Neonati: ogni urlo ha un senso

di admin

I neogenitori che devono affrontare il pianto di un neonato prima o poi si chiederanno se non esista una formula magica per farlo smettere. Dopo aver tentato tutto o quasi, il livello di sopportazione tende a diminuire in maniera inversamente proporzionale alla durata del pianto.

Ma c’è anche chi il pianto dei neonati lo ascolta volentieri, per lavoro e per passione, cercando di analizzarne le armonie musicali e scoprirne i significati espressivi. E’ il caso della ricercatrice Daniela Lenti Boerio, docente di psicobiologia e psicologia fisiologica all’Università della Valle d’Aosta. Nata sessanta anni fa a Milano, medico specializzato in anestesia e rianimazione, si occupa da anni di psicobiologia del neonato umano e di pianti neonatali ne ha ascoltati e studiati a centinaia. «La mia ricerca è iniziata nel ’92, all’ospedale S. Paolo di Milano – spiega – con un archivio di circa cento vagiti registrati in varie situazioni della giornata del neonato. In Valle d’Aosta abbiamo registrato il pianto e le lallazioni di dieci neonati nel loro ambiente, a casa. Il progetto è stata realizzato con finanziamenti del Fse (fondo sociale europeo) e dei Prin (progetti a rilevanza nazionale)». Disarmonia Nelle prime settimane, con il pianto, il bambino esprime tutti gli stati d’animo.
A due settimane di età il pianto rappresenta circa il 97 per cento dei suoni emessi. «Dal momento che il pianto del neonato possiede caratteristiche di tipo ritmico, melodico e timbrico, se ne possono considerare le caratteristiche anche da un punto di vista proto musicale. Con l’aiuto di 40 musicisti dell’Institut musical di Aosta abbiamo analizzato in via preliminare gli aspetti ritmici, definiti come unità sonore nel tempo, melodici e frequenziali dei pianti di neonati maschi e femmine registrati nei primi quattro giorni di vita in tre diversi contesti di stimolazione: il dolore in seguito ad un prelievo ematico di routine, il movimento improvviso generato nel corso di un esame neurologico, e la fame, 30 minuti prima della poppata». Risultato: il pianto dei neonati è un suono non gradevole, disarmonico, ai limiti dell’avversione.
«Questo spiega anche il perché il pianto rappresenti l’elemento scatenante dell’abuso sui minori, in genere da parte della madre – aggiunge Lenti Boerio- da un questionario somministrato ad alcune madri in Belgio è emerso che molte di loro avevano cercato di far smettere di piangere il loro bambino soffocandolo con il cuscino o schiaffeggiandolo». Unico Ogni singolo neonato piange in modo unico, utilizzando in modo privilegiato una combinazione personale dei parametri acustici. Le ricerche condotte dall’università di Aosta hanno dimostrato che è possibile discriminare il pianto dei neonati a livello individuale utilizzando una procedura statistica sui dati numerici misurati su ogni singolo vagito.
«Prestando attenzione al ritmo, all’intensità e alle pause si può arrivare a distinguere rapidamente un pianto di fame, da uno di dolore, di stanchezza o di richiamo» assicura la docente che aggiunge: «Ad esempio nel pianto per stanchezza il bambino inizia a piagnucolare piano per poi intensificare il timbro, fino ad un pianto di forte spossatezza. Il pianto da fame invece è fatto di piccoli singhiozzi, simili a versetti o sospiri, accompagnati da un movimento delle labbra come per voler succhiare». Si sa ancora molto poco su come le caratteristiche del pianto si modificano a mano a mano che i bimbi crescono. «I risultati dimostrano comunque che non è affatto vero che i piccoli presi in braccio ogni volta che piangono crescano viziati e lamentosi – conclude la ricercatrice – anzi. Se nei primi tre mesi di vita si tiene spesso il neonato tra le braccia, lo si culla oppure lo si appoggia al petto dentro al marsupio, i pianti man mano diminuiranno di intensità e di durata; non diminuiranno, invece, se lo si lascerà piangere a lungo senza intervenire».
I genitori dei neonati prendano nota. IL TRADUTTORE Intermittente: noia Se il pianto è ad intermittenza spesso il neonato piange per noia, mentre il pianto per un malessere è molto forte e vigoroso, dovuto spesso a piccole coliche, molto frequenti nei neonati. Crescente: stanchezza Nel pianto per stanchezza il bambino inizia a piagnucolare piano per poi intensificare il timbro, fino ad un pianto più intenso di forte spossatezza. Forte e continuo: dolore I pianti di dolore sono spesso molto chiari anche per genitori inesperti: il bambino urla a squarciagola se il biberon o l’acqua del bagnetto sono troppo caldi. Singhiozzante: fame Il pianto da fame invece è fatto di piccoli singhiozzi, simili a versetti o sospiri, accompagnati da un movimento delle labbra come per voler succhiare.

Fonte

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=38&ID_articolo=1306&ID_sezione=243&sezione=

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