Psicoterapia Corporea

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Venerdì, 18 Mag 2012

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QUANDO L'AMORE E' TRASCENDENZA

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QUANDO L'AMORE E' TRASCENDENZA
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"Se è vero, come assicura la saggezza indiana, che il corpo è lo strumento previsto per adempiere la vera legge della nostra natura, risulta che ogni avversione definitiva per la vita fisica è necessariamente un'avversione verso la totalità della Saggezza divina ed un abbandono degli scopi che essa ricerca nella manifestazione terrestre."

Sri Auribondo

Tutti o quasi almeno una volta ci siamo innamorati, un giorno abbiamo incontrato qualcuno in un bar, in una serata tra amici, al lavoro e di quell’incontro abbiamo fatto un’emozione, e poi un’altra ancora, e poi emozione dopo emozione quell’incontro è diventato un progetto condiviso. Con quell’uomo o quella donna ci abbiamo fatto l’Amore, ci abbiamo trascorso i giorni e le notti, ci abbiamo fatto un figlio, e così per anni, senza accorgerci dello scorrere del tempo. Poi un giorno davanti allo specchio, o una sera rigirandoci nel letto prima di dormire, ci ha afferrato un senso di vuoto, di incompiutezza, di non realizzazione, che non abbiamo saputo neanche raccontare e quell’uomo o quella donna nel nostro letto quasi ci è apparso uno sconosciuto. Così armati di tutto il nostro coraggio siamo andati da uno psicoterapeuta per farci dire cosa all’improvviso non funzionava più dentro di noi, per chiedere la medicina per guarire da quella sensazione dalla quale non riuscivamo più a liberarci. E’ una storia comune a molti, quella di scoprire che forse qualcosa non è finito, forse qualcosa non è mai iniziato. Mi torna in mente l’immagine che Fossati ci rende dell’Amore nella canzone “La costruzione di un Amore”, che è quella di un palazzo da costruire piano dopo piano, con fatica e con gioia, verso il cielo, ma spesso ci si ferma molto prima, a quel piano intermedio che ci rende mediocremente felici, non così poco da farci tornare alle fondamenta e ricostruire, ma neanche abbastanza per darci la spinta per salire. Questa non è la sorte di ogni storia ma è la sorte di molte, perché dopo un tempo impossibile da definire perché diseguale per tutti, qualcosa dentro di noi prende a battere colpi, in maniera sempre più forte, più decisa, fino a non poter più lasciare quella sensazione inascoltata. Tutti questi amori sono stati sbagliati… no…. probabilmente no. Forse tutti questi amori sono stati ancorati ad una parte di noi, a quella che ci rende uomini, lasciando vuota ed irrealizzata quella che invece ci rende déi. L’Amore, come ho già ricordato altrove, nasce da Pénia che è la mancanza, il bisogno, ma anche da Pòros, che simboleggia il passaggio, il viaggio, la trasformazione. Potrei dire, concedendomi qualche libertà, che nella prima fase di una relazione è la madre Pénia che vince, che muove, anche in chi non è spinto dalla necessità della solitudine e sta bene con se stesso perché, in fondo, così come il bisogno vuole essere colmato così il benessere vuole essere condiviso.