Il corpo e il dolore

di admin

Il Papa di nuovo al “Gemelli” dopo quindici giorni dalle dimissioni da quell’ospedale. la condizione del suo corpo, che tanto commuove i fedeli, fa sorgere anche la domanda se in quelle condizioni il Papa può ancora svolgere la sua funzione di Vicario di Cristo, o non siano preferibili le sue dimissioni per evidenti difficoltà di dirigere una Chiesa che annovera nel mondo milioni di fedeli. Il rifiuto del Papa a dimettersi è naturalmente accolto, Ma a me pare più per obbedienza che per fede.

E allora la domanda è: quanta conoscenza delle Sacre Scritture e quanta fede circola ancora tra coloro che pongono il problema delle dimissioni del Papa a partire dallo stato di sofferenza del suo corpo?

Io che non ho fede penso che, a differenza di noi tutti, il Papa non consideri più il suo corpo come qualcosa di ” SUO “, ma come qualcosa di radicalmente e profondamente iscritto nella sua fede, di cui non più lui ma Iddio può disporre.

Per cui la domanda delle sue dimissioni non a lui dovrebbe essere rivolta ma, se fosse possibile, a Dio.

Ma che dice la sua fede a proposito del corpo e del dolore?

Dice che il corpo è «il tempio dello Spirito Santo» (1 Cor 6,19), e che, l’uomo deve glorificare Dio nel proprio corpo». Si dirà che il corpo del Papa è giunto a un livello di sofferenza tale il cui protrarsi potrebbe far pensare che, per il Cristianesimo, Dio si glorifica non tanto nel corpo, quanto nel dolore. Ebbene si. Perché se è vero che nell’Antico Testamento la sofferenza era vista spesso come una maledizione, nel Nuovo Testamento diventa beatitudine, o come dice Paolo: «Il sovrabbondare della gloria in tutte le tribolazioni».

“Servo dei servi», come vuole una delle tante definizioni della funzione pontificia, come fa il Papa a sottrarsi all’annuncio della sua fede che dice: «La sofferenza è una prova altissima che Dio riserva ai servi di cui è fiero» (Gen 22). Il servo conosce la sofferenza nelle sue forme più terribili e scandalose. Come dice Isaia essa ha compiuto su di lui tutte le sue devastazioni e lo ha sfigurato a tal punto da non provocare neppure più la compassione. E questo non per un accidente o per un momento tragico, come quando il Papa è stato colpito dalla pallottola a suo dire «de- viata dalla Madonna» e poi fatta incastonare nella corona della statua di Fatima. ma come connotato della sua esistenza che lo configura come vuole l’espressione di Isaia: «Uomo dei dolori».

Se proseguiamo nella lettura di Isaia proprio qui sta: «Il successo del disegno di Dio» (53,10). Innocente «egli intercede per i peccatori», offrendo a Dio non soltanto la supplica del cuore,ma «la sua propria vita in espiazione», «lasciandosi confondere con i peccatori, per prendere su di se le loro colpe». Portando su di se tutta la sofferenza e i peccati del mondo, nell’obbedienza, egli ottiene per tutti “pace e guarigione».

Se così parlano i testi rivelati, volete che il Papa, dimettendosi, trasgredisca il disegno di Dio e nasconda “il braccio di Jahve” che trasforma lo scandalo supremo in meraviglia inaudita? Se a ciò si aggiunge che il Papa è il Vicario di Cristo. non possiamo dimenticare che Cristo è l’uomo dei dolori. in cui si incarna la misteriosa figura del servo sofferente, sensibile a ogni dolore umano.

La sofferenza. dice Giovanni, è beatitudine perchè prepara ad accogliere il Regno. permette di “rivelare le opere di Dio” (9,3), “la gloria di Dio e quella del Figlio di Dio”.

Gesù “si turba” al pensiero della passione. il suo dolore diventa angoscia mortale, concentra tutta la sofferenza umana possibile, dal tradimento fino all ‘ abbandono di Dio. Questo momento coincide con il dono espiatorio della sua vita, per il quale è stato inviato nel mondo secondo gli eterni disegni del Padre (Atti 3,18)

Gesù si sottomette obbedientemente e amorosamente. La sua passione scandalizza Pietro e i suoi discepoli, come la sofferenza irrimediabile del Papa scandalizza quanti temono per le sorti della Chiesa. Ma «se il Maestro ha conosciuto sofferenze e tribolazioni, i discepoli devono seguire la stessa via» (Gv 15.20) .

Se, come dice Paolo: «Il cristiano non è più lui che vive, ma Cristo che vive in lui», le sofferenze del cristiano sono le sofferenze di Cristo in lui». E come Cristo «pur essendo Figlio, imparò, per le cose patite, l’ obbedienza». così bisogna che noi «affrontiamo con costanza la prova che ci è proposta, fissando i nostri occhi sul capo della nostra fede che tollerò una croce». perchè Cristo si è fatto solidale con coloro che soffrono, e lascia ai suoi la stessa legge (1 Cor 12,26), affinchè la vita di Gesù sia anch’essa manifestata nel nostro corpo». È allora evidente che chiedere al Papa di dimettersi o interrogarsi sulle sue possibili divisioni equivale a chiedere al Papa di sconfessare la sua fede; di rinunciare alla testimonianza, quella più dolorosa. perchè infligge la sofferenza nel corpo stesso. il quale. lo ripetiamo, per un Papa che ha fede, non è più «suo», e quindi non può più disporne, perchè appartiene alla sua fede .

– tratto da La Repubblica del 25 febbraio 2005 –

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