Edipo, il destino del figlio

di admin

– da “Psicologia conoscere se stessi e gli altri – i problemi della famiglia”, Curcio Editore –

Tutti conoscono il mito di Edipo, secondo cui, per una tragica fatalità, egli uccide il padre che incontra e non riconosce e finisce per sposarne la vedova, in cui non ravvisa la propria madre. Freud ha ripreso questo mito per porlo a emblema della situazione psichica del bambino:

non si può mai essere soli di fronte alla propria madre, poiché anche quando ci si pone in due in realtà si è sempre in tre. E’ un po’ il mistero della Trinità cristiana, spogliata delle connotazioni più direttamente sessuali, per cui Dio è insieme uno e trino. In questo triangolo, il bambino è sempre la parte più debole, la parte – per così dire – perdente. […] di fronte al Padre il bambino è perdente: egli è il più grosso, il più forte. Anche Cristo perde l’onnipotenza che gli permetteva di miracolare e muore sulla croce, secondo la volontà del Padre. E quando qualcuno uccide il padre e ne prende il posto accanto alla Madre, allora avvengono le peggiori disgrazie. Il mito di Edipo è lì a ricordarlo.[…] C’è una parte del mito di Edipo che non è così conosciuta come l’episodio centrale. E’ la profezia che l’oracolo fa al padre Laio prima ancora che Edipo nasca: egli sarò ucciso per mano del figlio. Tutta la tragedia nasce sulla scorta di questa profezia: Laio, quando nasce il figlio, dà l’incarico ad un servo di portarlo lontano dalla città e di ucciderlo; questi però ne ha pietà e lo affida a due pastori; edipo quindi cresce e, nel suo ritorno alla famiglia di Tebe, diventa l’esecutore del volere divino. Se noi leggiamo questa prima parte con gli strumenti che la psicologia del profondo ci dà, scopriamo che anche il figlio rappresenta un rivale per il padre. C’è una voce che dice a Laio che il figlio è pericoloso quando esso non si è ancora realmente palesato come pericolo. Durante la gravidanza la donna pone un po’ tra parentesi il proprio lato sessuale e si trasforma gradualmente in madre, e la cosa non avviene con gli stessi tempi per il padre, che non porta dentro di sé materialmente il figlio. Il figlio che deve nascere (ma anche quando è nato) è presente come fantasia in lui e riattiva certi vecchi fantasmi che fino ad allora erano rimasti sepolti. Esso attiva altri fantasmi anche nella madre, l’ambivalenza dei qualisi può cogliere durante la nascita, momento in cui la madre attraversa timori di danneggiare il bambino, ma anche di essere da lui danneggiata.

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