Psicoterapia Corporea

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Lunedì, 20 Mag 2013

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La comunicazione del cuore

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La comunicazione del cuore
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Per un recupero del contatto corporeo e dell'abbraccio

Come altri animali sociali, l'essere umano ha bisogno di stare in compagnia e di entrare in contatto verbale, corporeo ed affettivo con altri esseri della sua specie anche al di fuori dei momenti dedicati all'accoppiamento, pertanto, ognuno di noi, in modi e quantità diverse, cerca di instaurare relazioni che consentano di soddisfare in qualche modo questi bisogni. Il piacere di giocare, la ricerca di contatto corporeo o semplicemente il sentirsi rassicurati dalla presenza degli altri sono riscontrabili tanto nell'uomo quanto nei leoni, nelle scimmie e in varie altre specie di mammiferi, ma nella specie umana questi comportamenti assumono forme più elaborate e, talora, indirette, simboliche, ritualizzate.

Come ha ben mostrato E. Goffman, per un verso, e E. Berne, per l'altro, il contatto corporeo è spesso sostituito dal contatto verbale, specie in certe culture, tant'è che Berne ha chiamato "carezze" certe forme espressive verbali che le persone rivolgono ad altri durante una interazione (E. Berne, A che gioco giochiamo, 1967). Questo passaggio dalla espressione diretta a quella simbolica non è sempre indice della superiorità dell'uomo ed anzi è in molti casi una conseguenza di determinate patologie socioculturali, come nel caso dello scarso contatto fisico che si riscontra in certe culture, specie occidentali, derivante da tabù sulla sessualità.



Il prototipo delle relazioni basate sul contatto corporeo, contrariamente a

quanto molti credono, non è l'atto sessuale ma il rapporto madre-bambino:

attraverso il contatto col corpo materno il bambino ritrova l'armonia e il

benessere della vita intrauterina e il senso di fusione con la madre che è

stato perso con la nascita e soprattutto a seguito della progressiva

acquisizione del senso di individualità. Per vari autori di impostazione

psicoanalitica, la nascita rappresenta il trauma primario di separazione, che

può essere risanato attraverso l'instaurarsi di nuovi rapporti positivi di

unione, prima con la madre stessa e poi via via, con altre persone. Dato che

il percorso evolutivo procede in avanti e non indietro, l'individuo dovrà

risanare il senso di separazione non ricreando una parvenza di unione

simbiotica con la madre (o con un suo sostituto simbolico - il partner) ma

instaurando rapporti positivi e profondi con molti altri individui, fino a

percepirsi parte integrante di una unità più vasta. Il contatto corporeo è

parte essenziale di questo processo e l’abbraccio ne è l’emblema più

completo e significativo.



L’abbraccio come forma di conoscenza e contatto

In alcuni popoli e culture l'abbraccio non è solo un modo di comunicare tra

amanti o tra genitori e figli ma è anche una forma di saluto e di incontro

per conoscere meglio l'altro e creare un clima di sintonia e fratellanza tra le

persone. Ci si abbraccia anche tra sconosciuti, che anzi, dopo l'abbraccio

non sono più tali.

Nel mondo occidentale attuale l'abbraccio è assai poco frequente, perfino

tra amici e parenti, e anche quando ci si abbraccia lo si fa in modo

frettoloso, sfuggente, con il minimo di contatto fisico e di durata, quasi a

manifestare una paura della dimensione corporea. Si preferisce comunicare

attraverso le parole più che con il linguaggio del corpo. Eppure attraverso

un abbraccio ben fatto si può entrare in sintonia con l'altro più che con

centomila parole. Recenti studi scientifici compiuti mediante

elettroencefalogramma hanno evidenziato che in due persone che si

abbracciano e respirano assieme - anche se estranei tra loro - avviene una

sorta di sincronizzazione cerebrale, nel senso che i tracciati

elettroencefalografici - iniziamente diversi - divengono simili fino spesso a

sovrapporsi (cfr. N. Montecucco, Cyber: la visione olistica, ed.

Mediterranee, 2000). Non solo, ma oltre a divenire simili divengono anche

più armonici, con indubbi effetti positivi sul benessere psicofisico di

entrambi.



L'abbraccio, secondo alcune scuole di psicoterapia ad orientamento

corporeo, ha un grande potere di guarigione sul corpo e sulla psiche, ed è

fondamentale riappropriarsene. Anche il massaggio e il toccarsi in genere

sono profondamente benefici, non solo sul corpo ma anche per problemi di

ordine psicologico. Grazie al geniale e coraggioso lavoro iniziato da

Wilhelm Reich (uno degli allievi diretti di Freud) è ormai chiaro che corpo

e psiche sono strettamente interconnessi e che una disfunzione o una

carenza dell'uno si riflette inevitabilmente sull'altro. E' però anche vero che

si può curare l'una attraverso l'altro, ed è questo appunto che rende il

contatto corporeo uno strumento di guarigione talvolta miracoloso. A

proposito di miracoli, c'è una mistica indiana che gira il mondo

comunicando il suo messaggio senza parole, semplicemente abbracciando

centinaia se non migliaia di persone ogni giorno, e molti riferiscono di

averne ricevuto un senso di profondo benessere e guarigione.

Evidentemente ha capito che di parole ce ne sono state dette fin troppe e

ciò che ci manca davvero è piuttosto il contatto umano, l'amore

compassionevole di un caloroso abbraccio.



I tabù del contatto

Ma allora, se fa così bene abbracciarsi, perché lo facciamo così poco?

Tutta colpa di alcunitabù sociali, che limitano il contatto corporeo a poche

intime, situazioni, riservando l'abbraccio al partner, a figli e genitori e a

pochi altri soggetti. E' improbabile nella nostra società abbracciare una

persona che incontriamo per la prima volta e se lo facessimo potremmo

imbarazzare non poco l'altro e incuriosire gli eventuali osservatori; eppure,

presso alcuni popoli è proprio l'abbraccio la forma appropriata di saluto,

quando non il bacio sulle labbra. E non solo non si "devono" abbracciare

gli estranei, ma spesso neppure i conoscenti, se non in particolari situazioni

altamente emotive e ritualizzate quali ad esempio matrimoni, funerali,

vittorie sportive. Ed anche laddove è consentito o tollerato, raramente ci si

abbraccia con pienezza e spontaneità: l'abbraccio è il più delle volte

frettoloso e con un contatto fisico limitato alla parte superiore del corpo,

col bacino inarcato all'indietro, badando bene a non far toccare la pancia e

tanto meno i genitali. Se poi coloro che si abbracciano sono due individui

di sesso maschile, sia pure padre e figlio o fratelli, si nota che l'abbraccio -

peraltro raro - è spesso appena accennato, energico piuttosto che

affettuoso, e non privo di imbarazzo. Già da questi pochi cenni si può

capire il grande potere dei tabù che circondano questo gesto.



Vediamone dunque i principali: alla base di tutto il tabù della sessualità, che tende a

limitare a priori ogni forma di contatto corporeo, e che esamineremo

meglio più oltre, essendo per molti versi il nodo da cui si originano anche

gli altri tabù. Poi abbiamo il tabù dell'omosessualità, che tende a limitare

specificamente il contatto fisico e l'abbraccio tra persone dello stesso sesso,

un tabù molto forte sopratutto per i maschi, che vedono l'abbraccio come

qualcosa di effemminato, che non si confà al ruolo di soggetto forte e

sicuro di sé che viene loro prescritto nelle nostre società (ci si abbraccia

però anche tra maschi in casi particolari come ad esempio la vittoria della

propria squadra). Infine il tabù dell'incesto, che induce molti genitori a

tenere a distanza i loro figli e a limitare le occasioni e l'intensità dei

contatti corporei con essi; nei migliori dei casi, vi è una certa vicinanza

corporea durante la prima infanzia, che poi però si riduce di molto man

mano che i figli crescono.

Secoli e secoli di culture e religioni repressive nei confronti del corpo e

della sessualità hanno portato la maggior parte delle persone a credere che

tutto ciò che è contatto corporeo - abbraccio compreso - sia

automaticamente sessuale. A partire dagli anni '60 vi è stata, come

sappiamo, una profonda rivoluzione nei costumi, che ha in parte riabilitato

e liberato la sfera sessuale; tuttavia è rimasta quasi intatta l'idea che

l'abbraccio sia sempre associato in qualche misura al sesso. Ciò però non è

affatto vero: tutto dipende dall'atteggiamento interiore di coloro che si

abbracciano; certo, in passato la sessualità era talmente repressa che un

qualsiasi contatto corporeo poteva suscitare eccitazione, ma ciò era una

conseguenza appunto del clima repressivo, non certo una valenza

intrinseca dell'abbraccio. Il corpo non esprime solo sesso, ma molto, molto

di più, e con un abbraccio si possono comunicare e condividere emozioni,

sentimenti, gioia di vivere, compassione, calore umano, amore filiale,

amicizia, senso di fratellanza e tante altre cose che non hanno niente a che

vedere col sesso e che rappresentano aspetti tra i più belli e nobili della

natura umana.

Quanti figli e genitori sono stati privati e continuano a privarsi della

bellezza e del potere benefico del contatto corporeo e dell'abbraccio in

nome di questi tabù. Quante persone evitano per analoghi motivi il contatto

umano coi loro simili, contatto che pure è riconosciuto dagli studiosi come

uno dei bisogni fondamentali dell'uomo.



La paura dello sconosciuto

Ad ogni modo non sono solo i tabù sessuali che ci precludono l'abbraccio:

vi sono anche le nostre paure e diffidenze verso gli altri, che spesso

immaginiamo potenzialmente ostili o comunque maldisposti nei nostri

confronti. Molte persone hanno una idea del mondo come di un luogo

ostile, pericoloso, dove è bene fidarsi di pochissime persone, tenendo le

distanze da tutti gli altri; eppure, avvicinarsi con un abbraccio potrebbe far

capire, meglio di qualunque discorso, quanto in realtà i tanto temuti "altri"

sono esseri umani come noi, che magari hanno a loro volta gli stessi nostri

timori. La paura dello sconosciuto, dell'ignoto è sempre stata la paura

numero uno, la madre di tutte le paure e c'è un solo modo per vincerla:

avventurarsi nell'ignoto e conoscerlo, così che esso diventa "noto" e quindi

non più temibile. Fino a pochi secoli fa vi era un vero e proprio terrore nei

riguardi di ciò che poteva trovarsi oltre lo stretto di Gibilterra (le fatidiche

"colonne d'Ercole"). Poi, grazie al coraggio di alcuni navigatori, l'ignoto è

divenuto noto e la paura è cessata. Lo stesso accade con le persone: finché

ci teniamo a distanza possiamo proiettare su di loro le nostre peggiori

paure, ma se abbiamo il coraggio di avvicinarci e conoscerle, ci rendiamo

conto che sono esseri umani come noi e allora le paure svaniscono e

subentra anzi un senso di familiarità e magari anche di amicizia.



Reimparare l'arte del contatto umano e dell'abbraccio

Oggi finalmente i tempi sono maturi per superare vecchi tabù e ataviche

paure e riappropriarsi di una modalità di comunicazione tra le più belle,

naturali e complete: attraverso le parole, coinvolgiamo soltanto la sfera

dell'intelletto; abbracciandoci entriamo in contatto col corpo, i sentimenti e

le emozioni: i cuori si toccano, il respiro si sincronizza, il "calore umano"

diviene tangibile e un senso di fratellanza ci avvolge piacevolmente.

Poiché per secoli ci siamo abbracciati poco, e quel poco spesso

frettolosamente oppure solo in modo sessuale, è necessario per l'uomo e la

donna occidentali reimparare l'arte del contatto umano e dell'abbraccio. La

maggior parte delle persone non sa come iniziare e portare avanti un

contatto corporeo non sessuale, non sa come usare il proprio corpo quale

strumento per comunicare e scambiare calore umano, compassione,

accettazione dell'altro, fratellanza, amicizia etc. Per accrescere la propria

capacità di comunicazione corporea e affettiva è quindi necessario "tornare

a scuola", ad esempio frequentando un apposito seminario esperienziale

sull'argomento, che ci permetta di arricchire la qualità dei nostri rapporti

con gli altri e scoprire in essi dimensioni finora insospettate.



Un seminario è una sorta di "palestra esistenziale", un luogo protetto in cui

lavorare su di sé sotto la guida di qualcuno che non solo ha le conoscenze

tecniche, ma soprattutto ha già fatto personalmente quel tratto di strada,

quel certo tipo di esperienza ed esplorazione interiore. Palestra perché non

si tratta di assistere a lezioni teoriche ma di fare meditazioni ed esercizi

pratici - individuali, di coppia o di gruppo. Un altro basilare ingrediente

dei seminari è la presenza di persone "giuste", che hanno cioè lo stesso

nostro obiettivo, disponibili a mettersi a nudo e a sperimentarsi e che

perciò non ci giudicheranno in alcun modo ma saranno anzi solidali e

caldamente collaborative.

Sarebbe molto più difficile, talvolta impossibile, fare certe esperienze e

certi cambiamenti direttamente nella nostra vita di tutti i giorni, con le

persone che solitamente frequentiamo, mentre è più agevole con persone

con cui non vi sono precedenti legami e che condividono i nostri stessi

obbiettivi. Insomma, così come, per affrontare una gara sportiva, ci si

prepara in palestra prima di scendere nell'arena di fronte al pubblico e agli

"avversari", così nella crescita personale si impara piano piano a liberarsi

dalle paure e a esprimere con spontaneità il proprio vero sé nello spazio

"protetto" dei seminari prima di farlo nel turbinoso scorrere della vita.