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| Un copione gia' scritto |
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La peculiarità e la forza del punto di vista psicoanalitico,rispetto a quello di altre discipline che, a buon diritto, si occupano anch’esse della coppia e della sua cosiddetta crisi, sono costituite dall’esperienza clinica e dall’attenzione ai processi inconsci. Certo è un vantaggio scomodo e ambiguo, poiché aumenta la complessità dell’indagine e limita la possibilità di tracciare spiegazioni lineari di causa-effetto o interpretazioni predittive univoche. Occorre infatti tener conto non solo delle dinamiche interpersonali – consce ed inconsce - tra i protagonisti, ma anche di quelle intrapsichiche di ciascuno dei due; di quei "copioni" relazionali già scritti che ci portiamo dentro e che tendiamo continuamente a rimettere in scena, tanto più coattivamente quanto più (e questo è il guaio) sono fonte di sofferenza.
L’indagine psicoanalitica, dunque, necessariamente ribalta di continuo il senso: ad esempio, riconoscendo nel comportamento amoroso instabile e fuggitivo di un uomo, una sua inconscia, nevrotica, vischiosa ‘fedeltà’ ad un oggetto d’amore interno vagheggiato e vanamente rincorso nel reale; come quel bizzarro miliardario che sposò cinque donne di nome Louise e poi chiamò Louisiana l’incantevole museo nel bosco eretto alle soglie di Copenhagen, in onore del suo sogno.
La nostra personalità si organizza e si struttura nel corso del tempo in un intricato processo di introiezioni e di identificazioni, secondo codici relazionali che dipendono certo dai modelli che ci ha proposto la vita (l’esempio più ovvio è quello della coppia dei genitori); ma soprattutto derivano dalle distorsioni difensive e nevrotiche che ciascuno ha costruito, a partire dalle esperienze reali. Può accadere così che una donna, segnata da penosi vissuti infantili di abbandono, cerchi – a livello di coscienza- un compagno che le offra finalmente il rifugio della stabilità e della fedeltà; ma poi – secondo meccanismi inconsci – trascorra la vita a tentare di smascherare in lui la tendenza segreta a tradire, a deludere, per avere così la masochistica conferma della fondatezza delle sue paure ed il misero vantaggio secondario di poterlo colpevolizzare. Per contro, un uomo quotidianamente pressato da tale sotterranea accusa, può interagire secondo il suo proprio copione interno, che gli fa’ vedere nella compagna una riedizione di una madre soffocante e castrante, trovando così a sua volta conferma delle paure più arcaiche.
[…] Il disagio psichico si esprime precipuamente attraverso disturbi delle condotte relazionali; e per contro il rapporto di coppia è il più potente organizzatore (o disorganizzatore) degli affetti nella vita degli individui. Gran parte di coloro che si rivolgono ad uno psicoanalista o ad uno psicoterapeuta lo fanno per problemi di coppia. Anche nelle situazioni cliniche individuali, seppure la richiesta della cura nasce da altre motivazioni, una larga quota di sofferenza riguarda tali difficoltà; e comunque – come ognuno può facilmente constatare – nella psicopatologia spicciola della vita quotidiana la conflittualità col partner determina un altissimo tasso di aggressività. Tali incastri nevrotici spiegano perché una infinità di coppie – pur nella perenne tensione ed infelicità – continuino a restare insieme, o –quel che è peggio- ad abbandonarsi e ricongiungersi, incapaci sia di convivere che di lasciarsi davvero. Rinunciare all’altro significherebbe infatti dover fare i conti con quella parte di sé – scissa, temuta, ripudiata- che era stata proiettata nel partner: ad esempio, una parte dipendente, fragile, oppure sessualmente inibita. […] Restare aggrappati, senza alcuna reale necessità oggettiva, ad unioni frustranti ed ‘antilibidiche’ serve a non affrontare la più dolorosa e lacerante delle esperienze psichiche: la separazione.



