I rituali

di admin

Tutta la nostra vita e quella dell’universo è fatta di ripetizioni senza fine: è lo stratagemma con cui la natura si riproduce e vive.

La ripetizione non è soltanto monotonia (che significa “un solo tono”), ma è anche il sistema con cui funzionano la memoria, la musica, e un’infinità di applicazioni tecnologiche dal computer alle antenne dei cellulari. Aiutandoci a costruire la nostra identità e sicurezza, a partire da quando nasciamo. La ripetizione è una certezza, ci fa risparmiare tempo ed energie ed è anche la nostra chiave di interpretazione del mondo: è qualcosa che ci aspettiamo dagli altri. Non a caso, se una persona si comporta diversamente da come la conosciamo, ci disorienta. Insieme all’imitazione, è il sistema con cui dall’infanzia apprendiamo gesti, comportamenti, linguaggi. Ma può anche divenire una gabbia, provocare noia, assuefazione, disturbi ossessivi, dai tic nervosi all’espletamento coatto di rituali quotidiani. Queste manie, più o meno gravi, servono tutte a vincere l’ansia, nel tentativo di controllare la realtà. Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) La gente con disturbi ossessivi compulsivi ha pensieri persistenti che li spaventa (ossessioni) e usa i rituali (costrizioni) per controllare l’ansia prodotta da questi pensieri. La maggior parte delle volte i rituali finiscono col controllare loro stessi. Per esempio, se le persone sono ossessionate con i germi o la sporcizia, possono sviluppare una costrizione a lavare le mani più e più volte. Se sviluppano un’ossessione con gli intrusi, possono aprire e chiudere a chiave le loro porte molte volte prima di andare a letto.
Essere impauriti dalla fobia sociale può spingere le persone a pettinarsi i capelli compulsivamente e succede che a volte restino catturate davanti uno specchio senza riuscire ad allontanarsi da esso. Adempiere a tali rituali non è piacevole. Nel migliore dei casi, produce un sollievo temporaneo dall’ansia generata dai pensieri ossessivi. Altri rituali comuni sono la necessità di controllare ripetutamente le cose, toccare le cose (particolarmente in una sequenza particolare), o contare le cose. La gente con disturbi ossessivi compulsivi può anche essere fissata con l’ordine e la simmetria, ha difficoltà a gettare le cose (che accumula), o raccoglie oggetti non necessari. Anche la gente in buona salute ha rituali, come controllare per vedere se i fornelli sono spenti parecchie volte prima di uscire di casa. La differenza è che le persone con DOC eseguono i rituali anche se farli interferisce con la vita quotidiana e trovano angosciante la ripetizione. Anche se la maggior parte degli adulti con DOC riconoscono che quello che stanno facendo è senza senso, alcuni adulti e la maggior parte dei bambini potrebbero non rendersi conto che il loro comportamento è fuori dall’ordinario. Questo disturbo interessa circa 0.5 milioni di adulti italiani; il problema può essere accompagnato da disturbi alimentari, altri disturbi d’ansia o da depressione. Colpisce uomini e donne approssimativamente nello stesso modo e il corso della malattia è abbastanza vario. I sintomi possono venire ed andare, diminuire col tempo o peggiorare. Se DOC diventa serio può impedire a una persona di lavorare o portare avanti le normali attività domestiche. Il disturbo ossessivo-compulsivo (D.O.C.) si inserisce all’interno della categoria dei disturbi d’ansia. Fanno parte della stessa categoria il disturbo di panico, l’agorafobia, le fobie specifiche ed il disturbo d’ansia generalizzato. Il motivo che ha spinto ad inserire il D.O.C. all’interno della categoria dei disturbi d’ansia sembra essere legato alla funzione che hanno i riti e le ossessioni, cioè quello di controllare l’angoscia. Il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, descrive così il disturbo ossessivo-compulsivo: A) Ossessioni e compulsioni. le ossessioni sono da intendersi come definite dai seguenti quattro punti: 1. pensieri, impulsi o immagini ricorrenti e persistenti, vissuti, in qualche momento nel corso del disturbo, come intrusivi o inappropriati, e che causano ansia o disagio marcati 2. i pensieri, gli impulsi, o le immagini non sono semplicemente eccessive preoccupazioni per i problemi della vita reale 3. la persona tenta di ignorare o di sopprimere tali pensieri, impulsi o immagini, o di neutralizzarli con altri pensieri o azioni 4. la persona riconosce che i pensieri, gli impulsi, o le immagini ossessivi sono un prodotto della propria mente (e non imposti dall’esterno come nell’inserzione del pensiero). le compulsioni come definite dai seguenti due punti:
1. comportamenti ripetitivi (per es. lavarsi le mani, pregare, controllare), o azioni mentali (per es. pregare, contare, ripetere parole mentalmente) che la persona si sente obbligata a mettere in atto in risposta ad un’ossessione, o secondo regole che devono essere applicate rigidamente. 2. i comportamenti o le azioni mentali sono volti a prevenire o ridurre il disagio, o a prevenire alcuni eventi o situazioni temuti; comunque questi comportamenti o azioni mentali non sono collegati in modo realistico con ciò che sono designati a neutralizzare o a prevenire, oppure sono chiaramente eccessivi. Occorre inoltre osservare se le ossessioni o compulsioni causano disagio marcato, fanno consumare tempo (più di 1 ora al giorno), o interferiscono significativamente con le normali abitudini della persona, con il funzionamento lavorativo (o scolastico), o con le attività o relazioni sociali usuali e se la persona non riconosce che le ossessioni e compulsioni sono eccessive o irragionevoli. Le ossessioni sono definite come pensieri egodistonici e le compulsioni come delle azioni che assumono la forma di un rito, ovvero il soggetto ha la necessità, il dovere, di attuarle allo scopo di alleviare l’ansia e l’angoscia. La caratteristica di tali azioni ritualizzate è che l’individuo non può farne a meno. Da un punto di vista psicodinamico, o più strettamente psicoanalitico, si pensa che nel paziente con tale disturbo ci sia una sorta di “regressione” ad una fase di tipo anale. Tale regressione sembra inoltre possibile grazie ad una fissazione a tale fase causata da problemi in un periodo di transizione dalla fase anale alla prima infanzia (Nemiah, 1988). Per mezzo della regressione si avrebbe inoltre uno scollamento della fusione tra pulsioni di tipo aggressivo e di tipo sessuale caratteristica della fase edipica. Pertanto i sentimenti di amore ed odio, non più fusi, producono nel paziente una forma di ambivalenza. Il paziente si consuma nel dubbio rispetto a ciò che le proprie azioni possono produrre, causato dalla simultanea presenza di sentimenti d’amore e di odio legati ad un stesso “oggetto”. Forme di difesa tipiche sono: l’isolamento, la formazione reattiva, l’intellettualizzazione, l’annullamento retroattivo.
Tale difese servirebbero per fronteggiare le primitive pulsioni sessuali e aggressive che hanno necessità di essere controllate e quindi contenute. Secondo il punto vista psicofisiologico, eventi ambientali di tipo relazionale intervengono sull’individuo in quanto è impensabile che esso sia isolabile dal suo contesto di vita. Però l’organismo per riconoscere se stesso e quindi i suoi stati subisce delle modificazioni fisiologiche di tipo periferico dovute alla presenza di stimoli. Tali modificazioni offrono all’organismo, la sensazione del proprio stato e si possono presentare come una sindrome o un disturbo oppure come basi biologicamente fondate o modificazioni fisiologiche. Il clinico dovrà sempre tenere presente che davanti a se avrà una persona non scomponibile in compartimenti stagni e soprattutto che molti pazienti con DOC sembra che si aggrappino ai propri sintomi, resistendo con tenacia agli sforzi terapeutici. Questo perché i sintomi offrono al paziente una sicurezza di fondo, cioè li proteggerebbero da una sorta di disintegrazione psicotica. Esistono diverse possibilità di intervento, tra le quali ancora ad oggi molti professionisti ritengono quella psicofarmacologica quasi indispensabile, insieme ad un trattamento psicoterapeutico. In ogni caso è sempre utile rivolgersi ad uno psicologo che, conoscendo aggiornamenti sulle possibili forme di intervento, saprà consigliare, dopo un’attenta valutazione, la forma di trattamento psicologico più indicata per ogni singolo caso, poiché l’intervento psicologico è attualmente uno degli strumenti più efficaci nella remissione di sintomatologie, come quelle presenti del disturbo ossessivo-compulsivo, legate a stati ansiosi ed ansioso-depressivi.

Fonti utilizzate: Focus – Novembre 2007 – “Siamo tutti ripetenti :tic e rituali” E SRM Psicologia Rivista: Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC). – 2007 Ansia Panico Depressione.

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