Psicoterapia Corporea

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Venerdì, 18 Mag 2012

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L'importanza delle sensazioni del corpo

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L'importanza delle sensazioni del corpo
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Quasi tutti i maestri religiosi hanno trasmesso un insieme di articoli di fede. Ciò che il Buddha insegnò, invece, è un sistema sperimentale. Se vogliamo imparare a vivere una vita felice, è necessario che ci trasformiamo in maniera radicale, e per un cambiamento così fondamentale, anche la fede più sublime non basta. Occorre sperimentare la legge naturale, il Dhamma, direttamente all'interno di noi stessi: allora ci riuscirà facile vivere in conformità a questa legge.

 

Dobbiamo renderci conto personalmente della nostra natura effimera e mutevole, e capire che ogni tentativo di manipolarla non solo è futile, ma crea sofferenza. Una volta compreso questo, diventa spontaneo generare in noi quel distacco che ci permette di rimanere sereni in mezzo a tutte le vicissitudini della vita. La chiave di questa percezione diretta è vedana; la sensazione, perchè è attraverso di essa che noi entriamo veramente in contatto con il mondo. Ogni volta che avviene il contatto con uno dei sensi fisici o con la mente, si manifesta una sensazione nel corpo. A questo punto hanno inizio i nostri comportamenti errati; è dunque a questo punto che dobbiamo rettificare le nostre azioni. Invece di lasciare che la sensazione ci conduca alla bramosia, dobbiamo fare in modo che essa susciti in noi la saggezza che libererà la nostra mente dalla sofferenza.

 

 

Per poter arrivare a ciò, tuttavia, dobbiamo comprendere chiaramente che cosa sia una sensazione, e dove occorre cercarla.
Il Buddha la classificò tra gli aggregati mentali, insieme alla coscienza (viññana), alla percezione (sañña) e alla reazione (sankara).Nel definirla, però, egli parlò di vedana, la sensazione, non come di un fenomeno soltanto mentale, ma anche fisico. E' la mente che sente, ma ciò che essa sente è inscindibile dall'elemento fisico.

 

La sensazione fisica, strumento di liberazione

 

L'aspetto fisico della sensazione riveste una particolare importanza per il meditatore. Se osserviamo soltanto a livello mentale, non ci rendiamo conto della sensazione al momento in cui si manifesta nel corpo; e, nel buio dell'ignoranza, reagiamo ciecamente ad essa, intensificandola ancora di più. Prima che ci rendiamo conto, quella fuggevole sensazione ha assunto le proporzioni di un fuoco divorante, è diventata un'emozione così forte da sconvolgere la mente. Come conseguenza, ci ritroviamo a parlare e ad agire in modi errati, di cui più tardi ci rammaricheremo. Se invece osserviamo la sensazione a livello fisico e ne diventiamo consapevoli non appena essa sorge, possiamo impedire che abbia luogo la reazione.
La nostra schiavitù nasce dal fatto che, per ignoranza, reagiamo alla sensazione fisica e le permettiamo di trasformarsi in un fenomeno mentale che sopraffa la ragione. Ma se impariamo ad osservare le sensazioni fisiche, possiamo affrancarci dalla servitù della reazione, ed essere liberi dalla sofferenza. Osservando le sensazioni fisiche, il meditatore entra in contatto con il livello più profondo della mente, quello inconscio, e può così impedire che li si formino le reazioni. Non solo: questa osservazione rappresenta anche il mezzo per liberare ed eliminare i contenuti dell'inconscio, e per estirpare i vecchi condizionamenti mentali che vi si sono accumulati.