Un approccio al corpo

di admin

“Io sono il mio corpo”, teoricamente questa frase sembra banale e universalmente accettata; ma quanti di noi possono realmente affermare di sentire il proprio corpo? E quanti poi assecondano i messaggi che esso ci invia?

Sin da piccoli siamo abituati a comunicare col mondo esteriore attraverso gesti, mimica e versi… non c’è ancora la mediazione della parola e la nostra capacità razionale non è ancora pienamente sviluppata. E le madri sanno riconoscere la comunicazione corporea dei propri neonati, sono in genere istintivamente sintonizzate sulla loro stessa lunghezza d’onda: nessuna difficoltà teorica quindi nel saper leggere il corpo altrui, almeno quello di un figlio nei primi anni della sua vita.

Attraverso il gioco, poi, il bambino interagisce col mondo che lo circonda e con i propri simili: apprende ad usare il suo corpo come tramite; correre, saltare, rotolare, sdraiarsi per terra sono momenti in cui il corpo coordina i suoi movimenti in relazione allo spazio intorno a sé. Quando cominciano le prime attività sportive si comincia a capire le potenzialità innate di ogni singolo corpo umano: il primo approccio è di solito sempre ludico. Ci avviciniamo al calcio, alla pallavolo, al nuoto perché ci piacciono, perché ci divertiamo, perché impariamo a stare con gli altri nello stesso comune intento Ma poi le cose cambiano: la nostra capacità di riconoscere il nostro corpo è di solito legata alla percezione di un suo limite; magari c’è qualcosa di noi che non ci piace, siamo troppo grassi, magri, abbiamo i brufoli, non vogliamo essere così come siamo, cominciamo a non accettare più il nostro aspetto fisico. Non siamo in grado di guardare con obbiettività forse le qualità che abbiamo; se poi continuiamo con passione uno sport, possiamo contattare le difficoltà ad adeguare il nostro corpo ai movimenti richiesti in quella particolare disciplina. Allora ci sarà chi sarà considerato più o meno dotato, più o meno portato per quello sport e subentreranno le frustrazioni o i successi secondo le possibilità che il nostro corpo ci ha regalato e la disciplina alla quale lo sottoponiamo. Ma non sappiamo sentire il suo linguaggio, siamo bravi ad ignorare i suoi messaggi: se ci ammaliamo siamo abituati ad eliminare qualsiasi sintomo con un medicinale per poter subito riprendere la nostra quotidianità: ed il nostro corpo ci segue imperturbabile nell’assurdità del nostro modo di vivere. Non ascoltare il proprio corpo significa non sentire noi stessi, non sapersi riconoscere nella nostra esteriorità e nel nostro intimo. Il nostro corpo spesso parla per noi, capisce istintivamente e molto più rapidamente della nostra ragione: mi riferisco a quei gesti per noi inconsapevoli attraverso i quali due corpi comunicano la propria attrazione o la propria repulsione. Movimenti inconsulti molto più chiari di qualsiasi parola, carezze che si leggono col cuore, impercettibili sfioramenti limpidi come acqua cristallina. Cosa ci impedisce questa apertura? Certamente l’armatura invisibile che siamo purtroppo così bravi a cucirci addosso per proteggere le nostre fragilità; o la grande difficoltà ad assecondare i desideri del nostro corpo poiché di solito li giudichiamo inadeguati, eccessivi e spesso non convenzionali per la nostra società: da un banale esempio come quello di mettersi le dita nel naso a quello di ruttare… Così costruiamo inconsapevolmente blocchi energetici in punti strategici ( quelli che Reich ha saputo analizzare così bene..)

La danza può essere uno strumento volto alla riscoperta di noi stessi, attraverso il potere della musica che risuona dentro di noi e ci spinge a muoverci dinamicamente fino a liberarci dalle nostre catene; il suo potere apotropaico affonda le radici nell’antichità come momento di condivisione delle paure e della loro sublimazione. Il successo di alcuni balli da sala ritornati in auge e delle discoteche, sempre intramontabili, rappresentano in fondo questo desiderio di liberarsi dalle costrizioni e di sentire pura energia in movimento. Il desiderio dei giovani di andare in discoteca il sabato sera per ballare è certamente l’espressione di questa necessità: il ritmo assordante e l’uso delle percussioni che mirano a far risuonare gli organi interni sono però uno specchio dell’esigenza di dover superare il grande muro di cui ci siamo circondati per sentire in modo profondo la musica ed aprirci a questo piacere; o forse è il bisogno di estraniamento, di fuga dalla realtà attraverso il ritmo e l’alcool? Non voglio più sentire il mio corpo nella realtà che mi circonda?

Anche le discipline orientali come il tai chi e lo yoga utilizzano il corpo come tramite per il raggiungimento del benessere psicofisico: l’importanza della respirazione nel movimento e la capacità di rilassarsi nell’esercizio fisico sono i principi che sottendono queste discipline. Ma ci si deve avvicinare ad esse con grande consapevolezza sapendo che non si può arrivare alla scoperta di noi stessi tra un impegno e l’altro. “Molta gente, quando sente parlare di yoga, immagina uomini che fanno strane contorsioni (…). In realtà non seguiamo nessuna pratica speciale, facciamo cose assolutamente normali. E’ fare le cose normali in modo completo e globale la cosa veramente difficile! (…) Il vero scopo dello Yoga è quello di migliorare e rafforzare le qualità fondamentali del corpo e del cuore… E’ un’esperienza pratica diretta in cui l’allenamento fisico mira a purificare il cuore, ad acquisire e migliorare la padronanza di se stessi e a nobilitare la propria anima” (Masahiro Oki “Meiso Yoga”) In fondo praticare lo Yoga è come seguire i principi della psicoterapia corporea: il corpo è il nostro tramite ed è attraverso di lui che possiamo arrivare alla conoscenza… cambia solo la modalità.

La nostra percezione dovrebbe affinarsi, riuscire a sentire i nostri pieni e il nostro vuoto ci dovrebbe aiutare a sentire l’altro, e il corpo è il nostro strumento privilegiato, la casa della nostra anima. Perché non può esserci solo il limite ma anche la potenzialità, non solo il dolore ma soprattutto il piacere, non solo il controllo ma anche l’abbandono… Il dualismo è una caratteristica cosmica, impariamo a riconoscerla in noi stessi ed a bilanciarla in modo equo: corpo e anima, finito ed infinito…

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