Se l’orgoglio e’ piu’ forte dell’amore

di admin

E’ curioso, ma la parola orgoglio ha conservato un’affinità etimologica con la parola rigoglìo: entrambe deriverebbero dalla stessa matrice del tedesco antico ‘urgol’, che significa notevole. Immaginiamo la nostra pianta preferita nel suo momento di massima espansione, quando si ricopre di germogli nuovi e di foglie brillanti, quando sembra crescere a vista d’occhio e sviluppa i suoi rami e le fronde in un tripudio di vitalità: questa è una pianta rigogliosa che si appropria dello spazio per crescere. Ora, proviamo a pensare ad una persona orgogliosa e cerchiamo di capire cosa abbia un comune con la nostra pianta. Come questa, la persona orgogliosa si impone allo sguardo e mostra la sua forza; non riusciamo ad immaginarla seduta, ma in piedi, con il petto in evidenza e il mento un po’ sollevato: una persona orgogliosa non abbassa lo sguardo e non si ritira davanti a quello degli altri: un po’ come la pianta, solo che, a differenza del vegetale, l’uomo o la donna in questione, hanno una mappa di rappresentazioni mentali, una consapevolezza della propria esistenza e la facoltà di parola. Ecco, adesso davanti a noi ci sono  una pianta e un essere umano. Entrambi rigogliosi e inorgogliti. Ma l’uomo è innamorato, la pianta no.

A mio parere, dove c’è qualcosa che possiamo definire “orgoglio”, è molto difficile che sia presente anche l’amore. Ma cerchiamo di chiarire l’uso che qui si vuole fare dei due concetti chiamati in causa. L’orgoglio è quell’atteggiamento per cui l’individuo avverte di trovarsi ad un livello più alto rispetto agli altri in quanto si ritiene migliore in relazione a qualcosa; chi prova orgoglio si sente importante, crede di dover mostrare qualità personali ritenute positive, spesso nutre un sentimento di rivalsa e rivendicazione. A queste sensazioni può aggiungersi il desiderio di riparare ad una ferita ricevuta e uno stato d’animo che potremmo associare ad una fierezza venata di arroganza e malcelato disprezzo. L’orgoglio non è da confondersi con la dignità e l’amore di sé. La morale cristiana vi ha contrapposto il concetto di umiltà, intesa come negazione dell’importanza personale. In questo senso anche la filosofia buddhista e i sistemi filosofici orientali in generale hanno riconosciuto enorme valore alla capacità di destrutturare quello che da questa parte di mondo chiamiamo “ego”, cioè l’identità del soggetto su cui si è costruito l’intero pensiero occidentale.

Cosa succede, allora, quando l’orgoglio emerge all’interno di una relazione d’amore? In che modo l’orgoglio e l’amore possono sistemarsi tra i due soggetti coinvolti emotivamente? Poniamo il caso che tra i due amanti avvenga una lite e che uno dei due si senta offeso, tradito, sminuito, ferito. Immaginiamo che in lui, o lei, nasca un moto d’orgoglio: quale situazione si verrebbe a creare? Pressappoco questa, volendo essere realistici: il partner che ha ricevuto il colpo reagirebbe con un movimento di chiusura o di attacco finalizzati a difendere la propria identità, la propria immagine; utilizzerebbe l’orgoglio per preservare la sua struttura psichica e non cedere alla sofferenza del danno ricevuto. Perché una persona sceglie di adoperare lì orgoglio come risposta ad un conflitto? Perché si sente frantumato sotto il colpo dell’offesa e, proprio in quel momento, rinforza le difese e innalza barriere per difendere l’integrità e contenere la paura della solitudine. Ma chi stabilisce che l’atto compiuto dal partner sia stato concepito intenzionalmente come un’offesa gratuita, e non sia, invece, il frutto di un equivoco o il riflesso di un disagio personale che nulla a che vedere con la presenza dell’altro? Semplificando: chi dice che l’offesa è veramente tale, così come l’intenzione di danneggiare? E se fosse tutta una percezione falsata della realtà? Se fosse un errore di interpretazione? L’orgoglio avrebbe peggiorato, forse irrimediabilmente, la situazione.

Si profila, da questa prospettiva, un problema comunicativo che potrebbe essere risolto cercando un contatto più profondo e libero da condizionamenti narcisistici e solipsistici. Erich Fromm sosteneva che dove impera il narcisismo è impossibile per l’amore albergare. E l’orgoglio è una forma di narcisismo, se stiamo attenti a non confonderlo con la dignità intesa come rispetto e genuino amore di sé. Se il narcisismo è quel tratto caratteriale per cui, riflesso nello specchio d’acqua, non ci si accorge dei pesci che nuotano sotto la superficie, ma si rimane imprigionati nella contemplazione estasiata della propria immagine, allora l’orgoglio è una modalità di espressione di questo narcisismo secondo la quale diventa più importante difendere la mia identità piuttosto che sentire e comprendere le ragioni dell’altro. Quando l’orgoglio prende il sopravvento, l’altro scompare perché la paura di perdere l’equilibrio psichico, così faticosamente costruito negli anni intorno al concetto di io, è troppo intensa per lasciare il posto al confronto e all’incontro: cosa ne sarebbe di me se le difese crollassero? A cosa potrei appigliarmi per non cadere nel vortice del vuoto? Secondo la filosofia Zen è proprio quel vuoto la chiave: il vuoto come assenza di forma, di configurazione, di assestamento; il vuoto come condizione di ogni possibilità e come dimensione di libertà dall’ego. Se diventassimo capaci di creare, anche solo per un attimo, questo spazio dentro di noi, la realtà percepita rifletterebbe una luce assolutamente nuova: non sarebbe più una produzione arbitraria della mia mente, ma avrebbe un colore tutto suo e un’autonomia, cioè una legge propria.

Quando utilizziamo la parola “amore” dobbiamo essere cauti: che cosa intendiamo esprimere? Nella maggior parte dei casi noi tutti siamo abituati a riferirci all’amore romantico, l’amore come malattia identificato con la passione, con il desiderio per l’oggetto amato, con il coinvolgimento completo dell’amante, a cui fanno da corollario espressioni come il senso di possesso, l’esclusività, l’attaccamento, l’annullamento nell’altro. Ma in questo processo, l’altro, il polo della nostra attrazione, dove va a finire? Che cosa diventa mentre noi diamo sfogo a tutto il nostro immaginario culturale costruendo ad arte l’oggetto dei nostri desideri? Se ci va bene, l’altro emerge ogni tanto tra le pieghe del tessuto, nei momenti in cui la nostra mente riesce a sfuggire all’identificazione con il concetto di amore interiorizzato. M. Buber diceva che l’incontro avviene solo nel momento in cui l’altro cessa di essere per noi uno strumento. E se l’altro diventa lo strumento per inscenare la mia personale rappresentazione dell’amore, l’incontro autentico resterà una terra sconosciuta.

Cosa deve accadere, allora, per rompere l’incantesimo di Narciso e vedere me stesso e l’altro senza veli? L’amore non è una malattia che fa perdere il senno, come al paladino Orlando del poema di Ariosto; non è una tensione disperata verso un oggetto irraggiungibile, come succede alle eroine romantiche dell’Ottocento; e non è neanche il tormento di Catullo che anela senza successo all’amore di una donna che quasi lo ignora; meno che mai è l’amore divinizzato della poesia cortese medioevale in cui la donna è rappresentata come un angelo incontaminato. Questo genere di rappresentazioni dell’amore sono parte integrante della nostra cultura e si sono sedimentate, pian piano, lungo il processo di costruzione di significato che la mente di ognuno compie. Non è facile sradicare tali associazioni semantiche e valoriali, le idee su cui si fonda uno schema mentale condizionano fortemente le nostre emozioni e l’evolevere dei nostri sentimenti.

L’amore è uno stato di apertura psicofisica, in cui l’energia vitale scorre liberamente e incontra un altro campo energetico affine con cui entra in sintonia: è come l’armonia musicale che produce piacere, benessere, gioia. Può dare luogo ad una profonda intimità in cui si sperimenta una sensazione di fusione con l’altro, una caduta dei confini e la perdita e lo scioglimento della propria identità in quella dell’amato secondo un movimento reciproco e fecondo di scambio energetico, esattamente come avviene durante l’unione sessuale. Se l’amore è questo fluire di energie psichiche e corporee, appare evidente che non c’è posto per la storia e l’importanza personale, né per il possesso o il sospetto. L’amore è incontrare l’altro nella fiducia e nella libertà, nello scambio comunicativo, nel desiderio senza possesso e nella gioia del cuore e dei sensi che festeggiano il libero fluire della vita. Sulla base di queste premesse è forse possibile provare a costruire, passo dopo passo, un cammino a due, ognuno lungo la propria strada.

Alcuni riferimenti bibliografici

R. Barthes, Frammenti di un discorso amoroso

M. Buber, Il principio dialogico

C. Castaneda, Una realtà separata

E. Fromm, L’arte di amare

Osho Rajneesh, Quell’oscuro intervallo è l’amore

E. Tolle, Un nuovo mondo

A. Watts, La via dello Zen

 

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5 commenti

Lore 15/12/2015 - 16:00

Bellissimo, sintesi perfetta. Leggo il suo scritto dopo 7 mesi di tormenti che hanno posto fine ad una storia che poteva essere meravigliosa finita propio per orgoglio reciproco ma ancor peggio per il mio cieco che anche dopo manifestazione di apertura dell’altro non ha capito non ha visto solo ora vede ora che è troppo tardi. È ancor peggio le dico forse vede propio perché è troppo tardi e quindi meschinamente non corre più rischi. Ho una sofferenza acuta nel mio cuore che per la prima volta si era aperto ad una bellezza senza uguali ad una gioia senza limiti. Quanto possiamo farci male noi poveri esseri umani. Quanta sofferenza per capire quanta vanità quanta stupidità. La ringrazioer quello che ha pubblicato mi ha dato modo di confermare quello che sento. Di dare un nome al disagio che mi ha reso traditrice della cosa più bella che mi potesse capitare.

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Oltrepassare e comunicare – uniente 12/03/2016 - 22:20

[…] “Se l’orgoglio è più forte dell’amore”, Gianfranco Inserra […]

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De-stino – uniente 13/03/2016 - 12:03

[…] “Se l’orgoglio è più forte dell’amore”, Gianfranco Inserra […]

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Gianpaolo 29/11/2016 - 1:27

Purtroppo essere orgogliosi non porta a nulla..! solo tristezza.! Ma l’importante sapere che dentro di Lei/Voi non siete orgogliosi.. il miracolo esiste ancora.. basta solo aprire il proprio cuore e non perire inutilmente ad un cuore che non si aprirà più. Ora vedo la mia piccola creatura che vive sempre con me, che ha 3 anni e mezzo.! Mi rammarica solo che lei non sarà più realmente felice! perchè prima o poi il suo orgoglio punirà altri e se stessa, e ritornerà esattamente allo stesso stato. Il lupo perde il pelo ma non il vizio.!
Per cui date e amate nel contesto migliore di Voi stessi.. e ricordate di sorridere..!

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magnolia 28/06/2017 - 15:01

E’ una UTOPIA. come si fa a scrivere cose del genere. In teoria è cosi. Ma in pratica lei è codipendente e lui uno str..narcisista che se ne approfitta o viceversa. Questa è la pratica

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