Attenti all’uomo cyborg

di admin

– di Giuseppe O. Longo –

Dalla testa ai piedi il corpo umano, in particolare la pelle, è un ottimo conduttore elettrico, ed è quindi capace di trasmettere la linfa vitale del nostro tempo: l’informazione. Ciascuno di noi potrebbe diventare una “rete personale informatica” che collega tra loro una quantità di piccoli dispositivi elettronici, dai telefoni cellulari agli assistenti personali digitali ai palmari ai riproduttori di musica. Non solo: una parte dell’epidermide, ad esempio l’avambraccio, potrebbe diventare una tastiera per comandare questa congerie di macchinette. Tutto ciò potrebbe essere una curiosità futuribile sulla strada del post-umano ciborganico di cui molti parlano ormai da tempo. Il fatto straordinario è che il 22 giugno scorso la Microsoft è riuscita a ottenere un brevetto su “metodi e apparecchiature per trasmettere energia elettrica e dati usando il corpo umano”.
È vero che il vantaggio di eliminare i cavi elettrici o i segnali radio in uso oggi sarebbe controbilanciato dal fastidio di avere tutti questi apparecchietti appesi alla pelle con piccoli elettrodi, e quindi di strada da fare ce n’è ancora parecchia, ma qui non interessa approfondire gli aspetti tecnici. Piuttosto premono alcune osservazioni generali. La prima è che l’ibridazione uomo-macchina procede a ritmo spedito e il corpo, invaso e trasformato dall’elettronica, dalla robotica e dalla spintronica, diviene sempre più un oggetto e perde le residue caratteristiche personali di unicità e sacralità, per essere infine esposto, merce tra merci, sulle bancarelle del mercato totale. Medici, biologi, ingegneri e tecnici fanno del corpo il teatro di una sperimentazione totale che per alcuni ci sta portando verso un futuro vertiginoso di semidèi e che per altri all’opposto sconfina nella profanazione di ciò che abbiamo di più intimo e individuale.

La seconda osservazione riguarda le potenzialità riabilitative della tecnologia. Chi, per nascita o per incidente, soffra di una grave menomazione può, in tutto o i n parte, riacquistare la motilità o altre capacità grazie all’impianto di sensori che captano i segnali nervosi dalle parti illese del corpo e li trasmettono a stimolatori capaci di muovere gli arti paralizzati. Addirittura persone colpite da perdita motoria totale sono in grado di scrivere al computer o spostare la loro sedia a rotelle usando i movimenti oculari o le onde cerebrali. Si può anche pensare, nel caso di persone “normali”, a un complesso di sensori collegati alla pelle capaci di registrare istante per istante il valore di certe variabili corporee importanti (frequenza cardiaca, pressione arteriosa…) e di fornirle al medico con una semplice stretta di mano.
Ma c’è un’osservazione più fondamentale, che riguarda la concessione di un brevetto su una parte del corpo umano. Alcuni gruppi che si battono per le libertà civili hanno protestato con vigore contro il brevetto per l’uso della pelle umana concesso alla Microsoft. D’altronde non sono una novità i tentativi compiuti dalle grandi multinazionali di brevettare organismi viventi, con genoma modificato, in genere per uso agricolo. Si entra qui in un terreno delicatissimo, che non riguarda solo la tecnologia, ma riguarda essenzialmente la politica, l’etica e i valori che una società intende conservare o modificare. La forza del mercato è tale che ogni resistenza rischia di essere spazzata via, ma è bene almeno capire che cosa si rischia di perdere, e su questo fronte la confusione è molta. Bisogna recuperare il senso del limite.

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