Quelli che non andrebbero mai a dormire

di admin

– di Antonella Fiori, Psycologie n° Settembre 2006 –

Quelli che… hanno scelto di lavorare di notte “perché il giorno è out”. Quelli che… “le cose interessanti si fanno quando tutti gli altri sono a letto”. Quelli che non adrebbero mai a dormire. E stanno svegli fino a tardissimo perché nel loro “viaggio al termine della notte” intravvedono tra le luci dell’alba infinite possibilità.

Famelici divoratori di ore piccole, che si creano un palinsesto di attività fatto di programmi tv e intrattenimenti vari, con un “vizio” ossessivodel computer per chattare; protagonisti di una tendenza confermata dall’aumento dello share di trasmissioni di terza e quarta serata e dall’incremento di contatti su internet o a tardissima ora. Ma che cosa c’è, nel profondo, dietro la tendenza, sempre più diffusa, che porta a procrastinare l’ora di andare a letto?”Spesso le persone hanno bisogno della notte per completare quello che non hanno fatto di giorno” dice P. Salzarulo, neuropsichiatra, direttore del laboratorio di ricerca del sonno dell’Università di Firenze. “Chi non ha raggiunto una piena soddisfazione durante il giorno spera di che col passare delle ore accada qualcosa, pensa di vivere un’esistenza più ampia, intensa, senza vuoti”. Un’esigenza di vita che fa vedere la notte come un pozzo inesauribile, una risorsa infinita. Dopo giornate troppo dense, in cui si mangia un panino in fretta, con pause pranzo sempre più corte, la notte diventa l’unico momentodi vita sociale, sia che si vada in un locale, sia che si stia in chat. Per M. Mantero, psichiatra a Milano, una tendenza che cela anche il bisogno di trovare sempre nuove conferme alla propria esistenza. “Durante il giorno si è impegnati in un lavoro che assorbe che assorbe sempre di più o con i figli che impegnano tantissimo, e non c’è tempo per gli scambi veri, non si ha la sensazione di essere parte di qualcosa, di esserci”. Chi sta svegli di notte, infatti, ha paura di perdere qualcosa. Per Gudrun Dalla Via, autrice di “DOlce Dormire” si tratta “di una paura che nasconde sempre la voglia di trasgressione”. Come se uno dicesse a se stesso: gli altri dormono, io no; quindi sono io il più forte. Un comportamento simile a quello degli adolescenti che si sentono immortali. Ma che può riportarci anche alle bizze dell’infanzia quando, bambini, non volevamo mai essere messi a letto. “Alcuni individui hanno la falsa illusione di poter esprimere la propria onnipotenza rinunciando al bisogno di sonno e quindi sacrificandolo. Si tratta in realtà di un’illusione dal momento che il sonno facilita l’apprendimento e la memorizzazione e pertanto aumenta i poteri cognitivi e facilita il controllo sulle proprie emozioni”, spiega M. Mancia, psicoanalista e professore di neurofisiologia all’Università di Milano. Ore di sonno rubate alla morte, si dice, peerché chi dorme di più vive di più, ma nello stesso tempo ore di sonno che danno la sensazione di non vivere. Un sentimento associato alla paura di non svegliarsi più. “Sul piano psicologico il sonno è sempre una separazione dalla realtà e dagli affetti”, spiega ancora Mancia. Un problema che non tutti riescono a superare. Molti bambini hanno difficoltà ad affrontare il distacco. Questo spiega il bisogno di molti di essi di costruirsi un “oggetto transizionale” rappresentato da un peluche o da altri oggetti cui conferiscono un significato simbolico di presenza materna che li assicuri nel momento di passaggio dalla veglia al sonno. Un oggetto che da grandi può diventare un libro, ma anche la televisione o il computer. Un rimandare il tempo di andare a dormire che, alla fine, diventa uno stratagemma per non affrontare se stessi, le proprie ansie, i pensieri che ci assillano. “I più colpiti da questo problema sono di solito le persone che hanno una tendenza alla depressione, legata alle perdite affettive percepite come tali nell’età infantile” spiega Mantero. “il momento del prendere sonno ci mette infatti in contatto con l’angoscia della solitudine e con le parti più fragili della nostra emotività”. E qui il cerchio si chiude con la funzione “coercitiva” della notte e con quelli che… l’ultimo sforzo lo fanno sempre di notte, regno dei grandi procrastinatori, dei super-dispersivi di giorno che diventano disciplinatissimi oltre una certa ora. Senza telefono, senza stimoli esterni, quando tutto tace, non si può chiamare nessuno e nessuno chiama, chi tende a rimandare su tutto trova la forza di compiere lo scatto finale: per concentrarsi e portare a termine i compiti più difficili.

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1 commento

Serena 20/10/2019 - 4:10

Bellissimo

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