Il corpo nella filosofia orientale

di admin

L’origine della dottrina del Dao

Marcare le differenze tra la tradizione del pensiero occidentale e quella della filosofia orientale è un’operazione assai complessa, più semplice è invece affermare che non ci sono punti di raccordo. Si tratta di due concezioni totalmente distanti perché distanti sono i punti di partenza.
Se ci rivolgiamo alla sfera della ‘fisicità’, per esempio, all’idea del corpo come rappresentazione dell’uomo, occorre tenere in considerazione che l’uomo, sin dalle più antiche credenze cinesi, è stato sempre considerato un elemento integrato in un ordine più complesso: la natura. Il saggio, il maestro, colui che possiede delle virtù, vive la sua vita cercando di uniformarsi alle leggi della natura, nell’osservazione dei fenomeni naturali per riuscire ad armonizzarsi con l’ordine più complesso dell’universo. Una modalità di pensiero che trae le sue origini dalla primitiva economia agraria, dove l’uomo a contatto con la natura e i suoi cicli mutevoli ma regolari comprende che la ragione della sua sopravvivenza risiede nel seguire queste ciclicità, nel rispettare appunto la legge che ne regola lo sviluppo.

Il corpo umano, gli organi di cui è composto, la forza vitale che lo alimenta (il Qi o ‘Energia primaria‘), sono anch’essi in uno stato di perpetuo mutamento, alla ricerca quindi di un equilibrio che non è statico bensì dinamico.
Per usare un’immagine rappresentativa di tale movimento, i cinesi hanno utilizzato sin dall’antichità il simbolo taoista del cerchio diviso in due parti: una nera (Yin) e una bianca (Yang) entrambe contenenti due cerchi più piccoli di colore opposto, a simboleggiare che all’interno dell’uno è contenuto un elemento dell’altro.
Macrocosmo e microcosmo, Universo e Uomo, per usare una terminologia a noi familiare, sono regolati dalla stessa natura: il Sole sviluppa quattro diverse stagioni nell’arco di un anno; gli organismi viventi – uomo incluso – passano attraverso le quattro stagioni della vita: nascita, maturazione, declino e morte.
La medicina cinese e il corpo reticolo di relazioni
Non si può parlare di corpo, di idea di fisicità in Cina, senza introdurre brevemente i principi della medicina cinese. I medici cinesi fanno valutazioni molto più articolate delle diagnosi dei nostri dottori. Il corpo per la medicina cineseè un complesso luogo di relazioni, i cui organi sono in comunicazione continua e si influenzano l’uno con l’altro.

La Medicina Tradizionale Cinese (MTC) opera una classificazione delle parti del corpo e delle malattie secondo la teoria Yin/Yang.
In termini di corpo, la parte anteriore è considerata Yin e quella posteriore Yang; la parte superiore e quelle più esterne (come pelle, capelli…) sono più Yang degli organi interni che invece sono Yin. Così come le malattie che si caratterizzano per debolezza, freddo e inattività sono Yin, e invece sono Yang quelle che manifestano forza, movimento, calore e iperattività.

È da questo principio che ha origine la dottrina del Dao (letteralmente “la Via”) o Legge naturale, Legge che permea l’universo intero e include anche l’uomo nel continuo mutare e trasformarsi dei fenomeni. Una condizione di mutazione continua grazie all’avvicendarsi di forze complementari e opposte, come lo Yin e lo Yang, che, avendo caratteristiche tanto diverse, necessitano dell’integrazione l’una dell’altra. Da un punto di vista occidentale, si potrebbe attribuire tutto questo movimento, la compenetrazione dinamica fra forze complementari e opposte, a una causa prima o a un creatore che stimola la ricerca di perfezione. Invece no, nessuna forza esterna muove questi mutamenti secondo l’originale filosofia cinese; si tratta piuttosto dell’espressione di una forza intrinseca all’universo naturale, di una dinamica interna regolatrice di tutti i processi ciclici.

Paesaggio e uomo nella pittura cinese
Anche le arti in Cina si nutrono di questo pensiero naturista, lo dimostra il significato originale dei caratteri utilizzati per designare la forza Yin e la forza Yang, infatti il carattere Yin indicava il lato in ombra di un pendio mentre quello Yang il lato soleggiato.

Così come ogni cosa del mondo naturale viene generata dall’azione dei due movimenti opposti e complementari, anche lo spazio del paesaggio cinese è riprodotto imitando le leggi della natura. Dove si colloca l’uomo all’interno di questo paesaggio naturale?

I cinesi concepiscono la pittura di paesaggio come una riproduzione microcosmica dell’universo e in questo microcosmo si inserisce anche l’uomo in comunicazione e in armonia con le montagne e le acque (in cinese per dire ‘paesaggio’ si usano gli ideogrammi Shan Shui, letteralmente ‘montagna e acqua’), per niente distinguendosi da questi elementi e per niente dominando su di essi, semplicemente rendendosi partecipe anch’egli di questa natura.

Poiché l’essere umano è un cosmo in miniatura; un individuo che manifesta processi analoghi a quelli che si presentano nell’intero universo, anche il medico cinese può guardare il suo paziente come un pittore si rivolge al paesaggio che ritrae.

Il medico cinese considera il corpo umano come un’entità organica che si inserisce armoniosamente nell’intero universo. Ed essendo la vita dell’universo uno scambio continuo di flussi fra Cielo (che è Yang) e Terra (che è Yin), l’uomo svolge la sua esistenza nel ‘vuoto mediano’ (lo Spazio) che è formato dall’unione dei 6 Soffi (4 punti cardinali e due direzioni: verso l’alto e verso il basso). Senza l’involucro Cielo/Terra l’uomo non è comprensibile, infatti – secondo la MTC – la salute dell’uomo è una particolare manifestazione della salute Cielo/Terra.
Prima di iniziare un trattamento di MTC, il medico cinese è particolarmente attento nell’individuare i segni che portano a una diagnosi precisa. La frase a 4 caratteri “Wan wen Wen Qie” (letteralmente “Guardare, Sentire, Domandare, Percepire”) dà il senso dell’accurato atteggiamento clinico della medicina orientale. È solo attraverso un’indagine diagnostica approfondita (che si avvale talvolta anche di esami di tipo occidentale) che si può arrivare a individuare il quadro clinico d’appartenenza del paziente e proporre una terapia adeguata e strettamente personalizzata .

Anche dal punto di vista della classificazione degli organi, la medicina cinese differisce da quella occidentale. Gli organi del corpo cinesi sono molto diversi da quelli considerati dalla nostra medicina e, inoltre, sono sempre trattati facendo riferimento alle loro funzioni e in relazione con gli altri organi e le altre parti del corpo. E quando si manifesta la malattia – che per i cinesi è sempre manifestazione di un quadro clinico disarmonico – occorre lavorare sull’alterazione di queste relazioni e funzioni, regolando attraverso i canali del Qi (i cosiddetti Meridiani) il flusso di energia necessaria a nutrire correttamente ogni singola parte dell’organismo.

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