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WILHELM REICH
di Diego Fusaro
Il pensiero di Wilhelm Reich si presenta in bilico tra freudismo e marxismo, dei quali tenta una sapiente quanto ardita sintesi, proiettandosi in tal senso verso un filone della psicoanalisi che potremmo definire "ereticale": ne nacque un freudo/marxismo a cui aderì a pieno titolo lo stesso Marcuse. Reich nasce nel 1897 a Dobrzcynica – in Galizia – in una famiglia di agricoltori di lingua tedesca; quando nel 1920 era ancora studente di medicina, già era socio attivo nella Società psicoanalitica di Vienna, sperimentando la terapia delle nevrosi non nella separatezza del rapporto privato analista/cliente (quest’ultimo solitamente appartenente alla borghesia), bensì a contatto con gente ampia e proveniente dalle classi sociali più disparate. Nel 1927, poi, aderisce ufficialmente al Partito comunista: e il frutto di tale adesione, oltreché del contatto con gente delle più diverse (e basse) classi sociali, fa affiorare in lui la convinzione dell’improponibilità della psicoterapia individuale, così prolungata nel tempo e accessibile solo ad un ristretto numero di pazienti privilegiati 8delle classi sociali superiori), per la cura di disturbi nevrotici largamente diffusi presso tutte le fasce sociali. In secondo luogo, comincia ad affiorare in Reich la convinzione dell’esistenza di un nesso tra repressione sociale e logica del potere, da una parte, e repressione della sessualità, dall’altra (nesso su cui insisterà tantissimo Marcuse).



