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| Nasce l'uomo technologicus |
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La rinuncia al corpo, o la sua repressione, indurrebbero una grave deprivazione delle capacità comunicative nel senso più ampio, che negli uomini sono così raffinate e sono fonte di tanta ricchezza e soddisfazione. Gli esseri umani hanno una predisposizione originaria alla comunicazione, all'interpretazione dei segni, al gioco linguistico, alla menzogna, al teatro, alla recitazione e così via: siamo frammenti di qualcosa di più ampio, siamo in una simbiosi che non è solo di tipo fisiologico ma anche di tipo comunicativo molto profondo.
Alla nascita siamo espulsi dal ventre materno e via via ci rendiamo conto di essere una parte staccata da tutto il resto, eppure manteniamo una forte coesione comunicativa con il mondo che pian piano vediamo allargarsi intorno a noi. E' questa coesione comunicativa che fa funzionare in modo egregio quegli strumenti imperfettissimi che sono i segni e i linguaggi: noi tutti sappiamo comunicare, e in più abbiamo una forte volontà cooperativa alla comunicazione. La comunicazione non è in primo luogo un'esperienza concettuale, bensì un'attività globale della persona intesa come unità di mente e corpo: noi parliamo, raccontiamo le storie, argomentiamo, recitiamo, e questo comunicare diffuso e continuo è basato sulla nostra natura corpo-mentale originaria o primitiva, costituita dal nostro essere in comunicazione già prima di comunicare esplicitamente. La tecnologia dell'informazione introduce in questa variegata complessità drastiche mediazioni e semplificazioni che portano a una sorta di omologazione verso il basso. Se ciò agevola la comunicazione tra uomo e macchina e quindi è utile per sfruttare gli strumenti, allo stesso tempo impoverisce la comunicazione umana: il lessico si riduce, le strutture grammaticali e sintattiche si uniformano a pochi modelli. E il corpo si eclissa. Impoverendosi il veicolo, anche l'espressione e la comunicazione rischiano di irrigidirsi in formule stereotipate.
Perciò allo slogan oggi in voga "un computer su ogni banco di scuola" io contrappongo uno slogan reazionario: "su ogni banco un compagno di banco" con cui si possa giocare alla comunicazione, fare il teatro, toccarsi e darsi degli spintoni e accarezzarsi, per scoprire quello strumento meraviglioso del nostro essere nel mondo che è il corpo senziente e comunicante.
Riferimenti Bibliografici
A. Caronia, Il corpo virtuale, Muzzio, Padova, 1996.
S. Dinelli, La macchina degli affetti, Franco Angeli, Milano, 1999.
G.O. Longo, Il nuovo golem, Laterza, Roma-Bari, 1998.
G.O. Longo, L'uomo potrà mai imitare il computer? in S. Gozzano (a cura di), I volti della mente, Cuen-Sissa, Napoli, 2000, pagg 119-153.
G.O. Longo, Homo technologicus, Meltemi, Roma, 2001.
M. J. Spencer, Live arts experiences: their impact on health and wellness, Hospital audiences, inc, 2000.



