Psicoterapia Corporea

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Domenica, 19 Mag 2013

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L'esperienza Psico-Corporea - Pagina 3

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L'esperienza Psico-Corporea
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L'abbracciare e l'essere abbracciati equivale ad "accogliere" e ad "essere accolti", a "riconoscere, accettare l'altro" e ad "essere riconosciuti, accettati dall'altro" per quello che siamo. Il piacere corporeo è un che di genetico, del tutto naturale, quanto l'istintualità, la sensualità e la passionalità: caratteristiche umane che non è detto debbano prescindere dall'essere coscienti - e perciò responsabili - della nostra vita emotiva e morale. Ciononostante tendiamo, più o meno velatamente, ad evitare il piacere (del corpo-proprio) e la senzazione gradevole e gioiosa che ne deriva. Forse, o senza forse, il solo pensiero di far emergere i nostri sentimenti, emozioni ed aspirazioni/desideri più profondi, di metterci a nudo, di mostrarci per quel che siamo, ci turba e ci spaventa. Imbottiti come siamo di condizionamenti sociali, culturali, di tabù, di valori imprescindibili (o pseudo-valori perbenistici?) che mascherano un nostro bisogno di esercitare controllo e possesso sull'altro, e di un bisogno estremo di sicurezza costi quel che costi, ci sentiamo "protetti" dagli schemi, dagli stereotipi, dall'abitudinarietà e, talora e paradossalmente, anche dal malessere e/o dal disagio e sintomi che inevitabilmente ne scaturiscono. E' vero che, in alcuni casi, le resistenze ad una comunicazione gestuale più sana e libera possono essere alimentate da vissuti oggettivamente traumatici o dolorosi (es.: una persona vittima di molestie o violenze sessuali), è vero che "il piacere non ha memoria, il dolore invece sì", è altrettanto vero che non esistono motivi validi per vittimizzarci, soffocando parti/aspetti importanti della nostra natura e del nostro interagire umano che possono reindirizzarci verso una vita più gioiosa e piena. Esiste poi il timore d'essere o di sentirci disapprovati o giudicati "trasgressivi" da chi ci circonda. Trasgressivi, solo perché riscopriamo in noi il piacere di comunicare/interagire con persone dell'altro sesso, ballando, sedendoci al tavolino di un bar a bere un caffè, o girando a braccetto con loro? Beh, se questa è trasgressione, il codice morale sociale attuale andrebbe rivisto e modificato sotto molti aspetti perchè qualunque espressione edonica (correlata al piacere di qualsiasi tipo: il dipingere, il fare footing, ecc.) riappropriata in funzione del nostro Sé, viene avvertita di per se stessa come trasgressiva. Ricordo la proibizione del ballo, in auge 30/40 anni fa, da parte delle autorità religiose, ma non solo da quelle: erano molte le ragazze accompagnate a ballare, e sorvegliate a vista, da genitori, zii e fratelli, indipendentemente dal fatto che le famiglie fossero "credenti e praticanti"); ricordo, altrettanto bene, che la proibizione non valeva, ad esempio, per la danza classica (che non è mai stata priva di contatto fisico). La proibizione poi era più rigida, e lo è ancora, quando il ballo era "al di fuori della coppia, del matrimonio", in virtù di un'ipervalorizzazione del "legame" (leggi: dell'essere legati). Il leit-motiv erano, e sono, le solite frasi "la carne è debole", "la paglia vicino al fuoco brucia" ecc., ecc.. 2 -