Quando l’amore è una medicina

di admin

ILLUSIONE e verità, memoria e dimenticanza si intrecciano a formare una trama inestricabile di suggestioni e di rimandi emotivi che costituiscono la malattia amorosa e insieme l’iniziazione all’amore. Occorre guardare con attenzione a questo aspetto <>, all’educazione alla realtà psichica che l’esperienza amorosa può rappresentare per noi.

Solo così si può comprendere l’effetto trasformatore che la dimensione amorosa produce sulle nostre vite. Il turbamento particolarissimo che caratterizza la dimensione amorosa implica uno spostamento di forze interne, un moto centripeto, un’interiorizzazione dell’esperienza.

Ogni evento, ogni gesto, ogni incontro sono oggetto di riflessione, di interrogativi, di timore. L’assenza dell’Altro, la sua lontananza, lasciano l’anima in una solitudine nella quale può auscultarsi, le insegnano a conoscersi, a rendersi permeabile alle minime sfumature del sentimento. Ma la rendono anche docile, grata delle gioie che l’amore regala, capace di ridimensionare le sue pretese reali e di sacralizzare, invece, l’esperienza quotidiana del vivere. Certo, solitudine e attesa significano sofferenza, ma un’unione per realizzarsi ha bisogno di sofferenza, di un vero e proprio patimento interiore.

Così, quella della dipendenza da un altro essere, del bisogno che esso si dia a noi e ci ami perché l’esistenza si illumini di senso, è un’esperienza che, nella sua eccezionalità, è definibile come un’esperienza limite. Eppure, è salutare questa sofferta estraniazione da sé, questa comprensione angosciosa che per esistere io ho bisogno di un’altra persona. L’essere umano, prigioniero della sua chiusa soggettività, povero nella sua presunzione di possedere un capitale denominato IO, ha bisogno del compimento di un <>, della pienezza di un incontro per realizzare la sua totalità: siamo degli esseri incompleti che solo nel rapporto possono trovare una realizzazione.

Il desiderio dell’Altro è, in realtà, nella sua più profonda essenza, il desiderio di superare la nostra finitezza, desiderio di trascenderci nella persona amata. E’ l’Altro che con la sua presenza ci fa comprendere quanto poco siamo autonomi e che con la sua assenza ci conferma crudelmente quanto bisogno abbiamo di lui. Ed è attraverso l’incontro che scopriamo la possibilità di trascendere la nostra condizione solitaria: l’apparizione dell’Altro diventa la scoperta di un tesoro inestimabile. Per queste ragioni scopriamo, attraverso il desiderio appassionato della persona amata, che ciò che ci sgomenta è anche ciò che bramiamo di più. Ci sgomenta la solitudine in cui precipiteremo nel momento in cui colui o colei che desideriamo ci farà sentire l’immensità del nostro bisogno d’amore; e tuttavia bramiamo che ciò accada. Tutto è sopportabile pur di provare l’ebbrezza di amare ed essere amati.

Svelare le nostre emozioni più profonde e aprirsi completamente alla persona amata, non dovrebbe essere considerata una manifestazione di debolezza ma, al contrario, espressione di coraggio. Dinanzi a questo genere di esperienze qualcuno preferisce arretrare e sottrarsi al rischio della delusione, ma in realtà comportarsi in questo modo significa commettere uno sbaglio. Anche quando non si viene ricambiati e al dare non corrisponde un ricevere, conviene comunque compiere l’esperienza perché essa ci permetterà di prendere contatto con aspetti della nostra personalità che ci erano del tutto sconosciuti. Possiamo dire che far emergere i nostri stati interni, le nostre emozioni più profonde, implichi già di per sé una manifestazione di coraggio, rivelando la presenza in noi di risorse psichiche di cui non avremmo ma sospettato l’esistenza. La paura fa parte dell’amore, ne viene addirittura alimentata e, a sua volta, lo incrementa. L’essere umano sperimenta se stesso e l’autenticità dei propri sentimenti, soprattutto quando si trova calato all’interno di situazioni difficili, complesse, e la dimensione amorosa è una di queste.

La relazione implica un confronto implacabile tra due alterità, durante il quale l’ebbrezza della fusione lascia lentamente il posto allo sgomento e alla paura. Soltanto il coraggio di vivere i nostri sentimenti potrà ridimensionare o annullare queste emozioni.

 – tratto da IL MATTINO del 4 ottobre 2004 – 

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