La mamma artificiale

di admin

– di Umberto Galimberti –

Creato in America un utero in cui l´embrione può svilupparsi fuori del corpo femminile

Un gruppo di ricercatori americani ha creato il primo utero artificiale in cui l´embrione può svilupparsi fuori dal corpo femminile. La tecnica non è ancora collaudata, ma il team di scienziati ha già creato in laboratorio prototipi di uteri con cellule estratte da corpi femminili. Successivamente vi ha impiantato embrioni che si sono attaccati alle pareti di questi contenitori e hanno incominciato a svilupparsi. Quindi gli esperimenti sono stati interrotti dopo sei giorni a causa della normativa Usa sulla riproduzione artificiale.

Se con la fertilizzazione in vitro già era diminuito il ruolo dell´uomo nei processi di fecondazione, con l´utero artificiale anche il ruolo della donna potrebbe essere relegato a quello di semplice fornitrice di cellule. Dopo di che il nostro corpo, sia quello maschile sia quello femminile, saranno definitivamente degradati al rango di semplice materia prima da cui la tecnica preleva quanto le serve per la creazione del suo mondo.

Quel che qui mi interessa non è l´ennesimo dibattito etico, che inevitabilmente si aprirà sulla liceità di simili procedimenti nel concepimento della vita umana, e neppure le pietose giustificazioni degli scienziati che adducono, a prova della bontà dei loro esperimenti, la possibilità di generare anche per le donne che hanno l´utero danneggiato. Quel che qui mi interessa è che noi non ci rendiamo assolutamente conto che giorno dopo giorno il rapporto uomo-natura, su cui finora abbiamo costruito il nostro mondo, sta definitivamente tramontando a favore di un mondo, quello che la tecnica va costruendo, dove l´uomo e la natura sono ridotti a semplici depositi di materia prima, da prelevare e utilizzare per il puro piacere della sperimentazione, nonché per i vantaggi economici che, prima o poi, per qualcuno ne potranno derivare. Del resto per la tecno-scienza vale il principio che, in ogni pratica sperimentale, “si deve ottenere tutto ciò che si può ottenere”, indipendentemente dagli scopi, dalle applicazioni e dalle conseguenze. Che può fare a questo punto l´etica? Implorare la tecnica che può di non fare ciò che può?

Ciò avviene in occasione di ogni scoperta scientifica, quando questa dà l´impressione di oltrepassare la soglia della comune sensibilità umana. Ma qual è la sua efficacia? La sua efficacia è nulla. Anzi nella sua implorazione l´etica dà anche l´impressione di essere patetica, retrograda, impaurita, o arroccata su principi di cui il progresso scientifico non tarderà a smascherarne il tratto oscurantista.

Può essere. Ma ciò non toglie che lo sguardo che la scienza riserva all’uomo in occasione delle sue sperimentazioni, a cui è affidato il suo progresso, è quello di semplice materiale biologico. E se a noi tutti va bene un simile trattamento perché ormai, per la fiducia incondizionata che abbiamo riposto nella scienza, già abbiamo interiorizzato un simile concetto di noi, lasciamo che la scienza faccia il lavoro suo e non lamentiamoci se poi ciascuno non riesce a trovare per sé un senso e un significato migliore di quello che la scienza gli attribuisce. In fondo siamo cellule e nient´altro che cellule che solo la biochimica e la biologia molecolare sanno leggere e interpretare. Il resto è letteratura.

Dell´utero artificiale non m´importa niente, della letteratura moltissimo, perché la letteratura ci ha insegnato cos’è il sentimento, cos’è l´amore, cosa sono le idee, cos’è la parola, cos’è il dolore, cos’è la comunicazione. Tutte cose che vedo in pericolo se, per effetto dello sguardo scientifico, il concetto di uomo degrada a semplice materiale biologico, dove non è più reperibile alcuna traccia di sé. Il pericolo è questo. Nella mentalità che si va diffondendo ogni volta che al corpo umano preferiamo l´efficienza di una macchina.

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