Le nuove dipendenze

di admin

Ogni giorno molti utenti rischiano di allontanarsi dai rapporti interpersonali “faccia a faccia”, indispensabili per una vita sana e socialmente equilibrata, preferendo relazioni virtuali.

In questi ultimi anni abbiamo assistito alla nascita di una nuova tecnologia che ha ampliato le possibilità di comunicazione e di accesso alle fonti di informazione fino ad ora sconosciuto. Internet ha aperto nuovi scenari fino a poco tempo fà erano impensabili e sicuramente i vantaggi che si trarranno da questo nuovo mezzo tecnologico permetteranno all’uomo di sviluppare capacità e potenzialità fino ad ora neanche immaginate. Ma, purtroppo, ogni medaglia ha il suo rovescio; infatti sembra che il rapido sviluppo di questo processo stia producendo dei fenomeni psicopatologici che si esprimono con una sintomatologia simile a quella che osserviamo in soggetti dipendenti da sostanze psicoattive. Numerosi studi hanno evidenziato come ci sia un inadeguato utilizzo della Rete e che lo stesso possa indurre in una situazione di dipendenza psicologica con conseguenti danni psichici e funzionali per il soggetto. I.A.D. (Internet Addiction Disorder) indica la sigla psichiatrica con cui si definisce tale patologia; l’internet Addiction Disorder si manifesta sotto forma di sintomi astinenziali e di tolleranza. I principali sintomi patognomici che caratterizzano l’IAD sono un bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore in rete; marcata riduzione di interesse per altre attività che non siano Internet; sviluppo, dopo la sospensione o diminuzione dell’uso della rete,
di agitazione psicomotoria, ansia, depressione, pensieri ossessivi su cosa accade on-line, classici sintomi astinenziali; necessità di accedere alla rete sempre più frequentemente o per periodi più prolungati rispetto all’intenzione iniziale; impossibilità di interrompere o tenere sotto controllo l’uso di Internet; dispendio di grande quantità di tempo in attività correlate alla rete; continuare a utilizzare Internet nonostante la consapevolezza di problemi fisici, sociali, lavorativi o psicologici recati dalla rete. La domanda da porsi è che se questo è vero la tossicodipendenza potrebbe essere vista come un bisogno dell’individuo di crearsi un mondo personale indipendentemente dalla sostanza o strumento che lo rende dipendente. E’ evidente che attraverso internet si possono provare intensi e piacevoli sentimenti di fuga, superando on-line i problemi della vita reale, con un effetto simile ai “viaggi”consentiti da alcune droghe e inoltre permette al soggetto di provare un senso di onnipotenza, connesse con il superamento di ogni limite personale e spazio temporale (fenomeno anch’esso presente nell’utilizzatore di sostanze psicotrope).Il fenomeno della distorsione del tempo è di fondamentale importanza per poter meglio comprendere il problema: “qualunque sia la ragione di partenza per avventurarsi nella navigazione on-line,presto si impara che trovare ciò che serve e poi uscire è ben di rado semplice e veloce come aprire il frigo e prendersi qualcosa da mangiare al volo”;Il tempo sembra fermarsi in rete, la parola fine non c’è mai.
Le cause vanno ricercate nella strutture di internet ed in particolar modo nel suo ipertesto: infiniti collegamenti ci spingono a navigare per ore e ore in maniera afinalistica e sconsiderata. Molte volte i soggetti che utilizzano le rete, oltre a non rendersi conto delle diverse ore già trascorse dinanzi allo schermo, tendono ad alterarsi facilmente con chi disturba il loro “viaggio”;esperienza questa che può essere paragonata alla risposta che un alcolista da ad un amico trovandosi ad una festa “soltanto un biccherino”,o a quella del fumatore che dice a se stesso “solo un’ultima sigaretta e andrò a dormire; lo stesso procedimento viene messo in atto dagli internet dipendenti che risponderanno irritati a chi gli chiede di disconnettersi “ancora un minuto e spengo”, oppure diranno a se stessi razionalizzando “un altro minuto non farà molta differenza” ma poi rimarranno connessi ancor per ore e ore .Altra caratteristica importante tra gli internet dipendenti è la negazione del problema come spesso accade con qualunque altro tipo di dipendenza; differenza questa ancor più difficile da riconoscere . E’ molto difficile infatti chiedere aiuto per qualcosa che la maggior parte delle persone apprezza per la sua potenza e il suo potere innovativo; e quando questi soggetti vengono messi di fronte alla chiara evidenza di un comportamento tossicomanico si trincerano dietro l’opinione comune secondo la quale internet è grandioso, “non può far male”. Non bisogna scordare che la rete può essere vista e vissuta come un’enorme vetrina sempre in allestimento in cui ogni individuo riscontra una propria soggettività nel modo di viverla; analogamente alla vita “reale” si possono imboccare strade “corrette” e strade “pericolose”. Ogni giorno molti utenti rischiano di allontanarsi dai rapporti interpersonali “faccia a faccia”, indispensabili per una vita sana e socialmente equilibrata, preferendo relazioni virtuali; queste inevitabilmente portano ad una spersonalizzazione e ad una proiezione del proprio SE in un luogo non fisico che, data la facilità, la velocità e l’ampiezza geografica dei rapporti il soggetto preferisce. L’utente, nascondendo la propria individualità dietro al proprio monitor, si sente più protetto, più sicuro.
L’allarme sociale è forte: si rifiuta la vita socio-relazionale e ci si isola da tutto. L’unica forma di comunicazione avviene mediante l’utilizzo di dispositivi elettronici. Questo apre il campo a numerosi interrogativi; in primo luogo nei confronti dell’utilizzo indiscriminato della Rete e dei suoi prodotti senza alcun limite temporale o di confini che ne possano limitare l’uso indiscriminato e finalistico. Il mondo virtuale viene presentato sempre come stimolante, pieno di risorse e ricco di novità e iniziative apparendo molto differente dalla realtà concreta nella quale viviamo tutti i giorni fatta di sacrifici, monotona, ripetitiva, finalizzata per la maggior parte di noi alla risoluzione dei banali problemi della vita quotidiana. La rete si inserisce in questi spazi psicologici, come le droghe si inseriscono in un mondo di disagi e/o di sofferenza psichica che costituisce il terreno predisponente, secondo il nostro punto di vista, di qualsiasi dipendenza patologica ( teniamo a sottolineare il termine di dipendenza patologica per differenziarla dalla dipendenza vissuta come normale componente dei legami affettivi tra esseri umani), e in questi spazi produce un continuo processo di disconnessione del soggetto dalla realtà circostante, dalle relazioni che lo circondano o meglio dal mondo di solitudine di cui è circondato, senza però offrire niente che possa soddisfare il mondo emotivo del soggetto che rimane costantemente in preda a vissuti di disagio e solitudine che prova nella vita quotidiana. Ma può una macchina, per quanto sofisticata e perfetta, offrire dei sentimenti? Sicuramente no, sentiamo però sempre più spesso di utenti che hanno pagato bollette salatissime per aver parlato per 5 minuti con una ragazza d’oltreoceano, o aver ingenuamente risposto ad un messaggio S M S d i una persona che non si conosce ma con cui si è chiacchierato in chat , o ancor più spesso sentiamo soggetti che si dichiarano amore eterno in rete, magari con un bel matrimonio virtuale (parecchi siti offrono questo tipo di servizio). Ritornando al campo dei quesiti, si pone il quesito più strettamente nosografico e clinico se esista una possibile psicopatologia di base, una sorta di predisposizione che risulti favorente nello sviluppo della patologia. Emerge così un tratto di personalità strutturante i soggetti valutati come dipendenti nel test: il tratto schizoide. Questo tratto di personalità è caratterizzato dalla difficoltà di formare relazioni sociali stabili; tendono ad essere individui “solitari” con poca inclinazione ad integrarsi in gruppi e appaiono distanti. I loro interessi e passatempi di solito aumentano il loro stato di isolamento dalle altre persone in quanto sono più interessati nelle cose, negli oggetti e nelle macchine. Ma è possibile che questi soggetti si trincerano dietro lo schermo del pc perché si sentono più protetti e in tal modo possono tener sempre sotto controllo la relazione? Internet può essere davvero essere visto come un “meccanismo di difesa” che il soggetto utilizza per finalmente riuscire liberamente a comunicare? E se tutto questo fosse vero la dipendenza potrebbe essere vista come una sorta di reattività alla situazione schizoidea? Naturalmente il nostro lavoro non pretende né di dare risposte certe né di essere esaustivo ma speriamo comunque d’aver stimolato il lettore ad approfondire e meglio comprendere tale nuovo fenomeno essendo fortemente convinti che solo con la continua ricerca e maggiore informazioni si potranno comprendere al meglio le dinamiche dell’uomo “digitale”.

http://www.ilsolenellavita.com 

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