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| IL CORPO CHE SIAMO VIVERE COME MORIRE |
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In questi giorni molto si è parlato del vivere e del morire e credo che nessuno di noi sia rimasto indifferente ad un tema che in fondo ci riguarda tutti profondamente. Lontano dalle polemiche alle quali abbiamo assistito vorrei lasciare qualche riflessione, condivisibile o non condivisibile, ma di certo accorata.
Per me, che da anni lavoro per l‘affermazione della Vita nell‘esistenza di chi a me si rivolge, mi sono parse alienanti e piene di ipocrisia e retorica molte delle affermazioni ascoltate in questi giorni in difesa della Vita e mi sono tornati in mente, con il rammarico di chi sa che nulla è cambiato, i primi scritti di Wilhelm Reich. Chi di voi ha un po’ di conoscenza del suo pensiero sa quanto egli avesse rispetto per quello Spirito Vitale che vedeva rigoglioso nei bambini e martoriato da quelle sovrastrutture, da quella pseudo educazione che nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza cercano di darci, addomesticandoci e trincerandoci in corazze che poi richiederanno anni per essere smantellate. Ai bambini è dato lo scorrere libero dell’Energia Vitale, la naturalezza dell’innocenza, l’innocenza di chi non attribuisce a nulla etichette di “male” e di “bene“, ma vive semplicemente secondo natura, secondo l’innata capacità di essere al mondo totalmente, con lo Spirito e con il Corpo tramite il quale esso si manifesta, l‘uno parte integrante dell’altro.



