La commozione dell’olfatto

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– di Daniela Albertacci –

Le commozioni dell’olfatto. Perché è tanto difficile parlare di odori

Ma come potevo io descrivere a parole la sensazione languida e feroce che avevo provato la sera prima al ballo mascherato quando la mia misteriosa compagna di valzer con un gesto pigro aveva fatto scorrere lo scialle di velo che separava la sua bianca spalla dai miei baffi e una nuvola striata e flessuosa m’aveva aggredito le narici come se stessi aspirando l’anima di una tigre?… Era appunto questo che io chiedevo… dare un nome a una commozione dell’olfatto.
Italo Calvino

Quando parliamo di comunicazione, e quindi di trasmissione di conoscenza, ci troviamo a cavallo di tra mondi: l’uno in cui i protagonisti sono i sensi che trasmettono conoscenza al soggetto, l’altro in cui i protagonisti sono i soggetti che ridanno senso alle “cose conosciute” attraverso le parole. Si comunica cioè, ancor prima che mediante il codice lessicale, nel momento in cui i canali sensoriali stabiliscono un’empatia, una comunione, un legame con ciò che ci circonda.

La comunicazione olfattiva
Nella percezione della realtà abbiamo cinque possibilità: occhi, mani, lingua, orecchie, naso. Quanto percepito, quindi, appartiene necessariamente ad uno dei seguenti sottosistemi di segni: visivi, tattili, gustativi, acustici e olfattivi. Nelle medesime tipologie, allo stesso modo, si inseriscono i segni mediante i quali siamo noi a comunicare in qualità di soggetti emittenti.

Quando sia emittente che ricevente sono, quindi, due soggetti pensanti, se la parola è il segno più adeguato a veicolare il contenuto del messaggio, il linguaggio dei sensi risulta il più funzionale a creare quel sentimento di condivisione necessario a completarne la giusta comprensione. Non c’è nessun mezzo, infatti, in grado di trasmettere un significato autenticamente umano migliore del “rapporto umano” stesso. Per questo, quanto è maggiore la distanza tra soggetto e oggetto della percezione, tanto più i sensi sono da considerarsi superficiali ed è il caso dell’ascolto e della vista. Negli strati profondi, invece, sono collocati il tatto e l’olfatto, facoltà che determinano una co-percezione del corpo soggetto e del corpo oggetto: assorbiamo un profumo ma siamo contemporaneamente assorbiti da esso; tocchiamo le cose e simultaneamente siamo toccati (anche il gusto rientra tra i sensi profondi perché nasce dall’unione di aromi e sensibilità tattile). Ma è attraverso l’olfatto che il mondo si impone a noi complice dell’atto primo, necessario e involontario del respiro. Il che lo rende l’unico senso a non avere ostacoli di trasmissione, poiché agisce nell’atto percettivo senza limiti di distanza (come il tatto), di luce (come la vista) o di frequenza sonora (come l’ascolto).

Per gli odori non ci sono mai parole
Per lo stesso motivo l’olfatto è l’unico senso ad essere più forte della nostra noncurante indifferenza, dovuta all’estrema importanza che viene data alla parola a fronte della sua funzionalità comunicativa, nei confronti dell’osservazione, della comprensione e dell’uso della comunicazione sensoriale. Questa superiorità dell’olfatto si testimonia anche nel lessico quando utilizziamo espressioni come: “andare a naso”, “a naso non mi convince”, “sento odor di novità”, “c’è odor di guai”… o quando estendiamo il significato del verbo sentire dalla sensazione olfattiva alla percezione in generale delle qualità sensibili del mondo (cosa che accade anche in francese per il verbo sentir).

Ma quando si tratta di esprimere verbalmente un odore, allora la questione diventa complessa. Come dicevamo all’inizio, c’è una seconda parte della comunicazione in cui i protagonisti sono i soggetti che ridanno senso alle “cose conosciute” attraverso le parole, ovvero strutturano contenuti condivisi dentro forme espressive comuni. Qui la percezione sensoriale perde gran parte della sua dimensione completa di unione con la realtà per divenire riconoscimento di una convezione di significato (cultura) esprimibile attraverso una convenzione linguistica. L’unico senso a non essere inscrivibile dentro una comune struttura semantico/sintattica è ancora una volta l’olfatto, poiché risulta difficilmente condivisibile e quindi inesprimibile.

L’odore e l’essenza delle cose
Se questo è vero ogni esperienza olfattiva, arrestandosi ad un livello anteriore rispetto alla produzione linguistica convenzionale, può essere considerata una frazione preziosa dell’originaria, individuale e totalizzante esperienza sensoriale. L’olfatto, mantenendo la primordialità comunicativa, permette di cogliere quell’empatia e comunione tra noi ed il mondo vissuta nella sua compiutezza, senza limitarsi dentro accordi convenzionali. Sul piano trascendentale, seguendo il grande filone della Filosofia della Natura, possiamo definire il profumo quale mezzo di comunicazione dell’ineffabile.

Il dialogo odorifero con Dio
Studi antropologici hanno individuato la tendenza comune in tutte le civiltà ad attribuire al profumo il ruolo di strumento di comunicazione tra uomini e divinità, parlando di un vero e proprio dialogo olfattivo. Le dense nubi profumate, infatti, vengono usate durante le celebrazioni di molti riti religiosi per le quali l’incenso, uno dei profumi più antichi al mondo, è rimasto patrimonio comune legato al trascendente. Affinché l’olfatto esplori l’invisibile, indaghi l’inafferrabile inaccessibile agli altri sensi, tentando di captare l’effluvio del divino. Numerose le testimonianze in proposito. Dagli egiziani, che credevano che dopo la morte sopravvivesse un’anima che si nutriva degli aromi appositamente preparati per la sepoltura, perché contenenti lo spirito della vita, agli scritti della religione cristiana che parlano degli aromi della natura quali custodi delle segrete Intelligenze che l’Onnipotente volle in loro celare. Ed è ancora l’olfatto ad essere protagonista in due dei momenti più significativi del Vangelo. Quando i Re Magi offrono ad Emmanuel incenso e mirra, due resine profumate preziose e rare, e quando la Maddalena riscatta i suoi peccati ungendo di profumo i piedi di Gesù. Forse perché quel gesto semplice, involontario e necessario, del respirare possa aiutare ad andare oltre. All’essenza.

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