, rimane prigioniera di una “inspiegabile” e devastante malattia che la costringe a vivere isolata dal mondo.. nel bagno di casa sua,ossessionata nel controllare le continue emorragie che la lasciano scossa da tremiti,terrorizzata e incapace di vivere. Marie chiama tragicamente la “Cosa” questo male che la divora facendola sprofondare in un’angoscia senza fondo che la lascia sfinita, senza la possibilità di vedere e sentire altro.

Marie sceglie l’analisi e nel libro ci porta insieme a lei lungo il vicolo che per sette anni, tre volte alla settimana, ha percorso fino in fondo, fino al cancello di sinistra da “quell’ ometto”. “Dottore, sono malata da molto tempo. Non ce la faccio più a vivere” E lui per sette lunghi anni ascolta le sue parole con la sapiente coscienza del silenzio, che interrompe a tratti, con la domanda giusta al momento giusto. E, a poco a poco, la parola “diventa viva”. Sono le parole provenienti dalla profondità dell’inconscio, quelle dei sentimenti e delle emozioni antiche rimosse, per tanto tempo,che fanno rivivere la bambina che è stata riportandola in superfice. Il dolore è profondo e lacerante, ma è solo attraversandolo che può arrivare alla consapevolezza, non ci sono scorciatoie e lei continua. “Ho cominciato a parlare di mia madre e non ho più smesso, fino alla fine dell’analisi. In tutti questi anni non ho fatto altro che calarmi in lei come in un burrone senza fine. Così sono riuscita a conoscere la donna che lei avrebbe voluto che fossi” C’è l’odio per la madre, intenso, che, oltre la nascita, le ha donato la morte, la follia e la “Cosa “. “E’ tra la donna che lei avrebbe voluto generare e me che la Cosa si è insediata.” Iniziando a parlarne, non della Cosa ma della bambina che è stata, la Cosa sparisce così come l’allucinazione, che accompagnava le sue sofferenze fisiche. E’ la parola che libererà Marie dalla sua nevrosi, farà nascere da lei un’altra donna. Ella dirà “Ho parlato e l’ho liberata… Sono nata da lei a poco a poco… Ma la mia ricchezza è proprio nell’essere stata quella donna e quello che sono ora… Ho scorticato tutte le leggi, che mi avevano asservito fino a ridurmi a uno straccio.” L’analisi di Marie dura sette anni, alla fine dirà: “Esisto da sette anni…Sono nata con la psicoanalisi” Così finisce ‘Le parole per dirlo’: “La porta chiusa dietro di me. Davanti il vicolo, la strada, la città, la terra e UNA VOGLIA DI VIVERE E DI COSTRUIRE GROSSA COME IL PIANETA “.

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