DIVERSITA’ O NORMALITA’ UNA SCELTA CHE IL NOSTRO CERVELLO” NON CAPISCE”…
Cos’è la “diversità”? Solo una parola trovata in contrapposizione alla ”normalità”. I criteri che stabiliscono ciò che è normale e ciò che non lo è cambiano nel tempo a secondo del sistema socio-economico e del periodo storico in cui essi si collocano. Molto spesso il concetto di normalità prescinde da alcuni concetti basilari biologici, umani e relazionali. Questa non vuol essere né una difesa, né una offesa per nessun tipo di mentalità, da chiunque essa provenga al di là del sesso, delle religioni, del colore della pelle, ecc…ma è solo un piccolo contributo per riflettere insieme su alcuni, a mio avviso, “salienti particolari” al latere di tale discorso che non ci va di affrontare nella solita chiave di lettura . Per cominciare dobbiamo fare una incursione veloce in filosofie e tradizioni vicine e lontane entrando nella nostra biologia e servendoci anche del valido aiuto che ci possono dare altre persone che , direttamente o indirettamente, hanno gia scritto qualcosa in merito. La fusione della energia per raggiungere l’equilibrio Secondo la filosofia e la tradizione orientale esistono uno yin ed uno yang, due forme di energia opposte la cui fusione è rappresentata dal ben conosciuto segno del TAO . In ogni forma vivente (dagli uomini alle piante,ecc…) come in ogni fenomeno naturale (vedi il giorno e la notte) queste due forme di energia non sono rigidamente contrapposte pur avendo caratteristiche diverse, anzi, si fondono per creare un equilibrio ottimale . Questo concetto vale anche per la dimensione maschile e femminile, rappresentata nel nostro cervello rispettivamente dall’emisfero destro e sinistro, che per funzionare in maniera fisiologicamente corretta devono necessariamente essere integrati se si vuole intraprendere un giusto percorso di conoscenza ed evoluzione. E’, quindi, dalla integrazione e non dalla separazione che nasce la “normalità” biologica, fisica ed emotiva. I pregiudizi creano comportamenti stagni Spesso pregiudizi e modelli di vita imposti dal sistema creano, invece, gruppi di persone chiusi in comportamenti stagni, rigidi, che escludono la possibilità di un dialogo tra le parti, per cui l’eterosessuale per sentirsi definito deve rinunciare a quella parte morbida di sé (cervello di destra- parte femminile) e l’omosessuale abolisce quella parte che lo spinge all’azione (cervello di sinistra-parte maschile) chiudendosi entrambi in un confronto limitato a chi ha fatto le stesse scelte relazionali. La rinuncia di una di queste parti fa sprofondare nel regno limbico del tutto o del nulla in cui l’infelicità è d’obbligo. Essere uomo oggi Comunque risulta essere più colpito il mondo maschile da questa rigida dicotomia, in quanto le donne esprimono maggiormente la parte maschile di loro stesse nel mondo del lavoro, qualunque esso sia, perché regolato, per lo più, da norme di tipo maschile. Gli uomini, invece, non conoscono il confronto emotivo con il proprio sesso, ma è spesso la competizione che li vede compagni dalle scelte oscillanti essendo prodotti di padri riluttanti, e figli troppo condiscendenti di madri possessive e seduttive. E’ una crisi che ha origine nella latitanza di una figura paterna, nella mancanza di quella “educazione sentimentale” attraverso la quale,da sempre, i maschi adulti trasmettono agli adolescenti ed ai giovani i loro valori etici e le loro qualità psicologiche.Timorosi di rivelarsi inadeguati all’interno della coppia, essi dedicano tutte le loro risorse alla costruzione della immagine, alla cura del corpo, alla ricerca ansiosa del denaro e del successo. Ritrovare il fondamento affettivo ed emotivo Eppure c’è una via di uscita ed un numero sempre maggiore di uomini comincia ad esplorarla .Si tratta di ritrovare il fondamento affettivo ed emotivo del mondo maschile, la “fallicità” principio di espansione e di donazione, riconosciuto e rispettato in ogni cultura e in ogni tempo come indispensabile alla vita. L’uomo che vive attingendo a questa energia profonda smette finalmente di essere insicuro, pauroso quindi aggressivo. Sa di poter donare, di poter generare, ed in ciò riconosce la sua forza e la sua bellezza. Quest’uomo è generoso nei sentimenti, nel lavoro, nel rapporto con gli altri. Riconosce il proprio istinto e lo segue con fiducia, senza paura di essere giudicato troppo delicato e “troppo” disponibile. Riscopre i desideri autentici, recupera spazi personali che aveva liquidato nel terrore di perdere il sostegno madre-moglie. Gradualmente si libera dalle reti dei ricatti affettivi e dalle dipendenze che spesso risalgono ad abusi lontani di cui ha solo un vago e rimosso ricordo. Ritrova la capacità di una vera relazione d’amore leale, rispettosa di sé e dell’altro, libera ed appassionata. Si tratta di ripescare il cuore “Ora si tratta , per ognuno di noi, di ripescare il cuore e l’istinto, sotto la valanga di parole, per lo più astratte, con le quali viene ingombrata la nostra mente, fin da quando siamo bambini, ed i desideri ed i sentimenti sappiamo ancora riconoscerli con la rabbia e l’inquietudine di coloro che hanno a che fare Inoltre Claudio Risè in un suo splendido libro, parlando agli uomini, ci regala questo scritto : con noi. Non è difficile. Ci vuole coraggio. Il coraggio di ascoltare il cuore ed il corpo. Sono strumenti meravigliosi e potenti. Se accettiamo di essere autentici, di fidarci di loro, di pensare un po’ meno, di non aver paura di essere fuori moda, o fuori tempo, cuore ed istinto ci ripagheranno generosamente”. L’alba ed il tramonto fanno parte entrambe delle nostre giornate Questo scritto non è per chi si aspettava di ritrovarsi schierato in una fazione, in una nicchia già preformata in cui annidarsi, di chi ricerca nella vita la certezza a tutti i costi; è l’insicurezza che spinge al cambiamento, sono le difficoltà (senza esagerare nel masochismo) che ci fanno apprezzare la felicità della riuscita, è nella” fase del no” che il bambino cresce, in quella fase in cui gli si pongono limiti e regole ed è nel superamento e nella accettazione di ciò che il piccolo si ingegna ed attiva il suo cervello, impara ad essere seduttivo quando desidera qualcosa e sperimenta il piacere della conquista e della crescita. A cosa serve disquisire, a questo punto, in termini di omo o eterosessualità se non condividiamo la divisione in categorie? Forse un’ immagine può essere metaforicamente più chiara, pensando che, in fondo, l’alba ed il tramonto fanno parte delle nostre giornate e sono questi momenti in cui la luce accecante del sole non ferisce i nostri occhi e dove l’oscurità della notte non è così netta da impedire di vedere le cose che ci circondano. I colori più belli sono lì quando il giorno si fonde con la notte e nessuno potrebbe dire quando finisce l’una e comincia l’ altra, dove la poesia esce dal nostro cuore, un cuore che se avesse la possibilità di potersi esprimere liberamente, anche solo per un attimo,userebbe sicuramente tutte le parole da noi conosciute tranne una: ”diversità”.
Dr.Lucia.A.G.Iacono
Docente della Fondazione Omeopatica Italiana











