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Venerdì, 31 Ott 2014

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Se l'orgoglio e' piu' forte dell'amore

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Se l'orgoglio e' piu' forte dell'amore
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E’ curioso, ma la parola orgoglio ha conservato un’affinità etimologica con la parola rigoglìo: entrambe deriverebbero dalla stessa matrice del tedesco antico ‘urgol’, che significa notevole. Immaginiamo la nostra pianta preferita nel suo momento di massima espansione, quando si ricopre di germogli nuovi e di foglie brillanti, quando sembra crescere a vista d’occhio e sviluppa i suoi rami e le fronde in un tripudio di vitalità: questa è una pianta rigogliosa che si appropria dello spazio per crescere. Ora, proviamo a pensare ad una persona orgogliosa e cerchiamo di capire cosa abbia un comune con la nostra pianta. Come questa, la persona orgogliosa si impone allo sguardo e mostra la sua forza; non riusciamo ad immaginarla seduta, ma in piedi, con il petto in evidenza e il mento un po’ sollevato: una persona orgogliosa non abbassa lo sguardo e non si ritira davanti a quello degli altri: un po’ come la pianta, solo che, a differenza del vegetale, l’uomo o la donna in questione, hanno una mappa di rappresentazioni mentali, una consapevolezza della propria esistenza e la facoltà di parola. Ecco, adesso davanti a noi ci sono  una pianta e un essere umano. Entrambi rigogliosi e inorgogliti. Ma l’uomo è innamorato, la pianta no.

A mio parere, dove c’è qualcosa che possiamo definire “orgoglio”, è molto difficile che sia presente anche l’amore. Ma cerchiamo di chiarire l’uso che qui si vuole fare dei due concetti chiamati in causa. L’orgoglio è quell’atteggiamento per cui l’individuo avverte di trovarsi ad un livello più alto rispetto agli altri in quanto si ritiene migliore in relazione a qualcosa; chi prova orgoglio si sente importante, crede di dover mostrare qualità personali ritenute positive, spesso nutre un sentimento di rivalsa e rivendicazione. A queste sensazioni può aggiungersi il desiderio di riparare ad una ferita ricevuta e uno stato d’animo che potremmo associare ad una fierezza venata di arroganza e malcelato disprezzo. L’orgoglio non è da confondersi con la dignità e l’amore di sé. La morale cristiana vi ha contrapposto il concetto di umiltà, intesa come negazione dell’importanza personale. In questo senso anche la filosofia buddhista e i sistemi filosofici orientali in generale hanno riconosciuto enorme valore alla capacità di destrutturare quello che da questa parte di mondo chiamiamo “ego”, cioè l’identità del soggetto su cui si è costruito l’intero pensiero occidentale.

Cosa succede, allora, quando l’orgoglio emerge all’interno di una relazione d’amore? In che modo l’orgoglio e l’amore possono sistemarsi tra i due soggetti coinvolti emotivamente? Poniamo il caso che tra i due amanti avvenga una lite e che uno dei due si senta offeso, tradito, sminuito, ferito. Immaginiamo che in lui, o lei, nasca un moto d’orgoglio: quale situazione si verrebbe a creare? Pressappoco questa, volendo essere realistici: il partner che ha ricevuto il colpo reagirebbe con un movimento di chiusura o di attacco finalizzati a difendere la propria identità, la propria immagine; utilizzerebbe l’orgoglio per preservare la sua struttura psichica e non cedere alla sofferenza del danno ricevuto. Perché una persona sceglie di adoperare lì orgoglio come risposta ad un conflitto? Perché si sente frantumato sotto il colpo dell’offesa e, proprio in quel momento, rinforza le difese e innalza barriere per difendere l’integrità e contenere la paura della solitudine. Ma chi stabilisce che l’atto compiuto dal partner sia stato concepito intenzionalmente come un’offesa gratuita, e non sia, invece, il frutto di un equivoco o il riflesso di un disagio personale che nulla a che vedere con la presenza dell’altro? Semplificando: chi dice che l’offesa è veramente tale, così come l’intenzione di danneggiare? E se fosse tutta una percezione falsata della realtà? Se fosse un errore di interpretazione? L’orgoglio avrebbe peggiorato, forse irrimediabilmente, la situazione.