Liberarsi dalla paura di morire

di admin

– da “Avere o essere?” di Erich Fromm –

Unica è la via – insegnata dal Buddha, dal Cristo, dagli stoici – per il superamento effettivo della paura della morte, ed essa consiste nel non aggrapparsi alla vita, nel non sperimentarla come un possesso. La paura della morte non è effettivamente ciò che sembra, cioè il timore che la vita si arresti. La morte non ci concerne, per dirla con Epicuro, dal momento che “finché siamo la morte non è ancora; ma quando la morte è, noi non siamo più”. Certo può esserci paura per la sofferenza e il dolore che possono procedere il decesso. Ma è una paura diversa da quella della morte. Sicché, se la paura della morte può sembrare irrazionale, così non è se la vita è sperimentata come possesso, perché in tal caso non si ha paura della morte, bensì di perdere ciò che si ha: avverto la paura di perdere il mio corpo, il mio io, i miei possessi, la mia identità; la paura di affrontare l’abisso della non identità, dell'”essere perduto”.

Vivendo secondo la modalità dell’avere, non si può non temere la morte, e nessuna spiegazione razionale basterà a toglierla di mezzo. Essa però può essere diminuita, anche nell’ora stessa del decesso, dalla riaffermazione del nostro legame con la vita, dalla risposta all’amore altrui capace di suscitare il nostro stesso amore. La liberazione dalla paura di morire non dovrebbe però essere intesa come preparazione alla morte, bensì come un continuo sforzo volto a ridurre la modalità dell’avere e ad aumentare la modalità dell’essere. Per dirla con Spinoza, il saggio pensa alla vita, non alla morte. Le istruzioni su come morire sono in effetti le stesse su come vivere; quanto più ci sbarazziamo della brama di possesso in tutte le sue forme, soprattutto quella dell’attaccamento all’io, tanto minore sarà la paura di morire, dal momento che non ci sarà nulla da perdere.

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