L'Essenza nella cultura occidentale
#15289
5 Mesi fa
Quando si parla di Essenza, meditazione, spiritualità, viene generalmente immediata l'associazione con la cultura orientale, per lo più cinese, tibetana, induista; e certamente non a torto, poiché è in questi luoghi che "l'approccio" con lo spirito è profondamente radicato e di natura diversa da quella di noi occidentali, tendenzialmente (molto tendenzialmente) rivolti invece al fare, tutt'al più al sapere, ma molto poco all'essere.
Tuttavia, non mancano anche nella nostra cultura espressioni letterarie di un sentire capace di cogliere, per averla sperimentata, la fusione con l'immenso, con ciò che è fuori e dentro di noi allo stesso tempo, di cui siamo parte come forma effimera e destinata a perire, ma che nella sostanza ci pervade totalmente.
Il Cantico delle creature di San Francesco, ad esempio, esprime con semplicità l'ammirazione per la bellezza del creato, esorta alla pace e all'accettazione della sofferenza, che purifica e conduce alla beatitudine, all'insegna di un superamento della contrapposizione medievale tra il mondo terreno inteso come il regno del male e la realtà ultraterrena; in tutti gli aspetti della natura, compresa la morte, egli vedeva il segno dell'amore di Dio, ovvero, tradotto in termini di spiritualità sganciata dalla religione, l'Essenza, l'immenso, ciò che non si può definire, ma solo sentire con potenza dentro di sé, che non può che farci sentire umili per la caducità della nostra forma e allo stesso tempo partecipi della magnificenza di ciò che vive attraverso di noi.
Anche Leopardi, nonostante l'approdo finale della sua poetica nel meccanicismo e nel pessimismo cosmico, in cui nessuna accettazione risulta possibile per il dolore che pervade il mondo, tuttavia da giovane, nella sua profonda sensibilità, non ha mancato di immortalare momenti di contemplazione e partecipazione totale con l'Infinito. Gli ultimi versi del componimento che porta appunto questo titolo, sono infatti:
{...} E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio :
e il naufragar m'è dolce in questo mare.
Infine Ungaretti, poeta dalla vitalità straordinaria e dirompente, associata ad una sensibilità umana profonda e sofferta.
Di lui riporto solo alcuni versi, presi dalla poesia "I fiumi", in cui ferma nei versi una esperienza individuale ricca di emotività e significato per la riappropriazione della sua stessa identità; esperienza vissuta facendo il bagno nel fiume Isonzo, durante una pausa tra i combattimenti nel corso della I guerra mondiale a cui aveva preso parte.
{...}
Questo è l'Isonzo
e qui meglio
mi sono riconosciuto
una docile fibra
dell'universo
Il mio supplizio
è quando
non mi credo
in armonia
Ma quelle occulte
mani
che m'intridono
mi regalano
la rara
felicità
Un abbraccio a tutti quelli che passeranno di qui...
M. L.